Pomodorini semi essiccati (Moonblush tomatoes di Nigella)

Sono venuta a conoscenza dell’esistenza di Nigella Lawson nel lontano 2010, quando il mondo del food stava iniziando a invadere le case delle persone ma in maniera ancora discreta e quando su youtube si trovavano i primi video dei primi programmi (rigorosamente stranieri) che mostravano il cibo in una maniera completamente diversa.
Nigella era considerata la regina del food porn, sia per il suo modo di presentare i piatti, sia per la sua voce calda e suadente che era il suo marchio di fabbrica. Una donna bellissima, con una cultura alimentare e scolastica da fare invidia a uno chef pluristellato, che ha girato il mondo e le sue cucine, soffermandosi in particolare su quella italiana.
Mi sono appassionata al suo modo di cucinare innanzitutto perché era alla portata di tutti (letteralmente con ingredienti comprati al supermercato) e poi perché tutto quello che sfornava o spentolava, trasudava di sapori fortissimi e porcosità assicurata.

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Per il capodanno di quell’anno preparai un fudge cioccolatoso preso direttamente da uno dei suoi programmi e fu un successo incredibile: sparì tutto nell’arco della nottata.
Da quando ho cambiato tipologia di alimentazione mi sono solo limitata a guardare da lontano le sue ricette, senza provare a farne altre. Fino a qualche giorno fa, quando ho trovato la ricetta dei Moonblush Tomatoes, ovvero i pomodorini semi essiccati più facili della terra. Basta solo tagliarli a metà, condirli, metterli in forno, spegnere il forno e lasciarli lì per almeno 12 ore, con lo sportello chiuso.
I Moonblush Tomatoes sono una gigantesca esplosione di gusto in grado di stupire anche i palati più increduli e raffinati. Con l’aggiunta dell’origano arriva subito un inconfondibile sapore di pizza, ed una felicità insensata e profonda pervade tutto il corpo. Non sono pazza, questa è l’esperienza che proverete mangiando i Moonblush Tomatoes: provare per credere.

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Ingredienti:
– 1 confezione di pomodorini;
– Sale q.b.;
– Zucchero q.b.;
– Una spolverata di origano;
– Olio extravergine di oliva q.b.

Preriscaldate il forno a 220°.
Lavate e tagliate i pomodorini a metà, disponendoli in una teglia da forno con il taglio rivolto verso l’alto. Conditeli con il sale, lo zucchero, l’origano e l’olio. Non ho messo le quantità esatte perché suggerirei di andare a occhio.
Infornate per 15 minuti, poi spegnete il forno e lasciate dentro la teglia. Non aprite la porta del forno per almeno 12 ore.
Servite su delle bruschette, sulla pizza o semplicemente come aperitivo.

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Aprile: tempo di passeggiate, di lunghi giri in bicicletta, di pic nic timidi con addosso ancora il maglione pesante. Sono felice di poter vivere tutto questo, nonostante le difficoltà e il periodo non proprio idilliaco.
Oggi mi sono imbattuta in “Welcome home” dei Radical Face (tratta dal loro album Ghost) che sembra il ritratto perfetto del mio umore. Un testo bellissimo che parla della fine di una storia (probabilmente) e che tratta di quel momento di realizzazione nel quale ci si sente sicuri di potercela fare, anche se immersi nella malinconia del lutto, il tutto racchiuso nel verso “Was never much, but we’ve made the most“. Un sentimento generale applicabile non solo alle storie d’amore, ma anche agli incontri che si fanno nella vita, alle amicizie e alla famiglia.

Ships are launching from my chest
Some have names but most do not
If you find one, please let me know what piece I’ve lost
Peel the scars from off my back
I don’t need them anymore
You can throw them out or keep them in your mason jars

Pane al pomodoro.

Eccomi di nuovo con le mani in pasta, letteralmente, solo che questa volta – invece della pizza – ho impastato una meravigliosa forma di pane al pomodoro. Non potete capire quanto io sia entusiasta a riguardo!

La mia cara amica Emanuela, che ormai è ai miei occhi la regina incontrastata di questo tipo di pane, mi ha regalato la sua personale ricetta e io le sarò eternamente grata. Lei lo prepara con la sola farina 0, mentre io ho provato un misto di farine e non so se il risultato sia differente, ma sentitevi liberi di sperimentare con le vostre combinazioni preferite. (Proverò a farne anche una versione senza glutine)

Pane al pomodoro

Questo pane al pomodoro è semplicemente divino: caldo, croccante, saporito, profuma tutta la casa di pizza ed è una bomba con un filo di olio sopra, soprattutto dopo averlo fatto tostare un pochino. Pensate a cosa può accadere se ci si spatascia sopra dell’avocado maturo con un pochino di peperoncino… Vado a provare!

Ingredienti:
– 100 grammi di farina 0;
– 150 grammi di farina 00;
– 250 grammi di farina integrale;
– 4 pizzichi di sale abbondanti;
– 1 bustina di lievito (9 grammi circa);
– 1 cucchiaio di zucchero di canna;
– 400 grammi di polpa di pomodoro;
– Un cucchiaino di olio extravergine;
– Origano q.b.

