Muffin alle carote con crema di anacardi.

Guardo fuori dalla finestra e nevica. Quasi non ci credevo questa mattina quando mi sono svegliata, ma la neve ha fatto capolino sorprendendoci tutti.
La neve mi è mancata tantissimo, questo inverno l’abbiamo vista brevemente solo un paio di giorni e oggi è praticamente come se fosse un giorno di festa!

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Allora festeggiamo con questa ricetta che cade a fagiolo: muffin alle carote con crema di anacardi, adattata da quella di The Conscientious Eater. 
Diciamoci la verità, a volte i muffin sono un pochino tristi da soli e non c’è niente di meglio che fare una crema velocissima per accompagnarli. Gli anacardi si prestano molto bene perché sono belli grassi e molto versatili, sia per preparazioni salate che dolci. Diciamo che il risultato finale non è dei più leggeri, e forse un paio di muffin ricoperti o ripieni bastano e avanzano, però dai, è il weekend, si sa che sabato e domenica ci si può concedere qualcosa in più.
Questi muffin hanno lievitato moltissimo, forse per la presenza della famosa purea di mele (applesauce), santo graal della pasticceria vegana. Fino ad oggi non avevo mai provato a metterla in una ricetta, ma l’ho trovata all’Esselunga e mi sono detta che era giunto il momento. Il risultato finale è quello di un impasto ben lievitato, senza alcun retrogusto di mela ma che ha un qualcosa in più, forse la morbidezza e la spugnosità.

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Insomma, se volete un dolcetto corposo e ricco, questa è la ricetta che fa per voi.

Ingredienti per 8 muffin:
– 100 grammi di carote grattuggiate;
– 120 grammi di zucchero integrale;
– 1 cucchiaino di vaniglia;
– 190 grammi di latte di riso;
– 150 grammi di purea di mela;
– 300 grammi di farina (ho usato la Mix It!);
– Un pizzico di sale;
– Una bustina di cremor tartaro;
– 1/2 cucchiaino di bicarbonato

Per la crema:
– 250 grammi di anacardi, messi in ammollo per almeno 4 ore;
– 1 cucchiaino di vaniglia;
– 1 bicchiere d’acqua;
– Zucchero a velo q.b.;
– Sciroppo d’acero q.b. (opzionale)

Preriscaldate il forno a 200°.
In una terrina unite le carote, lo zucchero, la vaniglia, il latte di riso e la purea di mela e mescolate, amalgamando gli ingredienti.
In un’altra ciotola mischiate insieme la farina, il sale, il cremor tartaro e il bicarbonato.
Versate gli ingredienti secchi con quelli bagnati e amalgamate con una frusta a mano, fino a ottenere un composto omogeneo.
Versate la pastella nei pirottini da muffin (io ho usato quelli in alluminio, li ho unti leggermente e hanno cotto molto bene) infornate e cuocete per 30 minuti circa. Fate la prova dello stuzzicadenti, a fine cottura e mettete a raffreddare.
Per preparare la crema di anacardi, scolate gli anacardi messi in acqua precedentemente, metteteli in un food processor, aggiungete tutti gli altri ingredienti e frullate fino a ottenere una crema abbastanza omogenea, la più liscia possibile. Per il grado di dolcezza dovete decidere voi, non ho pesato né lo zucchero né lo sciroppo d’acero ma li ho aggiunti poco per volta.
Servite i muffin freddi ricoperti di crema, o farciti di crema, o immersi nella crema: come preferite!

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Prosegue la Vinyl fever, ovvero quello stato di eccitazione incontrollata che precede l’inizio di ogni puntata della nuovissima serie tutta musica, sesso, coca, e attori di altissimo livello firmata Martin Scorsese e Mick Jagger.
Nella seconda puntata ci si trova davanti alla meraviglia del mondo di Andy Warhol con tanto di Velvet Underground che suonano la PERFETTA “Venus in Furs“, che è da sempre una canzone che mi insegue come un fantasma nella notte.
La melodia ossessiva sa molto di viaggio da acido, mentre la voce di Lou Reed accompagna in questo percorso musicale buio e misterioso: un capolavoro.

Sformato di quinoa, cavolfiore e cipolla.

