Tofu marinato.

Cominciamo insieme l’avventura alla scoperta del tofu con una ricetta che non è una vera e propria ricetta.

Antefatto velocissimo: trovo che il tofu non sia un alimento indispensabile (per quanto assurdamente proteico e nutriente) ed è possibile sostituirlo con altri alimenti più saporiti e più “nostrani”. Sono però una testolina di paglia che odia avere nemici a prescindere, e quindi mi sono detta che devo imparare a cucinare il tofu, male che vada non mi piacerà comunque e potrò andare avanti con la mia vita avendo un paio di ricette in più nella manica.

Il tofu marinato si può definire a malapena una ricetta; tutto quello che bisogna fare è prendere il tofu, farlo a cubetti, metterlo in un barattolo insieme a degli ingredienti a caso per la marinatura (non deve mai mancare però una componente acida) e mollarlo in frigo a marinare dai tre giorni fino a una settimana, o almeno questo è quello che ho capito da varie ricette lette qua e là.
Insomma, una volta marinato si può buttare in padella per saltarlo qualche minuto e il sapore vi stupirà. Non è decisamente la cosa più buona che io abbia mai mangiato, ma ha un gusto deciso che ha superato le aspettative, e se vi piacciono i retrogusti un po’ formaggiosi, allora questa è la preparazione che fa per voi. In frigo ho già pronta un’altra marinatura che spero mi stupisca di più.

Piccola lezione di food photography: se volete fare i fighi e fotografare il barattolo con il suo contenuto, fatelo PRIMA di metterlo per una settimana in frigo. Io non l’ho fatto perché non ci ho pensato e il risultato è un barattolo tutto pasticciato che non mi piace per niente. Non si smette mai di imparare, soprattutto è importante farlo da queste piccole disattenzioni. Imparo imparo imparo!

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Ingredienti:
– 200 grammi di tofu;
– Una fetta di lime tagliata in quarti;
– 150 ml di olio extravergine di oliva;
– 1/2 cucchiaino di aglio in polvere;
– 1 cucchiaino di senape (se forte è meglio);
– Sale q.b.;
– Pepe q.b.;
– Peperoncino q.b.;
– Timo q.b.;
– Rosmarino q.b.;

Tagliate a cubetti il tofu, mettetelo in un barattolo ermetico, aggiungete tutti gli altri ingredienti, mescolate, chiudetelo bene e mettetelo in frigo dai 3 ai 7 giorni, mescolandolo ogni due giorni.
Quando desiderate consumarlo, saltatelo in padella senza aggiungere condimenti e servitelo per accompagnare la verdura, in una insalata o in una zuppa.
Prima di cuocerlo, togliete i pezzi di lime perché fanno diventare tutto amaro.

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Nonostante gli sbalzi di temperatura (o forse proprio per quelli) è arrivata la primavera. È innegabile: i sensi sono più attenti, c’è la voglia di togliersi le scarpe e camminare nell’erba, appena ci sono due gradi in più ci mettiamo tutti in t-shirt.
Quale canzone ho scelto per celebrare queste giornate? “Ay de mi Primavera” di Buika, tratta dal suo album Mi Niña Lola.
Buika è una straordinaria interprete, una poetessa, una compositrice e una produttrice discografica dalla voce caldissima e straziante allo stesso tempo, piena di passione e dolore. Godetevela, questa canzone è un’esperienza pazzesca.

Zucchine allo zafferano e timo.

Una ricetta veloce per quelle domeniche pigre in cui si ha solo voglia di ordinare da asporto. Basta una cottura di pochi minuti, in tutto forse 10 (dipende dal come vi piacciono le zucchine, se croccanti o più morbide).
Vi servono solo una manciata di zucchine, una bustina di zafferano, una presa di timo e la ricetta si fa praticamente da sola.
Pronti?

Ingredienti per una persona:
– 4 zucchine medie;
– 1 spicchio di aglio sbucciato;
– Un pizzico di sale;
– 1 bustina di zafferano;
– Acqua calda q.b. (veramente poca eh)
– Olio extravergine di oliva q.b.;
– Timo q.b.

