Tortino al caramello salato

Il caldo vi soffoca? Avete una gran voglia di dolce ma la sola idea di accendere il forno o di uscire a cercare un gelato vi demoralizza a tal punto che vorreste piangere? Bene, ho la soluzione per voi: il tortino al caramello salato che non si mette in forno ma in freezer.

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La prima volta che ho visto la ricetta sul sito di Vegan Richa mi sono innamorata immediatamente e il mio istinto non ha sbagliato: il tortino al caramello non solo si prepara in poco più di 15 minuti dall’inizio alla fine e servono solo un pentolino, una teglia e un mixer, ma inoltre, con ingredienti alla portata di tutti come datteri, cocco grattuggiato, mandorle, sciroppo d’acero e poco altro ancora, si ottiene un dessert delizioso, dal sapore che ricorda un Bounty un po’ più fondente, in una vera e propria esplosione di piacere.
Tutte le persone a cui l’ho fatto assaggiare ne sono rimaste estasiate, chiedendone ancora e poi ancora. Probabilmente questo è uno dei dolci da non cuocere che rendono al meglio la magia degli ingredienti giusti mischiati insieme.

Rispetto alla versione originale, ho preferito togliere qualche ingrediente e variarne altri, alleggerendo così la ricetta e rendendola meno stucchevole.

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Ingredienti per una teglia di 22 x 22:
Per la base:
– 8 datteri medjoul senza nocciolo;
– 130 grammi di mandorle;
– 2 Cucchiai di semi di chia;
– 6 Cucchiai di cocco grattuggiato;
– 1 cucchiaino pieno di vaniglia in polvere;
– 1 Cucchiaio di sciroppo d’acero;
– 1 Cucchiaio di latte di mandorla (o altro latte vegetale);
– 1 pizzico di sale;

Per il caramello salato:
– 11 datteri senza nocciolo;
– 2 Cucchiai di burro di mandorla;
– 20 grammi di olio di cocco (sciolto);
– 120 grammi di latte di mandorla (o altro latte vegetale);
– 1 cucchiaino di vaniglia in polvere;
– Due pizzichi di sale (o a vostro piacere);

Per la ganache:
– 80 grammi di cioccolato fondente al 70% (oppure gocce di cioccolato);
– 1/2 tazza di latte di cocco (circa 120 grammi);
– 1 Cucchiaio di burro di mandorle

Per prima cosa mettete a bagno in acqua caldissima per 15 minuti gli 11 datteri per il caramello.
Iniziate a fare la base mettetendo le mandorle nel mixer, accendetelo fino ad ottenere una farina un po’ grossolana. Aggiungendo i semi di chia, il sale, i datteri, 2 cucchiai di cocco grattuggiato e fate ripartire il mixer fino a quando i datteri saranno ben incorporati e completamente a pezzi. Versate i rimanenti ingredienti per la base, fate nuovamente partire il mixer fino ad ottenere una pasta che schiacciandola si deve compattare. Mettete della carta forno in una teglia adatta al freezer (tipo pyrex) e distribuite il composto schiacciando con le dita fino a ricoprire la superficie della teglia. In alternativa ungete con olio di cocco la teglia e procedete nel distribuire il composto sulla superficie.
Per il caramello salato il procedimento è semplicissimo: scolate i datteri, metteteli nel mixer insieme agli altri ingredienti e fatelo partire fino a disintegrare interamente i datteri, ottenendo così una crema il più liscia possibile. Spalmate poi il caramello sulla base del tortino.
Infine per la ganache scaldate sul fuoco il latte di cocco fino a quando inizia a bollicchiare, a questo punto versatelo in una ciotola, aggiungete il cioccolato e mescolate delicatamente per farlo sciogliere. Versate il burro di mandorle e mescolate ancora per incorporarlo. Versate sul tortino e distribuitelo con una spatola.
Mettetelo in freezer avvolto dalla pellicola trasparente per alimenti e lasciate in freezer a riposare per almeno 4 ore.
Per servirlo non lasciatelo scaldare ma servitelo subito, appena tirato fuori dal freezer.