Continua la mia passione sfrenata per l’uso del forno. C’è qualcosa nel gesto di infornare e sfornare che mi fa sentire veramente a casa.
Questa volta inforniamo e sforniamo uno sformato di quinoa, cavolfiore e cipolla rossa, liberamente ispirato alle ricette del numero di dicembre di “WeVeg“, mensile di alimentazione e cucina vegana.
Rispetto alla ricetta originale, ho sostituito i porri con la cipolla rossa,  dimezzato le porzioni e quasi raddoppiato il tempo di cottura in forno.

Il risultato finale non mi ha convinto del tutto, secondo me andava arricchito con qualche sapore in più, come per esempio olive, capperi e pomodorini secchi. Non fraintendetemi, è molto buono, ma qualcosa per me non ha funzionato. Forse è colpa della quinoa che sto usando, che per quanto venga lavata e rilavata accuratamente, mantiene un sapore di bruciacchiato che non sopporto, o forse questa può essere presa solo come una preparazione base da arricchire con ingredienti più saporiti.

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Ingredienti per due persone:
– 250 grammi di cavolfiore lavato;
– 150 grammi di quinoa;
– 1 cipolla rossa media;
– 2 cucchiai abbondanti di farina di ceci;
– Sale q.b.;
– Olio extravergine di oliva q.b.;
– Pepe q.b.

Lavate accuratamente la quinoa e mettetela a cuocere seguendo le istruzioni sulla confezione, usando però due parti di acqua per ogni parte di quinoa.
Sbollentate il cavolfiore lavato e tagliato a cimette in acqua bollente salata per circa 20 minuti.
In una padella oliata, fate ammorbidire la cipolla. Aggiungete un goccio di acqua alla volta per non farla attaccare e cuocetela fino a quando non avrà cambiato colore.
Accendete il forno a 180°.
Quando questi ingredienti saranno pronti, metteteli tutti insieme in un mixer insieme a del pepe, a una passata di olio e ai due cucchiai di farina di ceci.
Fate andare le lame del mixer fino ad ottenere un composto appiccicoso ma ben amalgamato.
Mettete della carta forno in una teglia e adagiatevi dentro il composto, livellandolo dove necessario. Versate ancora sulla superficie olio di oliva e cuocete per almeno 40 minuti. Io ho dovuto cuocere per 50 minuti, con gli ultimi 10 di funzione grill, mentre la ricetta originale prevedeva una cottura di soli 30 minuti.
Lasciate raffreddare un pochino e servite con un contorno verduroso.

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Oggi mi faccio accompagnare dalla bellissima musica di Richard Ashcroft. Ogni tanto mi dimentico della sua esistenza, poi riascolto i suoi album e torno esattamente a quando li ho sentiti per la prima volta. In particolare “You on my mind in my sleep” mi regala una dolce malinconia che oggi voglio abbracciare e tenere solo per me.

If all we lose is the skin
I’m putting you under within
We’re gonna make this life together
The symptoms are too deep
I got you on my mind in my sleep
you on my mind in my sleep

 

Zuppa di broccoli, spinaci e ceci.

Sono riuscita a trovare le lampadine a luce fredda per riuscire a fare foto un pochino più curate per il blog. Anche se la cosa più furba da fare sarebbe usare la luce naturale, non sempre è possibile, un po’ perché l’ispirazione per cucinare mi viene quasi sempre di sera e un po’ perché, con questo tempo nebbioso e grigio, di luce naturale ce n’è veramente poca.
Insomma, ieri ero esaltatissima all’idea di provare le lampadine e, come al solito ho fatto le cose di corsa, e i primi scatti – quelli in teoria più curati – erano un disastro: avevo dimenticato di mettere il peperoncino, il sesamo, i condimenti per dare quel tocco di colore in contrasto, insomma un vero schifo.
Così alla fine ho fatto qualche altra prova con una delle tazze che uso normalmente e bon, ragionando di più lo scatto non è venuto male. Non è il massimo ma non è neanche vuoto.
Ora, più guardo la foto, più mi rendo conto che quando le cose le faccio con calma, senza ansia da prestazione, mi vengono bene. La foto non è fra le migliori che io abbia fatto, ma nonostante questo è brillante, colorata, appetitosa e mi porta a voler condividere subito la ricetta di questa zuppa semplice ma incredibilmente ricca.
Una delle zuppe svuotafrigo (e svuotafreezer) più buone che io abbia mai fatto, alla portata di tutti e senza ingredienti stravaganti.