Lavate e tagliate le zucchine a listarelle.
Mettete sul fuoco a fiamma media una padella abbastanza grande con un goccio di olio e l’aglio sbucciato. Quando l’aglio inizierà a friggere leggermente buttate in padella le zucchine.
Salate, mescolate e coprite con un coperchio.
Nel frattempo sciogliete lo zafferano nell’acqua calda. Ne basta veramente poca, anche solo un dito di acqua.
Dopo 5 minuti controllate le zucchine e aggiungete l’acqua allo zafferano, mescolate ancora con attenzione e coprite.
Dopo pochi minuti aggiungete il timo, mescolate ancora e controllate il grado di cottura delle zucchine. A me piacciono croccantelle, quindi a questo punto ho fatto asciugare il poco liquido che c’era e le ho impiattate. Se le preferite più morbide fatele cuocere ancora qualche minuto.

Zucchine allo zafferano

Mentre cucinavo le zucchine, nell’aria della mia cucina volava leggera Feist, nome d’arte di Leslie Feist. È una cantautrice canadese che seguo praticamente da sempre. Il suo è un pop di classe che riempie le orecchie e il cuore, una musica dalla classe elevatissima.
Godetevi questa “Amourissima” di immensa bellezza.

Drowning out the sound while all our thoughts come to crowd
Closing off the stream in hopes we both stay dry
But feeling makes I through within the rush of you

Cous cous con verdure.

Il cous cous è il piatto classico nel mio immaginario estivo. È un’ottima insalata fredda che può essere facilmente condita con qualunque cosa e portata ovunque.
Siccome mi aspettano lunghe giornate al fiume a prendere il sole (che fatica!), ho deciso che questo piatto sarà la portata principale. Il cous cous costa poco e pur preparandolo in abbondanza non viene mai avanzato.
Un must da divorare fra un bagno nell’acqua fresca e l’altro.

Ingredienti per almeno due persone:
– 200 grammi di cous cous;
– 2 carote medie;
– 2 zucchine;
– 1 peperone rosso grande;
– 2 pomodori grandi o una manciata di pomodorini;
– Timo q.b.;
– Una manciata di olive verdi denocciolate;
– Uno o due cucchiai di semi di sesamo;
– Sale q.b.;
– Olio extravergine q.b.;
– Pepe o peperoncino (se gradito).

Tagliate a cubetti (o pezzetti piccoli) le verdure e fatele saltare in padella, con un cucchiaio di olio, finché la zucchina non risulterà morbida ma ancora croccante. Durante la cottura aggiungete sale, pepe, semi di sesamo e timo. Amalgamate e mettete da parte a raffreddare.
Seguite le istruzioni per preparare il cous cous, e a fine cottura sgranate i grani con una forchetta.
Unite il cous cous alle verdure, aggiungete ancora un filo d’olio, le olive scolate e tagliate a metà e del timo. Mescolate per bene e lasciate in frigo a riposare.
Preparate questo piatto il prima possibile, più riposerà in frigo più i sapori si amalgameranno meglio. Potete sostituire il timo con qualunque spezia o aroma voi vogliate.

Mi ero ripromessa di fotografare il piatto finito ma fra una cosa e l’altra non ci sono proprio riuscita. Era coloratissimo e molto invitante, dovrete fidarvi della mia parola per questo.
Ora concentriamoci sulla musica, non potevo non mettervi qui un pezzone degli AC/DC, “Let there be rock”, soprattutto dopo il mega concertone ad Imola di qualche giorno fa. Purtroppo non ci sono andata, ma gli amici mi hanno raccontato che è stato spettacolare, sia per la presenza di oltre 90000 persone, sia per la loro carica che non si estingue mai.
In questa performance del ’78 danno tutto quello che c’è da dare. AC/DC infiniti!

Formaggio di anacardi al timo.