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Ah, le notti d’estate passate a cercare un po’ di refrigerio. Ah, la musica jazz, le cicale, i grilli, i pensieri che scappano via e non ritornano mai come prima.
La magia del silenzio interrotto solo da qualche nota che, coraggiosa come solo le note sanno essere, sguazza fra una stella e l’altra, come in una gigantesca piscina blu notte, senza fondo.
Ah, Erykah Badu con la sua voce inconfondibile, una brezza fondente che cola calda dalle sue labbra. “Orange Moon”, tratta dall’album “Mama’s Gun” è la canzone migliore per cambiare le notti d’estate di chiunque l’ascolti.

Riso basmati con tofu e mandorle.

Nell’ultimo mese mi è salita una scimmia incredibile per il riso basmati: lo mangerei a pranzo e a cena tutti i giorni, se potessi. Non riesco a controllarmi, ogni volta che mi chiedo cosa mangerò il riso basmati è la prima risposta che viene in mente. È così che è nata la ricetta che state per leggere: il riso basmati con il tofu e le mandorle è un piatto delicato e alla portata di tutti con pochi ingredienti in una combinazione che funziona senza se e senza ma.
La simil marinatura che regala un bel colore dorato è composta da della semplice salsa di soia e dalla pasta thai curry, un condimento speziato a base di zenzero e curry (più qualche altro ingrediente) che regala ai piatti in cui si mette un favoloso aroma fresco e stuzzicante.

Insomma, questo piatto di riso e tofu non solo si prepara in una manciata di minuti, ma è anche economico, gustoso, orientaleggiante e molto soddisfacente. Se ne avete la possibilità fate come me e godetevelo mangiando all’aperto: avrà un sapore ancora migliore ed entrerà di diritto nel vostro ricettario estivo.

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Ciao, sono il tuo amico cubettone di tofu.

Ingredienti per una persona:
– 100 grammi di tofu;
– 60 grammi di riso basmati;
– Un cucchiaio di olio di cocco;
– Una decina di mandorle;
– 1 cucchiaino di pasta thai curry;
– 3 cucchiaini di salsa di soia;
– Acqua q.b.;
– Sesamo nero (opzionale);
– Peperoncino (opzionale)

Mettete a cuocere il riso basmati secondo le indicazioni riportate sulla confezione.
Tagliate a cubetti il tofu, mettetelo a rosolare in una padella con l’olio di cocco caldo. Di tanto in tanto fatelo saltare per far imbiondire tutti i lati dei cubetti.
A parte, unite la salsa di soia e la pasta thai curry, mescolate fino a farlo sciogliere e aggiungete acqua per diluire. Non ne serve molta, direi 20 o 30 ml, a seconda di quanto è concentrata la salsa di soia che usato.
Fate saltare ancora i cubetti di tofu e poi con un cucchiaino versate la “marinatura” di salsa di soia usandone poco più di metà. Mescolate, versate in padella le mandorle intere,  aggiungete altra marinatura e continuate la cottura. A questo punto il tofu e le mandorle avranno preso un bel colore caramellato.
Scolate il riso basmati, mettetelo in padella con il tofu e versate la rimanente marinatura. Alzate il fuoco e mescolate per far amalgamare i sapori, infine servite con il sesamo e il peperoncino. Consiglio di accompagnare a questo piatto della verdura cruda.

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Ciao estate, ciao voglia di viaggiare con i finestrini abbassati, ciao buon umore che colpisce improvvisamente. In questo periodo stanno venendo alla luce tante canzoni particolarmente allegre e leggere, e fra queste la fa da padrona “Shine” di Ben Harper & The Innocent Criminals. 