In una ciotola capiente unite e mescolate le farine, il lievito, il sale e lo zucchero. Unite un paio di cucchiai alla volta di passata di pomodoro e impastate energicamente, aggiungete poca farina alla volta se il composto dovesse essere troppo appiccicoso, io ne ho aggiunto ancora più o meno un cucchiaio.
Versate l’olio (che dona elasticità) e l’origano e impastate ancora. A questo punto infarinate un piano da lavoro e usatelo per lavorare l’impasto con i polsi e le mani, proprio come fareste per una pizza, fino a ottenere un impasto liscio ed elastico.
Rimettete l’impasto nella ciotola, copritela con della pellicola per alimenti, poi con un panno e mettetelo in un luogo caldo e asciutto a lievitare.
Dopo circa un’ora e mezza prendete l’impasto, lavoratelo di nuovo e rimettetelo a lievitare per almeno un’altra mezz’ora.
Nel frattempo preriscaldate il forno a 230° C.
Foderate di carta da forno bagnata (e strizzata) una teglia.
Prendete l’impasto e semplicemente allungatelo facendolo cadere da una mano all’altra, come a cascata; Emanuela consiglia di dividerlo a metà e fare due forme allungate, in questo modo il pane respirerà di più in cottura.
Adagiate la forma allungata sulla teglia e infornate in modalità ventilato per 10 minuti a 230°, poi a 180° C per circa 30 minuti.
Il pane sarà pronto quando la crosta si sarà indurita e dorata, fatelo raffreddare su una griglia capovolgendolo.

Pane affettato

Come al solito, come per ogni ricetta, mi sono inchiodata su una canzone e la ascolto a ripetizione. Questa volta la sorte è toccata a “Dirge” dei Death in Vegas, gruppo inglese dedito al rock psicheledico, alla musica elettronica e anche all’industrial. “Dirge”, uscito come singolo nel 2000 è probabilmente il loro pezzo più famoso, poiché è stato usato come colonna sonora per diversi film e spot in tv.
Anche se non ha un testo, l’atmosfera nebbiosa, ossessiva e stranamente romantica, lo rendono il pezzo perfetto di cui innamorarsi e da ascoltare a ripetizione.

 

Pizza fatta in casa mon amour.

Ne è passato di tempo da quando ho fatto la pizza per la prima volta.
Tante cose sono cambiate da allora, le intolleranze sono mutate in maniere misteriose e gira che ti rigira, ieri mi sono detta che era il caso di lasciarsi andare al piacere della pizza. Al diavolo le intolleranze, i gonfiori, le macchie rosse sulla pelle!
Ero senza soldi  e così, con insieme a un’amica (che i piatti più buoni sono sempre quelli condivisi) ci siamo messe a impastare e abbiamo tirato fuori una meraviglia. La gioia di creare qualcosa con le mani ha di nuovo colpito forte, e così eccomi qui a condividere la bellezza dell’impastare (con le mani pulite eh, mi raccomando!!!).
La cosa più bella della pizza è che il condimento è veramente a piacere, mentre io ho scelto una veganissima mozzarisella, funghetti e carciofini, la mia amica si è buttata su cotechino, gorgonzola, zucchine, mozzarella e non mi ricordo che altro.
Non importa cosa vi piaccia mangiare, la cosa importante è farlo sempre con gusto e con amore!

Ingredienti per la pasta per due pizze:
– 300 grammi di farina 00 (o manitoba);
– 15 grammi di lievito di birra in polvere;
– 4 cucchiaini di zucchero;
– 1 cucchiaino di sale;
– Acqua q.b.;
– Olio extravergine di oliva q.b.;
– Condimenti a piacere.

In una ciotola capiente o un piano da lavoro, mischiate insieme la farina, il lievito, lo zucchero e il sale. Raggruppate la farina e formate un buco in mezzo. Versate l’acqua poco per volta, lavorando con le dita. L’impasto sarà inizialmente farinoso e spezzato, man mano che lavorerete e aggiungerete acqua (sempre un goccio alla volta, letteralmente) si inizierà ad incollare meglio e a diventare un pezzo unico.
Quando la farina non sarà più sparsa in giro a pezzettoni, unite un goccio di olio, diciamo più o meno un cucchiaino e mezzo, e continuate a impastare. Quando avrete ottenuto una palla piuttosto compatta che non si appiccica alle mani, pulite una porzione del tavolo o del piano da lavoro, e lavorate l’impasto con i polsi per qualche minuto. Il calore delle mani e della frizione attiverà il glutine, che è ciò che rende l’impasto elastico e liscio. Se volete avere una dimostrazione visiva, trovate il movimento di polso al secondo minuto circa di questo filmato.
La pasta per la pizza sarà di consistenza giusta quando sarà completamente liscia e non si spezzerà più.
A questo punto mettete a riposare l’impasto in una ciotola molto capiente, avvolto da uno strofinaccio pulito e vicino ad una fonte di calore. Fate lievitare per almeno 45 minuti.
Ultimata la lievitazione, dividete la vostra pallona di impasto in due parti e stendetela. Ungete molto bene la teglia nella quale andrete a cuocerla e condite a piacere. Non dimenticate mai di usare ingredienti di qualità!