Il formaggio è l’unico alimento di origine animale che mi manca veramente tantissimo. L’intolleranza alle proteine del latte mi ha aiutato a distaccarmi nettamente da quel mondo, ma giuro che a volte mi prende una nostalgia quasi insopportabile.
Per questo motivo ho deciso di provare a produrre da sola il formaggio vegetale. Ho assaggiato qualche marca e devo dire che alcune sono molto buone mentre altre un po’ meno, ma tutte hanno il difetto di costare troppo.
Mi rendo conto che fra un paio di anni probabilmente la scelta di prodotti sarà ancora più varia e il prezzo diminuirà (spero), ma nel frattempo imparo l’arte e la metto da parte.

Ho scelto una ricetta molto facile proprio per iniziare: gli anacardi sono perfetti per creare un formaggio simile alla ricotta sia per consistenza e umidità che per il sapore delicato.
È perfetto per essere spalmato sul pane, e si accompagna divinamente con una insalata di pomodori e cetrioli semplice semplice.

Ingredienti:

– 200 grammi di anacardi;
– Il succo di mezzo limone;
– Due cucchiai di latte di soia;
– Un cucchiaio abbondante di tahin;
– Una manciata di timo secco;
– Sale q.b. (se necessario).

Lasciate a bagno gli anacardi per almeno 8 ore, perderanno il sale in eccesso e diventeranno molto morbidi.
Mettete nel food processor gli anacardi scolati, il succo di limone, il latte di soia, il timo, il cucchiaio di tahin e fate andare le lame. Dovrete ottenere una consistenza molto morbida come quella di una pasta facilmente spalmabile.
Se l’impasto dovesse essere troppo secco aggiungete ancora poco latte di soia.
Il tempo totale di lavorazione varia a seconda della potenza del robot da cucina, con il mio ci ho messo circa una decina di minuti.
Mettete il formaggio in una ciotola o una fuscella e mettete in frigo a riposare. Servite fresco di frigo.

Formaggio di anacardi

Quella fra me e Florence and The Machine è una storia d’amore di lunga data. Mi sono innamorata di lei la prima volta che l’ho sentita: la sua voce imponente e caratteristica mi ha rapita con passione. L’ho vista dal vivo un paio di anni fa e quel concerto non mi ha più abbandonato. Così la porto qui con me, con “Dog Days Are Over“: era solo questione di tempo prima che tornasse ad incoraggiarmi a mollare tutto e correre, correre, correre.

Happiness hit her like a train on a track
Coming towards her, stuck still no turning back
She hid around corners and she hid under beds
She killed it with kisses and from it she fled
With every bubble she sank with a drink
And washed it away down the kitchen sink

The dog days are over
The dog days are done
The horses are coming so you better run

Pesto di pomodori secchi.

La seconda puntata de “te lo faccio io il pesto!” vede protagonista i pomodorini.
Lo so che non c’è nessuna rubrica, ho appena inventato il nome e questa cosa cadrà nel vuoto a breve, ma finché sono ispirata tanto vale tirare fuori mortaio e pestello (o il food processor, come in questo caso) e darci dentro.

Dicevo: i pomodorini secchi. Sono la delizia della mia estate, una gioia che mi concedo perché sono meglio delle patatine (provare per credere). Oggi con un poco di timo, aglio e mandorle li ho trasformati nel condimento perfetto dal sapore proprio italiano che più italiano non si può: un pesto ricco di sapore che farà esplodere le vostre papille gustative.

Ingredienti per un vasetto piccolo:

– 60 grammi di pomodori secchi;
– 20 grammi di mandorle;
– 1 spicchio d’aglio piccolo;
– Una manciata di timo;
– Olio extravergine q.b.

Mettete nel mixer del food processor tutti gli ingredienti tranne l’olio. Fate andare le lame al massimo della velocità e dopo un minuto circa aggiungete l’olio a occhio. L’olio cambierà completamente la consistenza dei pomodorini e permetterà alle lame ad S di fare un lavoro migliore. La quantità è soggettiva, io l’ho messo fino ad ottenere una consistenza pastosa.
Più fate andare le lame meglio sarà, di tanto in tanto aprite il mixer e con una spatola pulite le pareti del contenitore.
Conservare, coprendo di olio il pesto, in un barattolo ermetico.