Ben Harper ha fatto uscire da pochissimo il suo ultimo lavoro di studio Call it what it is – che ascolterò prestittimo – e questo pezzo è decisamente da sculettamento estivo.
Se vi serve un’infusione di buon umore e sorrisi, allora la melodia vi catturerà completamente.

Recensione: Crema spalmabile alla mandorla con olive by Vitaquell

Nell’ultimo giro che ho fatto nel mio negozio biologico preferito, ho trovato l’ennesimo formaggio vegetale da provare: la crema spalmabile alla mandorla di Vitaquell.

Vitaquell è una azienda di Amburgo che si descrive così: “Dal 1922 l’impresa familiare indipendente Fauser Vitaquell si è dedicata alla ricerca e alla produzione di generi alimentari per persone consapevoli della salute e della nutrizione. Il precursore della margarina moderna dei negozi di prodotti naturali offre accanto alla merce «convenzionale» anche sempre più prodotti biologici da coltivazione riguardosa dell’ambiente.

I prodotti variano da bibite a margarina, passando per le creme spalmabili alle gallette ricoperte di cioccolato. Insomma hanno una varietà molto consistente. Il loro sito ha solo una pagina in italiano, il resto è in tedesco ma si può capire facilmente quale sia la loro produzione.

(Sono un po’ amareggiata dal fatto che l’ennesimo formaggio vegetale non arrivi dall’Italia ma dall’estero, alzando così inevitabilmente il prezzo al consumatore. Mi rendo conto che il vegano è un mercato in espansione, che solo ora l’industria alimentare si sta accorgendo di quanto bisogno ci sia di una fetta di prodotti solo a base vegetale, ma seguendo molti blog esteri – sia europei che americani -, ho notato come altrove ci sia una vera e propria produzione di formaggi vegani che – da quello che ho capito – non hanno niente da invidiare a quelli vaccini/caprini e via dicendo. Chiudo qui la parentesi di lamentela.)

 

Vitaquell

Foto del packaging (fatta al volo). Si può vedere anche il prezzo 3,65 € per 125 grammi.

 

Ma parliamo più in dettaglio della crema spalmabile.
Gli ingredienti sono: Acqua, mandorle 13%, olio extravergine di oliva 12%, olio di semi di girasole spremuto a freddo, succo di limone, pomodoro, olive 7%, cipolla, erbe aromatiche, sale marino, spezie, zucchero integrale di canna.
È completamente senza lattosio e glutine, quindi più digeribile da tutti.

Vi dirò la verità, non è malaccio. È una crema che si fa mangiare piacevolmente, dal sapore corposo tipico dei prodotti che contengono olive. Non ha quel retrogustaccio inspiegabile che hanno tanti alti prodotti (quindi non riviene neanche), e il fatto che sia a base di mandorle è quello che mi ha convinto a comprarla.
La consiglio con del pane semplice, con i nachos o meglio ancora come base per gustose tartine o panini.
Non è un prodotto che comprerei e consumerei tutti i giorni, ma è quello sfizietto che ogni tanto bisogna togliersi.

Brava Vitaquell, questa è una crema spalmabile degna di nota.

Recensione: Pesto Rosso Siciliano by Fiorfiore Coop.

Questa è una recensione che non mi aspettavo di fare. Non vado spesso alla Coop, e fino ad ora mi era capitato di assaggiare poche cose dei prodotti FiorFiore.
Amo il pesto in ogni sua forma, e quando ho visto il barattolino di pesto rosso siciliano mi sono sentita un po’ abbattuta, pensando ci fosse dentro la ricotta o qualche altro formaggio. Sorpresa delle sorprese! Il pesto rosso ha solo ingredienti vegetali e sono pure pochi: Olio extra vergine di oliva, salsa di pomodoro, basilico fresco, pomodoro secco, mandorle, peperoncino rosso. Quasi come se fosse fatto in casa!

