Pesto di avocado.

Il pesto di avocado è un’alternativa semplice e molto gustosa ai sughi più “classici” per la pasta: eliminando il pomodoro – ingrediente sempreverde della nostra cucina – si può veramente spaziare con la fantasia.

Qualche anno fa ho avuto qualche brutto problema di stomaco, e il sugo di pomodoro me lo potevo proprio scordare. Riuscivo a mangiare solo pasta e carote, ogni tanto qualche altro alimento ma niente di più. Presa dal panico, pensando che i miei pranzi sarebbero stati conditi per sempre solo da un filo d’olio, ho iniziato a inventarmi delle alternative a questa tortura medievale che mi stava capitando. Visto che l’avocado era una delle poche cose che tolleravo senza stare male, un giorno ho scoperto l’acqua calda quando ho messo un avocado nel frullatore insieme a qualche altro ingrediente e ho lasciato che il tutto si trasformasse in una deliziosa cremina verde con la quale condire la mia altresì tristissima pasta in bianco.

E allora ecco qui il pesto di avocado: semplice, veloce, fresco e delizioso, vi darà un vero e schiaffo di sapore e trasformerà il vostro piatto di pasta in una piacevole e inaspettata cremosa bontà.

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Ingredienti per una persona:
– 80 grammi di pasta;
– 1/2 avocado tagliato a pezzetti;
– 2 cime di foglie di basilico (6 – 8 foglie al massimo) lavate e asciugate;
– 25 grammi di noci sgusciate;
– 1 cucchiaio e 1/2 di olio extravergine di oliva;
– Un pizzico di sale;
– La punta di 1 cucchiaino di aglio in polvere (di più, se vi piace);
– Acqua q.b. (se necessario);
– 3 cucchiaini si succo di lime (o limone);
– Peperoncino q.b. (opzionale)

Cuocete la pasta secondo le indicazioni della vostra confezione.
In un food processor con le lame ad S mettete tutti gli ingredienti per preparare la salsa. Fate andare le lame e aggiungete l’equivalente un cucchiaio di acqua per volta, se è necessario. Se l’avocado dovesse splattarsi sulle pareti del vostro food processor, con un leccapentola ridistribuitelo e fate partire nuovamente le lame fino ad ottenere una salsa morbida ma ancora con qualche pezzetto di noce.
Scolate la pasta, e servitela con due o tre cucchiaini di pesto, il resto conservatelo (se non ve lo mangiate tutto subito) in un contenitore ermetico ma prima si mangia meglio è.
Se volete dare un tocco in più, spolverizzate la pasta al pesto di avocado con del peperoncino e della farina di mandorle.

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Sister Sparrow & The Dirty Birds è un gruppo di New York formato da 7 elementi che si diletta nel suonare musica di ispirazione rock e soul. La cantante Arleigh Kincheloe ha una voce veramente interessante, calda e graffiante allo stesso momento, che completa perfettamente l’energia del gruppo.
Loro sono un caso particolarissimo di quel tipo di gruppi che è meglio ascoltare dal vivo che in album, forse perché in versione live ci mettono tutti un’energia più naturale e sincera, completamente inaspettata.
Allora vi lascio con una performance del settetto con la canzone “Sugar”, ma non finisce qua: vi consiglio anche di ascoltare il mini concerto per NPR Music che potete trovare qui.

Tofu marinato.

Cominciamo insieme l’avventura alla scoperta del tofu con una ricetta che non è una vera e propria ricetta.

Antefatto velocissimo: trovo che il tofu non sia un alimento indispensabile (per quanto assurdamente proteico e nutriente) ed è possibile sostituirlo con altri alimenti più saporiti e più “nostrani”. Sono però una testolina di paglia che odia avere nemici a prescindere, e quindi mi sono detta che devo imparare a cucinare il tofu, male che vada non mi piacerà comunque e potrò andare avanti con la mia vita avendo un paio di ricette in più nella manica.

Il tofu marinato si può definire a malapena una ricetta; tutto quello che bisogna fare è prendere il tofu, farlo a cubetti, metterlo in un barattolo insieme a degli ingredienti a caso per la marinatura (non deve mai mancare però una componente acida) e mollarlo in frigo a marinare dai tre giorni fino a una settimana, o almeno questo è quello che ho capito da varie ricette lette qua e là.
Insomma, una volta marinato si può buttare in padella per saltarlo qualche minuto e il sapore vi stupirà. Non è decisamente la cosa più buona che io abbia mai mangiato, ma ha un gusto deciso che ha superato le aspettative, e se vi piacciono i retrogusti un po’ formaggiosi, allora questa è la preparazione che fa per voi. In frigo ho già pronta un’altra marinatura che spero mi stupisca di più.