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(Sì, il piatto è tutto pasticciato e bello unto proprio perché è così che deve essere questo pesto. Unto, pieno di sapore, da leccarsi le dita e da fare la scarpetta con il pane)

Il 15 maggio si è spento un mito assoluto della musica: B.B. King ci ha lasciato mentre dormiva. Con lui se ne vanno 89 anni di storie blues e di musica divina. Non si può proprio mettere in dubbio che fosse un Dio della chitarra. Non starò qui a parlare di Lucille e del rapporto viscerale che lo legava a questa Gibson speciale. Vi lascio ad ascoltarlo, vi lascio in compagnia della sua unicità.

The thrill is gone
It’s gone away from me
The thrill is gone baby
The thrill is gone away from me
Although, I’ll still live on
But so lonely I’ll be

Fusilli al pesto di carote.

Ho deciso di portare avanti una campagna personale contro il pesto industriale. Non fraintendetemi, non c’è niente di male nel comprare certe marche di pesto, il problema è che da vegana trovo solo soluzioni veramente troppo costose rispetto alla quantità effettiva di prodotto.
Di solito mi faccio prendere dalla pigrizia, ma visto che c’è la crisi e blablabla, ho deciso di lasciare spazio alla fantasia e di impiegare il frullatorino del mio amato robot da cucina. Alla fine il pesto cos’è, se non l’unione di ingredienti freschissimi e di prima qualità?
Non avendo ancora il basilico pronto, oggi ho improvvisato ottenendo un risultato più che soddisfacente: questo pesto di carote ha un sapore delicato ma ricco. La curcuma abbraccia la carota come niente mai; il timo e il rosmarino fanno esplodere le papille gustative. Ci sarebbe stato bene anche un poco di aglio a crudo, ma avendo impegni sociali non me la sono sentita di rischiare, ma voi non fate il mio errore e provate!
Vi consiglio di assaggiarlo anche freddo, magari spalmato sul pane.

Ingredienti per una persona:

– 80 grammi di fusilli (in questo caso di mais);
– 4 noci sgusciate;
– 1 carota media e 1 piccola pelate e tagliate a rondelle;
– 2 cucchiaini di curcuma;
– 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva;
– Timo q.b.;
– Rosmarino q.b.;
– Sale q.b.;
– 3 cucchiai di acqua di cottura della pasta

Cuocete la pasta avendo l’accortezza di aggiungere un cucchiaino di curcuma durante la cottura, questo darà sapore e colore alla pasta.
Mettete le carote, le noci, un cucchiaino di curcuma, l’olio, il timo, il rosmarino e il sale in un mixer e fate andare le lame. Aggiungete i tre cucchiai di cottura per la pasta e continuate a frullare. Se dovesse servire aggiungete ancora dell’olio.
Una volta cotta la pasta impiattate aggiungendo il pesto di carote e ancora un filo di olio extravergina di oliva.

Fusilli al pesto di carote.

Il brano che abbino a questo piatto colorato d’estate, è una canzone che esce completamente dai miei soliti gusti. Sono molto selettiva e le mie orecchie sono decisamente schizzinose. In questo caso però, il brano “Tightrope” di Janelle Monáe ha sfondato tutte le barriere e mi ha conquistato. Lei ha talento, una gran bella voce e sa benissimo cosa sia il ritmo. Lasciatevi trascinare dal suo talento, vi assicuro che non riuscirete a restare fermi.

Riso di cavolfiore con salsa speciale.

Girando fra i vari siti vegani ho trovato diverse ricette che hanno come protagonista il cavolfiore. Non sapevo, per esempio, che può essere consumato anche crudo (il “cous cous” di cavolfiore è un piatto tipicamente crudista). Tempo fa ho provato a fare la “bistecca” di cavolfiore tagliandolo a fettone e facendolo andare in padella o su una piastra con delle spezie, proprio come se fosse una bistecca, ottenendo un risultato che mi ha stupito piacevolmente.