Pesto Rosso Siciliano

L’ho provato con la pasta ed è stato un successone. Il pesto è delicato e buono, ha una piacevole impronta di basilico freschissimo e una punta di dolcezza data dalle mandorle. Ha solo un tono mancante secondo me, che viene compensato benissimo aggiungendo prezzemolo fresco e aglio. A quel punto è completo e perfetto.

Il pesto rosso siciliano è un sugo pronto anche da usare con il pane o come intingolo con le verdure crude.
Una bella sorpresa vegana.

Pesto di pomodori secchi.

La seconda puntata de “te lo faccio io il pesto!” vede protagonista i pomodorini.
Lo so che non c’è nessuna rubrica, ho appena inventato il nome e questa cosa cadrà nel vuoto a breve, ma finché sono ispirata tanto vale tirare fuori mortaio e pestello (o il food processor, come in questo caso) e darci dentro.

Dicevo: i pomodorini secchi. Sono la delizia della mia estate, una gioia che mi concedo perché sono meglio delle patatine (provare per credere). Oggi con un poco di timo, aglio e mandorle li ho trasformati nel condimento perfetto dal sapore proprio italiano che più italiano non si può: un pesto ricco di sapore che farà esplodere le vostre papille gustative.

Ingredienti per un vasetto piccolo:

– 60 grammi di pomodori secchi;
– 20 grammi di mandorle;
– 1 spicchio d’aglio piccolo;
– Una manciata di timo;
– Olio extravergine q.b.

Mettete nel mixer del food processor tutti gli ingredienti tranne l’olio. Fate andare le lame al massimo della velocità e dopo un minuto circa aggiungete l’olio a occhio. L’olio cambierà completamente la consistenza dei pomodorini e permetterà alle lame ad S di fare un lavoro migliore. La quantità è soggettiva, io l’ho messo fino ad ottenere una consistenza pastosa.
Più fate andare le lame meglio sarà, di tanto in tanto aprite il mixer e con una spatola pulite le pareti del contenitore.
Conservare, coprendo di olio il pesto, in un barattolo ermetico.

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(Sì, il piatto è tutto pasticciato e bello unto proprio perché è così che deve essere questo pesto. Unto, pieno di sapore, da leccarsi le dita e da fare la scarpetta con il pane)

Il 15 maggio si è spento un mito assoluto della musica: B.B. King ci ha lasciato mentre dormiva. Con lui se ne vanno 89 anni di storie blues e di musica divina. Non si può proprio mettere in dubbio che fosse un Dio della chitarra. Non starò qui a parlare di Lucille e del rapporto viscerale che lo legava a questa Gibson speciale. Vi lascio ad ascoltarlo, vi lascio in compagnia della sua unicità.

The thrill is gone
It’s gone away from me
The thrill is gone baby
The thrill is gone away from me
Although, I’ll still live on
But so lonely I’ll be

Brownies quasi raw.

Questa è una assoluta prima volta per me: non avevo mai preparato un dolce crudista. Questi brownies non rientrano completamente nella categoria, ma solo perché ho usato del cacao amaro (quello tipico per i dolci) e non del cacao crudo.
Partiamo dall’ingrediente principale: i datteri. Ho scoperto i datteri sono quest’anno, prima mi sono sempre rifiutata di mangiarli perché la forma e la consistenza non mi piacevano per niente. Sono stata un po’ ignorante, lo ammetto. Poi, la folgorazione: i datteri Medjoul di Noberasco mi hanno condotto verso la luce, portando nella mia vita il piacere assoluto di gustare questi frutti a dir poco divini.
La qualità Medjoul è caratterizzata da datteri molto grandi, con una polpa molto morbida e un sapore che ricorda in maniera impressionante la vaniglia. Il primo morso è stato come addentare un bignè ripieno, giuro. 