Piccola lezione di food photography: se volete fare i fighi e fotografare il barattolo con il suo contenuto, fatelo PRIMA di metterlo per una settimana in frigo. Io non l’ho fatto perché non ci ho pensato e il risultato è un barattolo tutto pasticciato che non mi piace per niente. Non si smette mai di imparare, soprattutto è importante farlo da queste piccole disattenzioni. Imparo imparo imparo!

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Ingredienti:
– 200 grammi di tofu;
– Una fetta di lime tagliata in quarti;
– 150 ml di olio extravergine di oliva;
– 1/2 cucchiaino di aglio in polvere;
– 1 cucchiaino di senape (se forte è meglio);
– Sale q.b.;
– Pepe q.b.;
– Peperoncino q.b.;
– Timo q.b.;
– Rosmarino q.b.;

Tagliate a cubetti il tofu, mettetelo in un barattolo ermetico, aggiungete tutti gli altri ingredienti, mescolate, chiudetelo bene e mettetelo in frigo dai 3 ai 7 giorni, mescolandolo ogni due giorni.
Quando desiderate consumarlo, saltatelo in padella senza aggiungere condimenti e servitelo per accompagnare la verdura, in una insalata o in una zuppa.
Prima di cuocerlo, togliete i pezzi di lime perché fanno diventare tutto amaro.

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Nonostante gli sbalzi di temperatura (o forse proprio per quelli) è arrivata la primavera. È innegabile: i sensi sono più attenti, c’è la voglia di togliersi le scarpe e camminare nell’erba, appena ci sono due gradi in più ci mettiamo tutti in t-shirt.
Quale canzone ho scelto per celebrare queste giornate? “Ay de mi Primavera” di Buika, tratta dal suo album Mi Niña Lola.
Buika è una straordinaria interprete, una poetessa, una compositrice e una produttrice discografica dalla voce caldissima e straziante allo stesso tempo, piena di passione e dolore. Godetevela, questa canzone è un’esperienza pazzesca.

Pesto alla genovese.

Finalmente sono riuscita a preparare il mio pesto preferito in assoluto, quello alla genovese. Da sempre è il mio condimento per eccellenza di pasta e gnocchi. Quando vado a mangiare in un ristorante che non ho ancora provato, uno dei piatti che sicuramente ordino è la pasta al pesto (o gli gnocchi al pesto): da questo condimento si capisce tantissimo.

Lo adoro nei panini, spalmato sul pane o a cucchiaiate direttamente dal barattolo.
La generosità del nostro orto ci ha regalato un basilico profumatissimo e molto gustoso che non poteva non essere usato.
Se volete fare i fighi usate pure il mortaio con il pestello, sinceramente non ho ancora capito bene che movimenti fare, quindi ho usato il “volgare” food processor.
Le quantità non sono proprio specifiche, è una ricetta che va costruita a occhio. 

Ingredienti:

– Un centinaio di grammi di basilico;
– Due manciate di pinoli;
– Mezzo spicchio di aglio;
– Olio extravergine di oliva q.b.;
– Sale q.b.;

Lavate e asciugate con attenzione le foglie di basilico.
Mettete le foglie di basilico, il mezzo spicchio d’aglio, i pinoli e il sale in un food processor. Fate andare le lame e aggiungete a filo l’olio extravergine, poco per volta, fino ad ottenere la consistenza che desiderate. Se lo volete più cremoso aggiungete più pinoli, se lo preferite più secco mettete meno olio extravergine.
Condite la pasta e godetevi questa delizia estiva.

Pesto alla genovese.

L’ispirazione scoprire nuova musica, come quella per cucinare, può arrivare da qualunque parte, anche da una pubblicità in televisione.
Makini” è una canzone fresca ed estiva che accompagna la pubblicità del sito lastminute.it, e mi ha colpito dal primo ascolto. L’artista che la canta è Sal Davis, un cantante Kenyota che nel 1969 ha inciso questo pezzo che mischia diversi generi: dal jazz al funk con un pizzico di surf. Un brano che fa venire voglia di ballare senza pensarci due volte!

(Portatevi questo brano al Pride! Andateci, festeggiate, siate voi stessi! BUON PRIDE!)

Farinata cuore mio.

Giovedì ho passato una serata un po’ speciale: io e mio fratello abbiamo affrontato il freddo e la nebbia e ce ne siamo andati fino a casa del nostro già citato amico Jolly Rains per fare insieme la diretta dell’ultima puntata del 2014 di The Radio Bachi Live Show.
Nelle info su di me e anche in un post scritto all’inizio di questa avventura blogghereccia parlai di questa radio pirata  che ora ha cambiato broadcaster e nome del programma, ma comunque l’essenza rimane esattamente uguale.
Vista la diretta speciale ho deciso di portare un piccolo stuzzichino che mi riesce proprio bene: la farinata.