Ingredienti per una persona molto affamata:
– 1 broccolo medio;
– Una manciata di piselli surgelati;
– 150 grammi di ceci già cotti;
– 1 Carota;
– 1 o 2 cubetti di spinaci surgelati;
– 1 patata media;
– Olio extravergine di oliva q.b.;
– Sale q.b.;
– Peperoncino q.b.;
– Semi di sesamo (nero o bianco) q.b.

Lavate e sbucciate la patata, poi tagliatela a pezzi piccoli. Più piccoli saranno prima si cuocerà.
Fate la stessa cosa la carota, tagliandola a rondelle non troppo fini.
Lavate attentamente il broccolo e staccate a mano le infiorescenze una a una. Se vi piacciono i pezzettoni lasciatele piuttosto grandi, altrimenti fate un bel lavoro di fino.
Mettete la verdura tagliata in una pentola abbastanza grande, aggiungete la manciata di piselli e gli spinaci surgetali. Coprite con acqua fredda e mettete a cuocere su fuoco alto.
Quando l’acqua inizia a bollire abbassate il fuoco, coprite la pentola con il coperchio lasciando uno spiraglio e cuocete per 10 minuti, mescolando un paio di volte.
Passati i 10 minuti unite i ceci già cotti, il sale a vostro gusto e lasciate cuocere per altri 10 minuti circa. Controllate solo la cottura delle patate.
Servite subito con una spolverata di semi di sesamo, di peperoncino e un giro di olio extravergine di oliva.

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In questi giorni sono in grande fissa con Selah Sue, cantautrice belga dall’immenso talento. Il suo primo album dal titolo omonimo risale al 2011, mentre nel 2014 è uscito “Reason”, un lavoro molto maturo che mi sta risucchiando l’attenzione. Non riesco ad ascoltare altro. La sua voce graffiante mi regala gioia e dolore e sono innamoratissima dei suoi cambi di tonalità.
Scopritela con la title track del secondo album.

In the end she should know
That she is drowning in sorrow, oh
Alone
So let’s hope she’ll change her faith
And make all this sadness stop

Super minestra di verdure.

È tornata la neve ad imbiancare tutto e soprattutto a rendere più fredda questa valle infinita di freddume che è già normalmente il Piemonte.
Con la neve arrivano tutte le scuse possibili e immaginabili per chiudersi in casa e scaldarsi con una bella zuppa invernale.
Gli ingredienti sono tutti (o quasi) di stagione e facilmente reperibili, bisogna solo avere la pazienza di aspettare ben 30 minuti per la cottura di questa zuppa. Che fatica, ?

N.b.: Se non aveste mai usato il daikon sappiate che è una radice bianca molto lunga, dal sapore simile al ravanello ma più piccante. La trovo facilmente all’Esselunga.
Si può mangiare sia cotta che cruda, ma cotta perde la piccantezza e assume un sapore che varia verso il dolce. È un ottimo ingrediente per i minestroni. Una volta lavata basta sbucciarla come fareste con una carota.

 

Ingredienti per parecchia zuppa:
– Un cavolo romano;
– Due carote;
– Due patate;
– Un bel pezzo di daikon;
– Un pezzo di radice di zenzero;
– Erba cipollina.

Pulite e tagliate le carote, le patate e il daikon a cubetti non troppo piccoli.
Lavate accuratamente il cavolo romano e staccate i fiori (o tagliateli) cercando di separarli tutti o quasi.
Lavate e tagliate grossolanamente l’erba cipollina e riservate lo stesso destino al pezzo di radice di zenzero.
Mettete tutto in una pentola, riempitela d’acqua e fate cuocere a fuoco moderato per 30 minuti circa, o finché le verdure non avranno raggiunto il grado di cottura che più gradite. Se volete potete aggiungere una manciata di orzo o grano saraceno durante la cottura.

