Spaghetti ai porri.

Pochi giorni fa Vegroove ha compiuto il suo terzo anno di età. Potrei scrivere un post sdolcinato su quanto sia cambiata la mia vita da quando ho iniziato questa avventura culinaria semiseria, potrei raccontare di come io stia studiando duramente per abbracciare quella che (credo e spero) sia la mia vera strada e tutto grazie all’idea di arrendermi e aprire un blog di cucina vegana. So di avere un po’ abbandonato questi rigogliosi lidi di creatività, ma a volte succede che la marea della vita si fa abbondante e ricopre un po’ tutto. Sto cercando di recuperare ma è più difficile del previsto; non per questo intendo arrendermi, anzi.
Però ora basta, non voglio annoiarvi con questi discorsi, qui si parla di cibo e si parla di cibo bbbbono.

img_7027

La foto è brutta e misteriosamente gialla, portate pazienza.

Quindi eccomi qui a raccontare la ricetta di un piatto di pasta semplice ma gustosissima, ideata in un giorno di noia e che risponde perfettamente alla domanda “E adesso cosa me ne faccio di questi porri?”
I porri sono infatti l’ingrediente chiave: inaspettatamente dolci e gustosti, abbracciano gli spaghetti con la loro consistenza morbidina e il sapore contadino.
Ammetto di avere il vizio di relegare i porri solo come ruolo secondario per il soffritto, ma con questa pasta credo di aver ridato loro la giusta dignità.
Un piatto rustico, dal gusto raffinato, una chicca per chi vuole sperimentare la semplicità in cucina e non ha paura di dare un nuovo ruolo agli ingredienti che si trovano a vegetare nel frigo di tutti.

Ingredienti per una persona:
– 80 grammi di spaghetti;
– 1 porro grande;
– 2 cucchiai di olio extravergine di oliva;
– Acqua q.b.;
– Pepe;
– Sale q.b.;
– Timo q.b.;
– Peperoncino q.b;
– Farina di mandorle oppure mandorle fritte (opzionale)

Pulite il porro eliminando le due estremità, sfogliatelo dai primi due strati, tagliatelo a metà per la lunghezza e procedete con uno sminuzzamento fine.
In una padella scaldate 2 cucchiai di olio extravergine di oliva e poi versatevi dentro il porro. Fate ammorbidire il porro, aggiungete un poco di acqua, coprite e lasciate cuocere a fuoco basso per 20 minuti, mescolando di tanto in tanto e aggiungendo poca acqua alla volta se dovesse asciugarsi troppo. Salate e pepate a piacere durante la cottura. Il porro si ammorbidirà completamente e formerà una sorta di cremina, a quel punto potete spegnere il fuoco.
Cuocete gli spaghetti fino a raggiungere una cottura al dente avanzata, scolateli e ripassateli in padella insieme al porro. Aggiungete ancora pepe, spolverizzate di timo e farina di mandorle, volendo anche un po’ di peperoncino e servite.
Per la versione con le mandorle fritte: semplicemente tritate grossolanamente una manciata di mandorle e friggetele per qualche minuto in un poco di olio di cocco o un altro olio adatto alla frittura. Scolatele, asciugatele dall’olio in eccesso e infine versatele sulla pasta.

img_7030

È arrivato un nuovo marzo, sta per arrivare una nuova primavera, la luce è già cambiata e l’umore segue l’andare delle temperature e delle giornate.
Non si scappa alla primavera, cari miei. Non si scappa.
In questi giorni di cambiamento sto ascoltando moltissimo Agnes Obel, folletto olandese dal talento infinito e dallo spirito collegato a qualcosa di più grande di noi. Il suo ultimo album si chiama Citizen of Glass  e l’ho eletto ad album del mese, visto che è un vero capolavoro. Più complesso e strutturato dei suoi precedenti due album (Philarmonics e Aventine, altrettanto notevoli), ascoltandolo sembra di viaggiare per lo spazio, in mezzo a costellazioni e pianeti, nel silenzio assoluto. E in mezzo a questo silenzio, ecco la voce di Agnes Obel.

Patè di fagioli bianchi e broccoli.

Il bello di avere una montagna di broccoli da far andare, è poter inventare delle ricette.
Ero partita convintissima per preparare dei burger da congelare, ma mentre frullavo insieme i fagioli bianchi, i broccoli e i porri (solo tre ingredienti, signori e signore) ho capito che mi trovavo davanti alla perfezione fatta patè.

Sono una gigantesca fan di patè, creme spalmabili e tutto quello che si può spatasciare sul pane, sui cracker e sulle gallette. Non so perché, non so da dove arrivi questa cosa, ma più una cosa si può spalmare, più mi rende felice, e più sono felice, più ne vorrei mangiare.