Ho una vera e propria passione per la farinata e ne ho assaggiati di tutti i tipi.
Dopo aver speso millemila euro raccattando fette di qua e di là ho deciso di imparare a farla da sola e ammetto che è veramente facile. Bisogna solo avere l’accortezza di lasciar riposare la pastella almeno 10-12 ore. Addirittura certi genovesi dicono che debba riposare fino a 24 ore, ma la metà basterà ampiamente.
Un altro elemento importantissimo per la riuscita di una perfetta farinata è la temperatura del forno. Deve essere alta, altissima, al massimo della potenza.
Bando alle ciance passo subito alla lista degli ingredienti e del procedimento.

 

Ingredienti per tre persone:
– 300 grammi di farina di ceci;
– 900 ml di acqua:
– Sale q.b.;
– Olio extravergine di oliva q.b.

Partiamo subito con le proporzioni: una parte di farina per tre di acqua e la pastella è fatta!
In un recipiente versate la farina di ceci e l’acqua. Mischiate con una frusta fino alla completa sparizione dei grumi. Non vi preoccupate se l’impasto sembrerà molto liquido, è così che deve essere.
Mettete il sale a seconda dei vostri gusti, coprite con un coperchio e lasciate a riposare fuori dal frigo.
Ora, in molte ricette si parla di un minimo di almeno 4 ore di riposo (che vanno benissimo) ma se potete fate riposare per almeno 10 ore. Se ne avete il tempo, di tanto in tanto date una girata con un mestolo poiché la farina di ceci si deposita tutta sul fondo creando due strati.
Passate le ore necessarie togliete la schiumina che si sarà formata in superficie, aggiungete mezzo bicchiere di olio di oliva e amalgamate il tutto.
Fate scaldare benissimo il forno ad almeno 220° di temperatura, io ho cotto a 250°, che è la potenza massima del mio.
Ungete abbondantemente una teglia, diciamo con almeno un quarto di bicchiere di olio, date una girata ancora all’impasto e poi versatelo nella teglia poco per volta. Quanto versarne? Di solito io prendo come misura circa mezzo centimetro di liquido nella teglia. Potete farla anche più spessa ma i tempi di cottura si allungheranno leggermente. La farinata deve essere abbastanza sottile.
Infornate per un totale di 25/30 minuti circa, accendendo anche il grill negli ultimi 10 minuti di cottura, finché la farinata non avrà raggiunto il tipico colore doratissimo della superficie.
Sfornate, tagliate come meglio preferite e servite preferibilmente calda (ma anche fredda è una bomba!). Se volete potete aggiungere abbondante pepe.

Farinata croccante.

 

E con che musica accompagnare questa ricetta deliziosissima se non con quella dell’intera puntata di The Radio Bachi Live Show? Trovate il podcast cliccando qui. Buon ascolto!

Cose fatte in casa. (Ramen con fave e carote)

Da quando ho iniziato a mangiare vegano devo dire che ho scoperto di preferire i cibi fatti in casa a quelli già belli e confezionati. Ci vuole, per me, una grossa fetta di buona volontà per mettermi a cucinare tutto da zero, ma ammetto che la soddisfazione finale è qualcosa di ineguagliabile. Nei miei progetti futuri ci sono sogni di pasta fresca, pasta brisée,  pasta frolla (giusto per rendermi la vita facilissima), polpette varie ed eventuali ed anche hamburger vegani. Perché? Beh, perché il portafoglio piange, mi piace sperimentare e mi piace imparare cose nuove.

E’ confortante consumare e far consumare qualcosa di così speciale che ha richiesto tempo e concentrazione profondi. La ricetta di oggi mi ha scaldato durante una cena veloce e solitaria, una sera di particolare freddezza emotiva ma di creatività mentale. (E con l’aiuto di un frigo particolarmente vuoto)

Ingredienti per una persona:
– Ad occhio circa 80 grammi di fave surgelate;
– Un nido di spaghetti di riso;
– Una carota;
– Brodo vegetale;
– Acqua q.b.;
– Lievito alimentare in scaglie;
– Olio extravergine di oliva q.b.

Ingredienti

Preparate il brodo vegetale, io per pigrizia l’ho fatto con quello liofilizzato bio, ma è inutile dire che con le verdure fresche è decisamente meglio. Una volta pronto mettete a cuocere la carota e le fave surgelate per circa 20 minuti. Nel frattempo mettete a bagno gli spaghetti di riso: più stanno a bagno meglio è, anche se poi cuoceranno nel brodo. Passati i 20 minuti assaggiate le fave, dipende dal grado di cottura che desiderate, e poi buttate a cuocere per 5 minuti nel brodo bollente i vostri spaghetti di riso.
Una volta ultimata la cottura aggiungere un cucchiaio abbondante di lievito alimentare in scaglie e poi servite caldo caldo con un goccio di olio extravergine di oliva.