In questo ricetta i datteri diventano il vero e proprio cuore e collante che mette insieme i restanti ingredienti (noci, mandorle, cacao ed un pizzico di caffè), per arrivare ad ottenere una “pasta” lavorabile a mano.
Mi sento di condividere un paio di consigli e accorgimenti: i datteri, una volta messi nel food processor, diventano moooolto collosi. Seriamente, si formerà una palla dal dubbio aspetto. Non so se tagliando a pezzettini i datteri il risultato sia differente, ma se vi dovesse accadere non preoccupatevi.
Proprio perché i datteri diventano collosi, vi troverete ad avere le mani appiccicose e di conseguenza appiccicherete qualunque cosa tocchiate: vi consiglio di avere la cucina già in ordine e con gli ingredienti pronti e ben disposti per evitare di lasciare impronte appiccicosine ovunque.
Non usate assolutamente il frullatore, ma solo ed esclusivamente il food processor. 

Cosa dire in concreto di questi brownies? La consistenza è super compatta, c’è un fattore di croccantezza se si beccano i pezzettoni di noci, ma è decisamente l’aroma di caffè a farla da padrone. La zuccherosità dei datteri è mitigata dal cacao ed il sapore finale non è per niente stucchevole, anzi.
Fate attenzione, dopo aver preparato e servito questo dessert riceverete moltissime proposte di matrimonio.

Ingredienti per una teglia di medie dimensioni:
– 180 grammi di noci (sgusciate);
– 130 grammi di mandorle (sgusciate);
– 300 grammi di datteri Medjoul privati del nocciolo;
– 80 grammi di cacao amaro;
– 1 cucchiaino di polvere di caffè;
– 1 pizzico di sale.

Mettete da parte 60 grammi di noci, da tritare grossolanamente.
Con l’aiuto del food processor, rendete farina le restanti noci con le mandorle. Aggiungete il cacao, il caffè ed il pizzico di sale. Fate andare ancora il mixer per qualche secondo per mescolare il composto. Mettete da parte.
Mettete nel food processor i datteri e fate girare le lame fino ad ottenere un composto unico e molto, molto, molto colloso. Mettete da parte.
A questo punto rimettete le farine ed il cacao nel food processor e fate andare le lame, aggiungendo di volta in volta i datteri. Vi consiglio di farlo unendo pezzi piccoli di datteri poco per volta. Se il vostro robot da cucina dovesse fare fatica rallentate il processo ed aiutatelo con un cucchiaio. In ogni caso, dopo diversi minuti dovreste ottenere un composto lavorabile a mano, con una consistenza simile al pongo.
Ora stendete della carta da forno in una teglia (io ho usato una di quelle in alluminio usa e getta di medie dimensioni) e versate dentro l’impasto. Aggiungete le noci tritate grossolanamente, mischiate e con le mani appiattite sul fondo della teglia.
Lasciate riposare in frigo per almeno tre ore.
Brownies raw

Per un dolce così potente, dal sapore ed aroma così intensi ed avvolgenti, ci vuole della musica con le stesse caratteristiche.
Non posso non abbinare la suadente, dolce, meravigliosa, infinita voce dell’unica Billie Holiday. Impossibile scegliere una sola canzone, ecco quindi uno dei tanti “Best of” usciti nel corso degli anni. Buon ascolto!

Brownies al cioccolato e mandorle.

E’ giunto il momento di lasciarsi andare pienamente alla preparazione di deliziosi dolci senza più alcuna paura. Alla fine sono solo dolci, no? Sono io a dover mangiare loro, e non viceversa.

Lo ammetto: i brownies solitamente non mi fanno impazzire perché le cose troppo cioccolatose mi nauseano subito. Preferisco sapori semplici e più immediati.
Per questa ricetta, invece, mi sono seriamente stupita da sola e ho stupito le persone che li hanno assaggiati: l’impasto era umidissimo, con un sapore ricco e non troppo dolce; un abbraccio di mandorla che fa venire voglia di mangiarne uno dopo l’altro. Insomma, questi brownies sono abbastanza leggeri da non risultare nauseanti e con quell’intensità dell’aroma di cioccolato che li rende un must per le feste, le colazioni e le merende.