Eccomi dunque qui a presentarvi il patè del giorno: super economico, veloce da preparare, delicato, cremoso, perfetto con i nachos e con qualunque patatina si presti bene a raccogliere della salsa. Se come me non siete fan della maionese, potete usarlo nei vostri panini farciti.

A proposito di panini farciti, restate su queste frequenze perché presto (molto presto) arriverà la rubrica dedicata a queste meraviglie fantasiose del creato culinario.

Ingredienti:
– 240 grammi di fagioli bianchi già cotti;
– Un broccolo diviso in fiorescenze non troppo grandi;
– Un porro tagliato sottilmente;
– Un cucchiaio di olio extravergine di oliva;
– Aglio in polvere a piacere;
– Un pizzico abbondante di sale;
– Spezie a piacere.

Accendete il forno a 180 gradi.
Preparate il broccolo lavandolo accuratamente e strappando a mano fiore per fiore, metteteli su una teglia foderata di carta da forno e cospargete di sale. Mischiate con le mani e infornate per almeno 20 minuti, ovvero più o meno quando il broccolo sarà di un colore verde brillante. Sfornate e lasciate raffreddare.
In una padella leggermente oliata, fate stufare il porro tagliato sottilmente per almeno 10 minuti, aggiungendo poca acqua alla volta se fosse necessario.
In un mixer unite i fagioli bianchi scolati e sciacquati, il porro stufato e fatto intiepidire, i broccoli, un pizzico di aglio in polvere, un cucchiaio di olio e le spezie che preferite (io ho usato il rosmarino e il pepe).
Fate andare le lame fino ad ottenere un composto cremoso.
Servite con delle tartine, del pane o delle patatine.

A volte mi soffermo a pensare alle strade che mi hanno portato fino qua, a dove ero qualche tempo fa e a dove sono ora, a dove sto andando ma soprattutto a dove voglio volontariamente andare.
Nessuna malinconia, solo tanta consapevolezza che è una strada molto lunga e non si torna indietro.
È proprio quello che dicono i Funki Porcini nella loro “Long Road” datata 1995. 20 anni e sembra scritta ieri.
Buon viaggio.

Stufato di fagioli azuki e zucca

Per fortuna l’orto di casa ha fornito zucche in abbondanza, e particolarmente ispirata, ho deciso di provare ad usarne un po’. La ricetta di oggi l’ho presa dal libro di cui credo di aver già parlato (Scuola di cucina vegetariana), ed è uno stufato di fagioli azuki, zucca e porri. I fagioli azuki non sono necessari, potete usare qualunque tipo di fagiolo vi aggradi.

La ricetta è semplice semplice, e io sono riuscita a complicarla e sbagliarla. Mi spiego meglio: avendo avuto molte zucche da gestire abbiamo deciso di congelarle. Prima di farlo però le abbiamo tagliate a cubetti e sbollentate per pochissimo così da mantere la freschezza ed il sapore della polpa. Per questa ricetta sarebbe stato meglio usare una zucca cruda e appena tagliata, perché il risultato finale mi ha dimostrato che la zucca, essendo già praticamente cotta, si è squagliata e cremizzata creando un composto dal dubbio colore e dalla dubbia consistenza. Portate pazienza per la foto, ma è giusto che anche voi vediate.
Il sapore, però, è una cosa pazzesca: ricco, pieno di richiami alla terra e alla semplicità, dolce grazie all’uso del porro. Non ne potrete fare a meno.

 

Ingredienti per una persona molto affamata:

– 350 grammi di zucca tagliata a cubetti;
– Un porro grande;
– 60 grammi di fagioli azuki cotti;
– Due cucchiai di olio extravergine di oliva;
– Una manciata di rosmarino;
– Una manciata di timo;
– Sale q.b.

Tagliate a fette spesse il porro e mettetelo in una pentola a rosolare con un goccio di olio per alcuni minuti. Aggiungete un goccio di acqua calda, coprite e fate cuocere fuoco basso finché il porro non si sarà ammorbidito.
Aggiungete al porro la zucca tagliata a cubetti, il rosmarino, il timo ed il sale, mescolate e fate cuocere. Aggiungete acqua se dovesse servire (dipende da che tipo di pentola usate).
Quando la zucca inizierà ad ammorbidirsi aggiungete i fagioli azuki già cotti, mezzo bicchiere di acqua calda (ancora meglio se è quella di cottura dei fagioli) e coprite la pentola. Lasciate cuocere fino a completa cottura della zucca.
Servite aggiungendo un goccio di olio extravergine di oliva a crudo.

 

 

Sulla canzone di oggi poche parole: colonna sonora di “Dal tramonto all’alba“. Punto. Non c’è altro da aggiungere. Tito & Tarantula con “After dark” ci regalano un pezzo indimenticabile, che fa da contorno ad una altrettanto indimenticabile scena con Salma Hayek. Se non sapete di cosa io stia parlando andate subito a vedere il film!