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Come ormai avrete capito e imparato, qui non si cucina senza musica. E questa pizza favolosa ha visto la sua creazione con in sottofondo l’album “Big Calm” dei Morcheeba. 
L’album è il secondo lavoro del gruppo, uscito nel 1998 con alla voce la talentuosissima Skye Edwards. 
Skye resterà con loro ancora per due album, per poi abbandonare e tornare solo nel 2010, solo che la sua voce è insostituibile, e infatti gli album successivi mancano di quel calore ovattato e calmo delle sue frequenze vocali.
Per fortuna che esiste “Big Calm” a ricordarci la bellezza musicale di quegli anni.

 

Pizza!

Finalmente sono riuscita a mangiare di nuovo la pizza. Ero “astinente” da questa estate, quando mi hanno trovato l’intolleranza ai lieviti. Disperata ed abbattuta ho dovuto dire addio a pane, pizza, dolci lievitati e tutto quello che poteva contenere del lievito.
Qualche mese dopo, affamata e bisognosa delle attenzioni che solo una pizza può riservare, ho iniziato a cercare risposte e ho scoperto che non tutto era perduto: al posto del lievito di birra (o di quello madre) avrei potuto usare il cremor tartaro.

Che cos’è il cremor tartaro? E’ di base un sale acido – se non ricordo male estratto dalla pianta dell’uva – che in associazione alla giusta quantità di bicarbonato e acqua, si attiva e aiuta la lievitazione dei prodotti da forno.
Dove si trova? Lo si trova facilmente da Naturasì, nei negozi bio e anche in qualche supermercato molto ben fornito. Nelle bustine del Naturasì c’è già la miscela con il bicarbonato e contengono anche amido di mais, basta leggere l’etichetta.
Gli impasti lieviteranno come con il lievito “normale”? Da quello che ho potuto vedere no. Per lo meno per la pizza l’impasto non ha bisogno di tempo di riposo e soprattutto non si gonfierà come con il lievito di birra.

Due piccole note sulla lavorazione di questa pizza: premettendo che questa preparazione è stata la prima in assoluto, ho cercato di sperimentare un po’. Ho usato innanzitutto due farine diverse (metà integrale di farro e metà 00), l’acqua l’ho aggiunta man mano a seconda di come veniva l’impasto (perché ad un certo punto era molto appiccicoso) e anche l’olio ha subito la stessa sorte. L’impasto è risultato molto friabile e ha necessitato di una lavorazione prolungata. Si sfaldava spesso e l’aggiunta di farina e acqua hanno leggermente migliorato la situazione.
Una volta steso con il mattarello non ci sono state altre difficoltà.
La pizza cotta è risultata croccante e mi ricordava il sapore di torta e non mi è dispiaciuta. Anzi, ne avrei mangiata una quintalata!

 

Ingredienti per due pizze grandi ed una piccola:
– 300 grammi di farina 00;
– 300 grammi di farina di farro integrale;
– Una bustina di cremor tartaro;
– Un cucchiaino di bircabonato di sodio;
– Almeno 300 ml di acqua tiepida;
– Due cucchiaini di sale;
– Olive nere q.b.;
– Olio q.b.;
– Una lattina e mezza di polpa di pomodoro;
– Mozzarella di riso;
– Origano.

Su un piano di lavoro (o in una ciotola grande) mischiate insieme gli ingredienti secchi (farina, sale, bicarbonato, cremor tartaro), formate un buco e versate circa metà dell’acqua. Iniziate ad impastare e poco alla volta finite l’acqua. Ora unite l’olio e continuate ad impastare con forza. Se l’impasto dovesse risultare veramente troppo friabile vi suggerisco di aggiungere acqua e farina fino a farlo diventare lavorabile.
Formate una palla e fatelo riposare per un’oretta coperto da uno strofinaccio pulito e asciutto, ma questo passaggio non è indispensabile.
Ora arriva la parte più semplice: stendete l’impasto con il mattarello fino a raggiungere la sottigliezza desiderata, oliate ed infarinate la teglia e preparate la pizza a seconda dei propri gusti.
Io ho condito la polpa di pomodoro con olio, origano e sale, l’ho spalmata sull’impasto – cercando di metterne il più possibile -, poi ho tagliato a dadini la mozzarella di riso e infine sciacquato velocemente le olive nere (per togliere quel sapore metallico).
Infornate a 200° in modalità forno statico per 20 minuti e la vostra pizza sarà prontissima da gustare.

 

 

Per festeggiare questa ricetta ho scelto la canzone che contraddistingue le mie giornate in questo periodo: “Take me to church” di Hozier. Quando dico che contraddistingue le mie giornate intendo proprio dire che ci sono sottissimo, è un tunnel dal quale non so se sia possibile uscire.

Ancora non ho approfondito l’artista, ma ad essere sincera ho perso la testa per la sua voce e per le atmosfere “sacre/profane” di questa canzone.
Che dire, prestate attenzione alla melodia di base, i cori e al testo, che ha delle parole decisamente uniche.