 

Ingredienti per una teglia:
– 40 grammi di farina di riso;
– 75 grammi di cacao amaro;
– 120 ml di olio di semi;
– 100 grammi di cioccolato fondente 70%;
– 150 grammi di mandorle sgusciate;
– 500 grammi di yogurt di soia al naturale;
– 1 cucchiaino di bicarbonato;
– Un pizzico di sale;
– 180 grammi di zucchero di canna

Per prima cosa accendete il forno a 180°.
Prendete 100 grammi di mandorle e rendetele farina dentro al mixer (in alternativa potete usare direttamente 100 grammi di farina di mandorle); i restanti 50 grammi vanno tritati grossolanamente con il coltello.
In una ciotola mettete la farina di mandorle, la farina di riso, il bicarbonato, le mandorle tritate grossolanamente, lo zucchero, il cacao in polvere ed il sale e mescolate bene.
Tritate in piccole scaglie il cioccolato fondente.
Miscelate poi lo yogurt con l’olio di semi: lo potete fare con una frusta, nel mixer o con un frullatore ad immersione. L’importante è che i due ingredienti siano amalgamati per bene. A questo punto unite lo yogurt con l’olio agli ingredienti secchi ed infine anche le scaglie di cioccolato. Incorporate il tutto e versate in una teglia leggermente oliata. Infornate per 25 minuti a forno statico, coprendo la teglia con dell’alluminio dopo 10 minuti.
Sfornate e lasciate raffreddare, infine servite.


F
oto di Martina Campolo Schirru

I brownies, proprio per la loro consistenza, mi fanno venire in mente l’inverno. Qui da me ormai è tutta nebbia, tutto freddo, tutta condensa nelle macchine e nel respiro.
Ormai ci siamo, non si può più scappare. Per celebrare la stagione delle mani avvolte da caldi guanti non potevo non scegliere un pezzo che, a mio avviso, racchiude perfettamente lo spirito di questi giorni, soprattutto dell’atmosfera che si respira da Natale a Capodanno: “Linger” dei Cranberries.
(Ovviamente non si parla di atmosfera natalizia, ma di quella sorta di malinconia che prende lo stomaco. Mi capite, vero?)

 

 

(Sformato cremoso di patate ai piselli)

Qualche giorno fa mi sono trovata a parlare con un’amica e le ho chiesto di cucinare insieme un piatto mai fatto prima che ho trovato navigando in rete. Poi ci ho pensato meglio e mi sono detta “perché devo aspettare qualcuno? Faccio da sola!” ed eccomi qui a presentarvi questo piatto che per me è una vera incognita. Mai neanche assaggiato, non so che sapore deve avere né quale sia la giusta consistenza. Ho dovuto cambiare la ricetta originale (che trovate qui in inglese) perché non avevo alcuni degli ingredienti, ma ho cercato – a naso – di restare fedele alle descrizioni e di cercare di capirne qualcosa in più dalle bellissime foto del sito. A parte il colore.
Che emozione, la prima ricetta che scopriamo insieme! Insieme noi: io e voi, voi ed io, una grande famiglia di golosi che sperimentano, non siete emozionati? Io sì, sinceramente. Sarà che cucinare e preparare cose nuove mi alletta, sarà che ho voglia di fotografare, saranno altri tremila motivi messi insieme ma io sento quasi le farfalle allo stomaco.
Questa sera ne porterò una porzione a mio fratello, così avrò un giudizio esterno per capire cosa ne pensa una buona forchetta come lui.
Ma bando alle ciance, passiamo agli ingredienti.

 

Ingredienti:

– Due patate medie e tre piccole;
– Una cipolla rossa media;
– 200 grammi di mandorle spellate;
– Olio extravergine q.b.;
– 500 grammi di piselli surgelati;
– Pepe q.b.;
– Sale q.b.;
– Due cucchiaini di aglio secco;
– Una manciata di timo;
– Una manciata di rosmarino;
– 1/2 tazza di latte d’avena (o qualunque altro tipo di latte vegetale al naturale).