Hannibal #2. (Crêpe con funghi, porri e hummus)

Proseguono le cene speciali in occasione dei nuovi episodi di Hannibal, proseguono e si fanno di volta in volta più interessanti – esattamente come le puntate. Il nostro cattivone preferito si fa via via sempre più perverso, più elegante e più appuntito.

Proseguono le cene, dicevo, e quella della scorsa sera è stata interessante e non difficile da preparare. Volevamo qualcosa di veloce ma di soddisfacente, e così abbiamo deciso di preparare le crêpe; per il ripieno non sapevamo proprio cosa scegliere, così abbiamo optato per un semplicissimo ma sempre ottimo hummus e dei funghi e porri con la panna. Purtroppo non ci sono foto per queste ricette perché abbiamo spazzolato tutto, andate di immaginazione! 

 

Ingredienti per le crêpe (per due persone):
– Una tazza di farina 00;
– Una tazza di farina di riso;
– Latte di soia q.b.;
– Un pizzico di bicarbonato;
– Un pizzico di sale;
– Olio extravergine di oliva q.b. per ungere la padella
(Per i funghi alla panna)
– 500 grammi di funghi champignon (il tipo di fungo è in realtà indifferente);
– Due porri;
– 200 ml di panna vegetale;
– Sale q.b.
(Per l’hummus)
– 110 grammi di ceci secchi;
– Un cucchiaio e mezzo di Tahin;
– Il succo di un limone;
– Sale q.b.;
– Olio extravergine di oliva q.b.

Come prima cosa preparate l’impasto delle crêpe mischiando insieme prima tutti gli ingredienti secchi e poi aggiungendo il latte di soia. Nella ricetta che avevo trovato io dava come proporzioni una tazza di latte per le due di farina: inutile dire che non è abbastanza. Ho quindi aggiunto il latte di soia fino a quasi usarne un litro, non saprei dire la misura esatta perché sono andata molto ad occhio. L’impasto deve comunque risultare compatto ma non troppo liquido.
Usate un frustino per amalgamare il tutto senza lasciare grumi e riponetelo in frigo a riposare per 30 minuti circa. Se non avete tempo va bene uguale, le crêpe verranno lo stesso.
Una volta tolto il composto dal frigo ungete bene una padella antiaderente (non serve molto olio), fatela scaldare bene, distribuite più o meno mezzo mestolo di impasto per la superficie calda e fate cuocere. Dopo pochi minuti giratela e, quando la Crêpe avrà assunto un colore “giallognolo” ben cotto, togliete dal fuoco. Ripetete fino ad esaurire l’impasto.

Tagliate i funghi (magari mentre la pastella riposa in frigo) ed i porri a pezzetti piccoli, più piccoli che potete e metteteli a cuocere a fuoco lento in una padella con un goccio di acqua. Coprite e girate di tanto in tanto. Aggiungete un poco di sale. Il ripieno della Crêpe deve essere bello morbido, quindi lasciate cuocere per parecchio aggiungendo acqua se dovesse asciugarsi troppo.  Quando i porri ed i funghi saranno morbidissimi aggiungete la panna, amalgamate e lasciate sul fuoco ancora per pochi minuti: mi raccomando la panna non deve asciugarsi, deve semplicemente abbracciare ogni pezzetto di fungo e di porro.

Per quel che riguarda l’hummus il procedimento è leggermente più lungo semplicemente perché dovrete mettere a bagno i ceci secchi il giorno prima per almeno 12 ore. Si possono usare anche i ceci già lessati ma lo sconsiglio perché il sapore cambia tantissimo. Se doveste usarli sciacquateli tantissimo sotto l’acqua fredda.
Dopo aver lasciato a bagno i ceci dalle 12 ore in su – seguite sempre quello che dice la confezione – cuoceteli in acqua bollente per due ore. Scolateli tenendo da parte l’acqua di cottura. Cercate di togliere più pellicine possibili ma anche se rimangono non cambia molto, l’hummus sarà meno liscio.
Prendete i ceci, metteteli in un frullatore aggiungete il succo del limone ed un cucchiaio e mezzo di salsa tahin. Iniziate a frullare, cercate di arrivare ad una consistenza cremosa. A questo punto fermatevi, aggiungete il sale, l’olio di oliva e un poco di acqua di cottura dei ceci; continuate a frullare fino ad ottenere una crema bella morbida e spugnosa. In moltissime ricette viene messo anche l’aglio ed il prezzemolo: io non lo faccio per una semplice questione di gusti, ma se volete un sapore più deciso abbondate pure con questi due ingredienti.
Una volta ultimati tutti questi processi che, credetemi, sono più lunghi a scriversi che a farsi, non vi resta che prendere le vostre buonissime Crêpe e riempirle fino a farle strabordare!