Ramen con fave e carote

E come pensare al ramen senza andare automaticamente con la voce in Giappone, patria di questa deliziosa pietanza coniugata in tutti i modi possibili ed immaginabili: con carne e uova, con tofu e verdure, con frittata ed alghe. Online si trovano centinaia di combinazioni tutte ugualmente deliziose.
Dal Giappone “rubo” questa canzone, colonna sonora di un bellissimo anime chiamato Elfen Lied. La canzone si chiama Lilium, e personalmente parlando, mi accende il cuore di un calore forte e pulsante. Non so dire se mi faccia sentire viva, ma quello che sento quando la ascolto è una forza vitale grande e piena, nonostante il tema malinconico della melodia. Che dire di più? Solo di aprire bene le orecchie e chiudere gli occhi, per godersi al meglio gli archi altissimi di questo brano dal sapore lieve.

Sapori a sorpresa. (Pancake di ceci e coste stufate con porri)

Piove ancora, non smette proprio di farlo. Il piano che avevo in mente per uscire di casa e scoprire un po’ di mondo si è andato a far benedire e ora mi ritrovo con le mani in mano. Ho mille lavoretti da fare ma la forza procrastinatrice di un bulldozer, e così mi sono ritrovata a fare la spesa e a riempire il frigo.

La ricetta di oggi è di una semplicità imbarazzante, eppure il risultato non per niente scontato: il sapore unico dei pancake di ceci si fonde perfettamente con la delicatezza delle coste (conosciute anche come biete) e del porro. Purtroppo le foto non ci sono perché la luce non andava bene e soprattutto avevo talmente fame che mi sono pappata il risultato finale senza pensarci due volte.

 

Ingredienti per una persona (dovrebbero venire tre o quattro pancake):
(Per i pancake)
– 75 grammi di farina di ceci;
– 120 ml di acqua;
– Olio extravergine di oliva per ungere leggermente la padella;
– Sale q.b;
– Curcuma q.b.
(Per le coste)
– Un cespo di coste
– Un porro
– Sale q.b.

Preparate molto prima di iniziare a cucinare la pastella unendo la farina di ceci, l’acqua, la curcuma ed il sale. Girate vigorosamente con un frustino per evitare grumi finché la pastella non diventa compatta. Prepararlo prima permette alla farina di ceci di assorbire bene l’acqua, e il risultato sarà migliore. Se non avete tempo potete prepararlo tranquillamente una decina di minuti prima di cucinare, ma prima lo fate meglio è. Ogni tanto girate ancora con il frustino per amalgamare bene.
Ungete appena appena una padella antiaderente con un goccio di olio di cocco o di oliva, fatelo scaldare a fuoco medio per qualche minuto e poi con un mestolo versate la prima porzione di pastella per i pancake. Coprite con un coperchio, aspettate due minuti: in questo poco tempo si dovrebbero essere formate delle piccole bolle d’aria sulla superficie del pancake, scurendola. Giratelo e fate cuocere dall’altra parte. Il risultato non sarà diverso dai pancake normali, ed il segreto è semplicemente il cuocerli in una padella ben calda. Procedete così fino ad esaurire la pastella.
Per le coste è tutto ancora più semplice: tagliate il porro e le coste a fettine, dopodiché buttateli in una padella antiaderente o un wok, aggiungete un goccio di acqua e lasciate a stufare con il coperchio a fuoco medio-basso.
Aggiungete il sale a metà cottura, così le foglie rilasceranno tutta l’acqua nella quale continueranno a stufarsi.
Una volta pronto, assaporate la dolcezza delle coste e dei porri in contrasto con il leggero amarognolo del pancake di ceci, vi assicuro che non riuscirete a smettere di mangiarli.

Di questa ricetta mi ha colpito la calma con la quale va preparata, il prendersi il tempo necessario per preparare la pastella, per lasciarla riposare, per tagliare le coste ed il porro. In cucina la mancanza di tempo è come usare tutti gli ingredienti sbagliati. Così ho pensato a ‘No surprises’ dei Radiohead, che è una delle mie canzoni preferite. Sembra quasi una ninnananna, la voce del cantante – Thom Yorke – si prende il tempo di raccontarci che non c’è bisogno di sorprese o di allarmi, che per favore tutto deve restare calmo.
Che per favore, tutto deve sapere di tranquillità.