Questa volta mi sono cimentata invece nel preparare il “riso” di cavolfiore, semplicemente grattuggiandolo per farlo sembrare riso per cuocerlo successivamente in padella. Punto. Fine. Questa è la difficoltà della ricetta, capite?
Per accompagnarlo ho messo insieme un paio di ingredienti a caso (senape, salsa di soia e aglio) e ne è uscita una dal sapore molto deciso che – incredibilmente – sta benissimo con quello del cavolfiore. Insomma, questo esperimento è più che riuscito: pochi ingredienti e di qualità possono fare veramente la differenza.
Le dosi sono per una persona sola, va da sè che con un cavolfiore medio o grande vadano moltiplicate a dovere.

Ingredienti per una persona:

– 1 cavolfiore piccolo;
– 6 pomodorini pachino;
– 1 cipolla rossa piccola;
– 1 cucchiaio di olio di riso (o olio extravergine di oliva)
– 1 cucchiaino di senape forte;
– 4 cucchiaini di salsa di soia;
– Aglio in polvere q.b.;
– Un pizzico di timo secco.

Lavate il cavolfiore e privatelo delle foglie. Staccate fiore per fiore e grattuggiatelo finemente. Se avete un food processor potete usare le lame a S senza farle andare troppo, o meglio ancora usare la lama apposita per grattuggiare.
Tagliate a pezzi piccoli la cipolla e in quarti i pomodorini.
Scaldate in padella il cucchiaio di olio di riso e versate il cavolfiore, la cipolla e i pomodorini; fate cuocere a fuoco medio/basso per circa 10 minuti, rigirando di tanto in tanto. Tenetelo d’occhio, non dovrebbe attaccarsi niente ma se dovesse succedere aggiungete poche goccine d’acqua. Il cavolfiore, essendo piccolo, non butterà fuori molta acqua di per sè.
Nel frattempo in una ciotola mescolate insieme la senape, la salsa di soia e l’aglio in polvere (se non avete l’aglio in polvere potete aggiungere aglio fresco tritato direttamente in padella), fino a ottenere una salsa omogenea; aggiungetela alla padella e mescolate bene.
Il riso di cavolfiore non deve essere molle, deve restare leggermente croccante, quindi una volta amalgamata la salsa al resto degli ingredienti assaggiate per decidere che grado di cottura dare.
Impiattate spolverando con un pizzico di timo.

Riso di cavolfiore

La canzone che accompagna questo piatto è quel capolavoro indiscusso di “Space Oddity” del solo, unico, immenso David Bowie. Ho recentemente scoperto una versione italiana (“Ragazzo solo ragazza sola”) scritta da Mogol e Bowie ma c’è da mettersi le mani nei capelli. Tutto il senso di isolamento e di alienazione che caratterizzando il testo originale vengono spazzati via per lasciare posto ad una storia d’amore fra un ragazzo ed una ragazza. Se volete andate a cercarla, ma il mio consiglio è quello di perdervi nelle note di quella originale.

This is Major Tom to Ground Control
I’m stepping through the door
And I’m floating in a most peculiar way
And the stars look very different today

Sformato di patate e cipolle al latte di cocco.

Qualche giorno fa ho scritto sulla pagina fb di questo blog che avevo trovato delle ricette sfiziosissime che avrei preparato. Ho rimandato tantissimo perché temevo che avrei sabotato la dieta se le avessi preparate, mentre invece oggi mi sono sentita sicura di me e tranquillissima. La dieta non verrà toccata e la mia cucina può essere sfruttata al meglio.
Prima di cominciare una piccola premessa: questo è uno dei piatti più buoni che io abbia mai fatto in tutta la mia vita. E’ gustoso, cremoso, morbido, goloso, appaga i sensi con una serie di sapori che si accompagnano benissimo insieme.