Come prima cosa mettere a cuocere i piselli in acqua bollente non salata per circa 7-8 minuti, scolate e mettere da parte.
Tagliate sottilmente la cipolla e fate rosolare in due cucchiaini di olio extravergine fino farla diventare trasparente. A questo punto aggiungere due cucchiaini di aglio in polvere (o fresco ma tritato), una manciata di timo, una di rosmarino e rigirare per 3 minuti. Mettere da parte.
Lavare molto molto bene le patate se volete tenere la buccia. Se preferite invece sbucciatele; in ogni caso tagliatele in fette sottili.
Scaldate il forno a 170°.
A questo punto prendete i piselli e metteteli nel frullatore, aggiungete la cipolla precedentemente cotta, le mandorle ed un po’ di sale. Iniziate a frullare e aggiungete il latte vegetale. Io l’ho lasciato leggermente “granuloso” in modo da sentire la presenza delle mandorle, ma in generale il risultato finale dovrà essere morbido e umido. A metà del procedimento ho aggiunto un goccio di olio d’oliva per ammorbidire ulteriormente.
Prendete una teglia per il forno, ungete il fondo e disponete le fette di patate fino a ricoprirlo; date una spolverata leggera di sale e pepe e coprite con la cremina di piselli, ripetete l’operazione e via così fino a formare tre o quattro strati, oppure fino a finire gli ingredienti.
Coprite con della carta stagnola, Infornate e cuocete per circa un’ora e quaranta minuti, ma controllate che le patate siano cotte. Alla fine della cottura togliete la carta stagnola, accendete il grill e lasciate solo quello per 5 minuti. Servitelo tiepido, freddo oppure caldo ma non lavico.

Update di fine cottura: è venuto inaspettatamente molto buono! La cottura va allungata rispetto alla ricetta originale citata in apertura di post, ma il sapore è veramente gradevole! Forse si sente molto l’aglio, a me non di spiace ma per chi dovesse soffrirlo un poco non esitate a non metterlo proprio.

Update post-assaggio di mio fratello: il voto complessivo è un 7, lui consiglia di aggiungere peperoncino ed un pizzico di sale per far esplodere tutto il sapore dello sformato.

 

Finalmente, finalmente, finalmente è uscito il primo album di FKA twigs, una delle mie artiste preferite del panorama moderno del trip-hop. Twigs è una ragazza giovanissima, nasce come ballerina, è una regista, è una musicista, è un po’ tutto. E quel tutto lo butta nella musica, nei singoli che ha sparato fuori uno dopo l’altro e nell’album LP1 che – lasciatemelo dire – è un viaggione pazzesco. Dai primi singoli (disponibili su youtube) a questo album il salto di qualità si sente, e non solo vocalmente: si avverte molto chiaramente un approfondimento dell’elettronica – e non solo – che fa sperare in un nuova ala del genere trip-hop.
Vorrei potervi far sentire la recensione che scrissi per Radio Bachi, ma purtroppo il sito che ospitava le puntate ha cancellato tutto e temo che non ci siano copie di backup. Mi piacerebbe sapere come mettere mp3 all’interno dei post ma finché non lo avrò imparato temo che non se ne farà niente.
In ogni caso vi lascio il video di “Two Weeks”, primo singolo estratto da LP1.
Buon ascolto!

 

A volte ritornano. (Couscous con piselli, olive e pesto di menta)

Come avevo promesso (a me stessa) nel post precedente, sono tornata. Ho organizzato il menù settimanale in modo da avere la possibilità di cucinare cose diverse ogni giorno e possibilmente due volte al giorno. Come mi ha suggerito Valentina (la meravigliosa proprietaria del blog Brodo di Coccole) è meglio preparare prima un’idea di ciò che si cucinerà durante la settimana, andare a fare la spesa seguendo la lista e poi cucinare come se non ci fosse un domani. Ho provato a farlo dandomi un tempo limitato, quindi la mia lista di pranzi e cene partiva dal venerdì per arrivare al martedì. Come inizio non è stato male, sono andata un po’ in confusione presa dall’entusiasmo ma per ora sono riuscita a mantenere la tabella di marcia – fatta eccezione per la cena di domenica che si è trasformata praticamente nell’ordinare una piadina falafel con i miei amici.