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Dire che fa freddo, l’abbiamo detto. Delle zuppe abbiamo parlato. La meraviglia della neve la conosciamo (più o meno) tutti. E allora cosa ci rimane da dire? Niente. Godetevi “The rat” dei The Walkmen e non dite una parola.

Brownies al cioccolato e mandorle.

E’ giunto il momento di lasciarsi andare pienamente alla preparazione di deliziosi dolci senza più alcuna paura. Alla fine sono solo dolci, no? Sono io a dover mangiare loro, e non viceversa.

Lo ammetto: i brownies solitamente non mi fanno impazzire perché le cose troppo cioccolatose mi nauseano subito. Preferisco sapori semplici e più immediati.
Per questa ricetta, invece, mi sono seriamente stupita da sola e ho stupito le persone che li hanno assaggiati: l’impasto era umidissimo, con un sapore ricco e non troppo dolce; un abbraccio di mandorla che fa venire voglia di mangiarne uno dopo l’altro. Insomma, questi brownies sono abbastanza leggeri da non risultare nauseanti e con quell’intensità dell’aroma di cioccolato che li rende un must per le feste, le colazioni e le merende.

 

Ingredienti per una teglia:
– 40 grammi di farina di riso;
– 75 grammi di cacao amaro;
– 120 ml di olio di semi;
– 100 grammi di cioccolato fondente 70%;
– 150 grammi di mandorle sgusciate;
– 500 grammi di yogurt di soia al naturale;
– 1 cucchiaino di bicarbonato;
– Un pizzico di sale;
– 180 grammi di zucchero di canna

Per prima cosa accendete il forno a 180°.
Prendete 100 grammi di mandorle e rendetele farina dentro al mixer (in alternativa potete usare direttamente 100 grammi di farina di mandorle); i restanti 50 grammi vanno tritati grossolanamente con il coltello.
In una ciotola mettete la farina di mandorle, la farina di riso, il bicarbonato, le mandorle tritate grossolanamente, lo zucchero, il cacao in polvere ed il sale e mescolate bene.
Tritate in piccole scaglie il cioccolato fondente.
Miscelate poi lo yogurt con l’olio di semi: lo potete fare con una frusta, nel mixer o con un frullatore ad immersione. L’importante è che i due ingredienti siano amalgamati per bene. A questo punto unite lo yogurt con l’olio agli ingredienti secchi ed infine anche le scaglie di cioccolato. Incorporate il tutto e versate in una teglia leggermente oliata. Infornate per 25 minuti a forno statico, coprendo la teglia con dell’alluminio dopo 10 minuti.
Sfornate e lasciate raffreddare, infine servite.


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oto di Martina Campolo Schirru

I brownies, proprio per la loro consistenza, mi fanno venire in mente l’inverno. Qui da me ormai è tutta nebbia, tutto freddo, tutta condensa nelle macchine e nel respiro.
Ormai ci siamo, non si può più scappare. Per celebrare la stagione delle mani avvolte da caldi guanti non potevo non scegliere un pezzo che, a mio avviso, racchiude perfettamente lo spirito di questi giorni, soprattutto dell’atmosfera che si respira da Natale a Capodanno: “Linger” dei Cranberries.
(Ovviamente non si parla di atmosfera natalizia, ma di quella sorta di malinconia che prende lo stomaco. Mi capite, vero?)

 

 

Farinata cuore mio.

Giovedì ho passato una serata un po’ speciale: io e mio fratello abbiamo affrontato il freddo e la nebbia e ce ne siamo andati fino a casa del nostro già citato amico Jolly Rains per fare insieme la diretta dell’ultima puntata del 2014 di The Radio Bachi Live Show.
Nelle info su di me e anche in un post scritto all’inizio di questa avventura blogghereccia parlai di questa radio pirata  che ora ha cambiato broadcaster e nome del programma, ma comunque l’essenza rimane esattamente uguale.
Vista la diretta speciale ho deciso di portare un piccolo stuzzichino che mi riesce proprio bene: la farinata.