La ricetta dalla quale ho preso spunto la potete trovare su Produce On Parade, un blog ricchissimo di belle foto e ricette deliziose.
Rispetto a quella di Produce on Parade, la mia è una preparazione più semplice. Ho eliminato il cavolo riccio, aggiunto le cipolle rosse e altre spezie che sicuramente sono più adatte ai sapori che amo profondamente.

 

Ingredienti per una teglia:
– 2 patate medie e 2 piccole;
– 1 cipolla bianca media;
– 1 cipolla rossa piccola;
– Una lattina di latte di cocco;
– Una manciata di timo;
– Curcuma q.b.;
– Sale q.b;
– Olio extravergine per ungere la teglia.

Preriscaldate il forno a 200 gradi.
Tagliate a metà e poi a fette non troppo sottili le cipolle e mettete da parte. Sbucciate le patate (ma potete anche tenere la buccia, come preferite) e tagliatele a fette sottili, cercando di mantenere più o meno lo stesso spessore per tutte.
In un pentolino fate scaldare il latte di cocco insieme alla curcuma (circa due cucchiaini), la manciata di timo ed il sale. Giratelo mentre si riscalda, ma non portate ad ebollizione.
Ungete il fondo di una teglia e versategli dentro un poco di latte di cocco, giusto per coprire il fondo. A questo punto iniziate a formare gli strati: uno di patate, uno di cipolle, un poco di timo e sale, poi un altro di patate e cipolle, la salsa e infine l’ultimo di patate. Versate tutto il latte di cocco rimanente.
Coprite con la carta stagnola la teglia, lasciando un angolo aperto per far uscire tutto il vapore di cottura e infine infornate.
Quando saranno passati i 40 minuti controllate la cottura, togliete la carta alluminio e fate riposare fuori dal forno per 5 o 10 minuti. Infine servite.

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Questa ricetta l’ho preparata con calma e tranquillità,  accompagnata dal Best Of dei Depeche Mode, ed è proprio da qui che prendo la canzone per accompagnare questo sformato. “Higher love” è un pezzo bellissimo e profondo che racchiude tutta l’intensità della voce di Dave Gahan.
Buon ascolto!

Mood autunnale. (Biscottini salati al timo)

Il brutto di avere un blog a tema cuciniero è che ogni volta che si cucina qualcosa (o che non si cucina) ci si sente in colpa per non aver fatto le foto e non aver condiviso la ricetta con i potenziali lettori. E’ proprio un meccanismo strano, soprattutto per me che non sto dimostrando la costanza che mi ero ripromessa di avere.
Dunque ho avuto una bella idea per continuare a sperimentare nuovi piatti senza intaccare la dieta): cucinare per gli amici che mi vengono a trovare senza però rinunciare ad un piccolo assaggio.
Il piano dunque è questo: mi vieni a trovare? Ok, aspettati di essere usato come cavia da laboratorio per antipasti, primi, contorni e perché no anche dolci.
Ho iniziato giusto un paio di sere fa prendendo spunto dal libro di cucina di Girovegando e “rubando” la ricetta dei suoi biscotti salati al timo e limone. Ho cambiato qualche ingrediente per puro gusto personale ed il risultato è stato più che soddisfacente.
Confrontando però i risultati fotografici non sono per niente contenta e mi sono accorta di dover iniziare a fare semplici cose come: studiare la composizione della foto, scattare di giorno o con una luce adeguata e soprattutto rilassarmi. Credo che i molti problemi che ho nel portare avanti questo progetto nascano dal pensiero del risultato finale, dimenticando che non sono una professionista e che questo lo faccio per gioco. Spero solo che le mie foto non finiscano in siti (o pagine facebook) come “Orrori da mangiare” o la nuovissima “Non aprite quella pentola”.

Devo ammettere che cucinare questi biscotti mi ha aiutato nella parte riguardante il relax: a prescindere dal risultato – mentre impastavo – mi sono sentita meglio nello sporcarmi le mani facendo qualcosa che amo e ammetto che amalgamare, schiacciare con i palmi delle mani, metterci un po’ di forza ha scaricato qualche brutto pensiero che affollava la mente. Era la prima volta che preparavo qualcosa di biscottoso da sola ed il risultato finale è stato inaspettato e delizioso.