La prima ricetta che vi presento l’ho “rubata” dal libro di Girovegando, ed è di una semplicità e di una bontà imbarazzanti. Ho cambiato solo qualche cosa perché non avevo qualche ingredienti, ma insomma qui di seguito trovate il risultato.

Ingredienti per una persona:

– 70 grammi di couscous;
– 100 grammi di piselli (ho usato quelli surgelati ma sarebbe meglio cucinare con quelli freschi);
– Una manciata di olive verdi denocciolate;
– Olio extravergine di oliva.
(Per il pesto)
– Una manciata abbondante di mandorle con la buccia;
– circa 15 grammi di menta fresca;
– Circa 10 grammi di basilico fresco;
– Un cucchiaio e mezzo di lievito alimentare in scaglie;
– Olio Extravergine di oliva q.b.;
– Sale q.b.;
– Acqua q.b.

Mettete subito a cuocere in acqua leggermente salata i piselli per il tempo indicato sulla confezione oppure per circa 10 minuti se freschi. Una volta cotti metteteli da parte. Nel frattempo mettete a scaldare in padella le mandorle per qualche minuto muovendole molto spesso e poi frullatele fino a ridurle in farina. Ho preferito lasciarle leggermente a grana grossa, ma anche fine va più che bene. Lavate la menta ed il prezzemolo, aggiungeteli alle mandorle insieme all’olio, il sale ed il lievito. Accendete ora il mixer e a velocità bassa aggiungete tanta acqua quanta è necessaria per ottenere una bella consistenza cremosa.
Prendete il couscous e cucinatelo secondo le indicazioni della confezione: io ho messo a bollire l’acqua in proporzione 1:1 con il couscous e una volta in ebollizione l’ho versata sul couscous in una ciotola, ho coperto con un coperchio e ho lasciato riposare per circa 6 o 7 minuti – dipende dal grado di cottura che si desidera.
A questo punto sgranate il couscous, aggiungete le olive, i piselli ed il pesto e mischiate per bene il tutto. Servite caldo o freddo, come preferite. Il sapore della menta risalterà ad ogni boccone.

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Per accompagnare questa prima ricetta ho scelto una canzone che è un po’ l’opposto del titolo: si chiama “Buon appetito” ed è di Dente e fa parte dell’album “L’amore non è bello”.
Dente è un cantautore italiano che a me piace molto, o meglio mi piacciono i suoi primi album visto che sull’ultimo non riesco ad esprimermi in maniera positiva. Non è brutto, ma lo sento forzato ed un po’ finto.
I suoi lavori precedenti invece sono freschi, pieni di melodie che rimangono bene impresse ed i testi delle sue canzoni sembrano scritti da qualcuno che ha vissuto la mia vita, soprattutto quella amorosa. Dente è un ragazzo un po’ strano, l’ho visto dal vivo due volte ed entrambe le volte ha interagito con il pubblico in maniera impacciata ma efficace e spiritosa. Nelle sue canzoni si trova la stessa ironia e spesso si rimane stupiti dal “vero” significato (ovviamente a discrezione personale) delle sue parole. La canzone che trovate qui sotto è ambientata in una situazione post-rottura, ed è intrisa di quella rabbia delusa di chi ci teneva davvero e si perde in certi pensieri di “rivalsa” sull’altra parte. Credo che sia una delle mie preferite e mi è stata molto utile in momenti di forte sconforto, quei momenti in cui non sapevo dove o come direzionare la delusione.