Per continuare sulla scia di Hannibal quest’oggi vi faccio ascoltare un pezzo famosissimo, delicato e “profumato” proprio come le ricette che vi ho presentato. “Aria da capo” delle Variazioni Goldberg suonata, in questo caso, dall’immenso Glenn Gould. Leggenda vuole che sia il brano preferito dal cannibale più famoso di tutti i tempi e che ami assaporare le sue prelibatezze culinarie ascoltandola. Il brano viene presentato sia nel film “Hannibal” che nella serie omonima ed è curioso scoprire come un sorriso si accenni sul viso di chi conosce bene il personaggio, non appena il brano comincia con le sue famosissime note. Succede anche a voi?

Come una nuova casa. (Zuppa di orzo e porri)

Cerco di mettermi comoda, ma aprire un blog (di cucina e musica poi) è un po’ come trasferirsi in un nuovo appartamento. Si aggiustano i colori, si sistemano i link, i contatti, si rassettano i post e soprattutto si radunano idee su idee.

Mi sono scervellata non poco per trovare la prima ricetta con la quale iniziare questa nuova avventura e alla fine, mentre mi stavo distraendo con altro, è arrivata: una zuppa. La zuppa per me rappresenta il calore della casa, le chiacchiere durante la preparazione, i pensieri che scorrono mentre si affettano le verdure ed infine la densità del sapore e dell’aroma di fine cottura. Amo le zuppe, in inverno ne mangio quasi ogni sera cercando di diversificare il più possibile. Proprio qualche giorno fa, a corto di idee e di provviste, ho preparato questa facilissima zuppa senza aver mai usato i porri in questo modo. Il piatto è venuto benissimo, era bello cremoso e caldo come piace a me.
La pietanza ideale per cominciare questo blog. Alla fine del post troverete la canzone che mi ispira questa ricetta e che, ça va sans dire, questa ricetta mi ispira.

Ingredienti per una persona:
– 70 grammi di orzo perlato;
– un porro medio;
– Un cucchiaio da minestra di lievito alimentare in scaglie (facoltativo);
– Acqua;
– Olio extravergine di oliva;
– Sale q.b.

Tagliate il porro della grandezza che preferite, io non sono andata troppo per il sottile e ho tagliato come mi veniva. Sciacquate l’orzo sotto l’acqua fredda, io ne ho usato un tipo che non richiede l’ammollo: cercate sempre di leggere le “istruzioni per l’uso” dei cereali o dei legumi che adoperate.
In una pentola mettete un goccio di olio e buttate il porro a rosolare a fuoco medio per circa un minuto, dopodiché aggiungete l’orzo per farlo tostare e prendere sapore girando spesso per non far attaccare niente. Passato un minuto, aggiungete l’acqua fino a ricoprire il tutto a filo, coprite con il coperchio e lasciate cuocere a fuoco lento per circa 40 minuti.
Solitamente lascio uno spiraglio fra il coperchio e la pentola per lasciare uscire il vapore ed evitare che l’acqua strabordi da tutte le parti.
Girate spesso per accertarvi che non si attacchi niente e a metà cottura, quindi passati circa 20 minuti, aggiungete il cucchiaio da minestra di lievito alimentare in scaglie, il sale e date una bella girata. Se volete potete ovviamente fare anche un mix di spezie, io ho preferito evitare per sentire al meglio il sapore delicato del porro.
Lasciate passare altri 20 minuti, ogni tanto girate e iniziate ad assaggiare l’orzo per sentire il grado di cottura che preferite. Ho trovato la cottura di 40 minuti perfetta. Ovviamente, se dovesse asciugarsi troppo potete aggiungere dell’acqua.

Image

Tutto qua, questa è la ricetta facile facile che si accompagna bene con il pezzo che ho scelto per aprire questo nuovo spazio: ‘Home’ di Eward Sharpe & The Magnetic Zero. Mi rendo conto che al momento è una canzone un po’ inflazionata, si sente in diverse pubblicità e come suoneria di troppi cellulari, ma ammetto che dalla prima volta che mi è giunta alle orecchie ho capito che sarebbe stata un’ottima compagna per tirare su il morale in qualunque circostanza. E’ un pezzo bello rustico, di campagna, sporco di terra che viene direttamente dal cuore. Il gruppo è formato da questi ragazzoni americani mezzi hippy che spesso e volentieri suonano a piedi nudi e che – cosa ancora più importante – si divertono sul palco come non vedevo fare da tempo. Aspetto un loro live in italia per andare a saltellare e sentirmi a casa fra tante persone come me, tante persone che apprezzano la musica che arriva direttamente dalla pancia e dal cuore.