 

Ingredienti per poco più di una dozzina di biscotti:

– 150 grammi di farina 0;
– 30 grammi di farina di ceci;
– 55 grammi di olio extravergine di oliva;
– La scorza di mezzo limone;
– Acqua q.b.;
– Curcuma q.b.;
– Una manciata abbondante di timo secco;
– Sale q.b.

La primissima cosa da fare è setacciare le farine in una ciotola abbastanza grande da permettere la lavorazione manuale e aggiungere la curcuma, il sale, il timo, la scorza di limone. Mescolare tutto insieme con una frusta. Subito dopo bisogna formare un cratere al centro di questo composto ed aggiungere l’olio di oliva; proprio qui viene il bello di lavorare con le dita gli ingredienti: dovete farlo in modo da ottenere un impasto molto sbricioloso ma fate bene attenzione che non rimanga della farina non unta. A questo punto prendete l’acqua (che deve essere fredda) e aggiungetela al composto un cucchiaio alla volta, amalgamando tutto insieme sempre usando le mani.
Aggiungete dai quattro ai sei cucchiai di acqua o finché non avrete ottenuto un panetto bello compatto e che si lavora con facilità. Prendete la vostra palletta di impasto crudo, avvolgetela nella carta trasparente e lasciatela riposare in frigo per almeno mezz’ora. Nel frattempo preriscaldate il forno a 220°.
Quando il vostro panetto si sarà compattato sporcate con la farina il vostro piano di lavoro e stendete la pasta con il mattarello fino a raggiungere lo spessore di mezzo centimetro circa. Formate i biscotti con uno stampo, il bordo di un bicchiere o di una tazzina, disponeteli su una teglia ricoperta di carta da forno e infornate per circa 13 o 14 minuti. Io ho preferito fare 14 per essere sicura di cuocerli per bene.
Il biscotto finale sarà bello fragrante e molto sbriciolone, ma il sapore vi conquisterà. Vi consiglio di usarli come antipasto oppure come accompagnamento con salsine un poco acide come la tzatziki, ma anche consumati da soli sono una letizia per il palato. Insomma non potrete fare altro che mangiarne uno dopo l’altro.

Biscotti sfornati

Finalmente è arrivato l’autunno e posso fare coming out: è la stagione che aspetto di più di tutte perché ammetto di amare alla follia i maglioni pesanti, le calze spesse e le sciarpine. D’inverno questa apoteosi di strati di vestiario si accentua, ma l’autunno è quel periodo dell’anno in cui torno, giorno dopo giorno, ad apprezzare il calore delle mani in tasca la sera, l’aria fredda che per le prime volte inizia a condensare il respiro, quell’umidità che fa venire voglia di tisane calde e abbracci e soprattutto i film sul divano sotto una bella coperta. Sarebbe scontato parlare dei colori della natura, i colpi d’occhio di rosso/arancione/giallo al tramonto, la polenta con i funghi, le zucche e così via.
Tutti questi elementi mi fanno sentire incredibilmente completa, come se l’autunno fosse casa mia ed il resto dell’anno me ne andassi in giro a vivere in altri appartamenti. Mi spiego?
Che difficoltà scegliere una canzone adatta ad accompagnare questo mood autunnale! Ce ne sono così tante che ho fatto una gran fatica a limitarmi ad una, ma penso che la cosa migliore da fare sia non stare a pensarci ulteriormente: scelgo “Asleep” dei The Smiths. Perché? Non lo so, è che ha questa melodia perfettamente in linea con le immagini descritte poco sopra. Sarà quel pianoforte che suona semplice ma triste, sarà la voce di Morrissey che è profonda ma – in questa canzone in particolare – è sottile e delicata come della carta antica, oppure semplicemente è perché mi suscita quella stretta malinconica alla pancia che arriva in punta di piedi ogni anno e non mi lascia andare fino a primavera.
(E poi, detto fra noi, chi non vorrebbe poter dormire fino a marzo?)