Ho una vera e propria passione per la farinata e ne ho assaggiati di tutti i tipi.
Dopo aver speso millemila euro raccattando fette di qua e di là ho deciso di imparare a farla da sola e ammetto che è veramente facile. Bisogna solo avere l’accortezza di lasciar riposare la pastella almeno 10-12 ore. Addirittura certi genovesi dicono che debba riposare fino a 24 ore, ma la metà basterà ampiamente.
Un altro elemento importantissimo per la riuscita di una perfetta farinata è la temperatura del forno. Deve essere alta, altissima, al massimo della potenza.
Bando alle ciance passo subito alla lista degli ingredienti e del procedimento.

 

Ingredienti per tre persone:
– 300 grammi di farina di ceci;
– 900 ml di acqua:
– Sale q.b.;
– Olio extravergine di oliva q.b.

Partiamo subito con le proporzioni: una parte di farina per tre di acqua e la pastella è fatta!
In un recipiente versate la farina di ceci e l’acqua. Mischiate con una frusta fino alla completa sparizione dei grumi. Non vi preoccupate se l’impasto sembrerà molto liquido, è così che deve essere.
Mettete il sale a seconda dei vostri gusti, coprite con un coperchio e lasciate a riposare fuori dal frigo.
Ora, in molte ricette si parla di un minimo di almeno 4 ore di riposo (che vanno benissimo) ma se potete fate riposare per almeno 10 ore. Se ne avete il tempo, di tanto in tanto date una girata con un mestolo poiché la farina di ceci si deposita tutta sul fondo creando due strati.
Passate le ore necessarie togliete la schiumina che si sarà formata in superficie, aggiungete mezzo bicchiere di olio di oliva e amalgamate il tutto.
Fate scaldare benissimo il forno ad almeno 220° di temperatura, io ho cotto a 250°, che è la potenza massima del mio.
Ungete abbondantemente una teglia, diciamo con almeno un quarto di bicchiere di olio, date una girata ancora all’impasto e poi versatelo nella teglia poco per volta. Quanto versarne? Di solito io prendo come misura circa mezzo centimetro di liquido nella teglia. Potete farla anche più spessa ma i tempi di cottura si allungheranno leggermente. La farinata deve essere abbastanza sottile.
Infornate per un totale di 25/30 minuti circa, accendendo anche il grill negli ultimi 10 minuti di cottura, finché la farinata non avrà raggiunto il tipico colore doratissimo della superficie.
Sfornate, tagliate come meglio preferite e servite preferibilmente calda (ma anche fredda è una bomba!). Se volete potete aggiungere abbondante pepe.

Farinata croccante.

 

E con che musica accompagnare questa ricetta deliziosissima se non con quella dell’intera puntata di The Radio Bachi Live Show? Trovate il podcast cliccando qui. Buon ascolto!

Dadolata di sedano rapa.

Il mercato del martedì riserva sempre belle sorprese. Durante l’ultima incursione ho deciso di lanciarmi nell’acquisto di una verdura mai provata prima: il sedano rapa.
E’ una radice nodosa e molto dura. Per prepararla basta sbucciarla e lavarla molto bene; si può mangiare cruda – dopo una consistente marinatura, oppure in insalata condita con semplice limone ed olio, o ancora con una salsa di yogurt – oppure cotta.
Se devo essere sincera il sapore mi ha un po’ sorpreso e un po’ no. Come dice il nome ricorda il sedano, ma essendo una radice ha un nonsochè di terroso e intenso. Ho scelto di provarla come esperimento con un mix di zucchine e carote, e mi pento solo di non aver aggiunto il prezzemolo a fine cottura.
Mentre andava in padella emanava un profumo di topinambur e burro, una combinazione decisamente bizzarra!

 

Ingredienti per una persona:
– Una zucchina;
– Una carota;
– Mezzo sedano rapa;
– Sale q.b.;
– Olio extravergine di oliva.

Preparate la carota e la zucchina e tagliatele a dadini. Sbucciate il sedano rapa e lavatelo, poi fatelo a dadi delle stesse dimensioni delle altre verdure.
Scaldate in padella un goccio di olio extravergine e fatevi saltare i dadini per circa 10 minuti a fuoco medio-basso. Aggiungete sale verso fine cottura e se lo desiderate anche altri tipi di spezie.
Et voilà, il contorno facile, leggero e dal gusto particolare è pronto!

 

Dadolata

Con questa ricetta ho volutamente usato l’ultima zucchina. Mi arrendo all’inverno, mi arrendo alle verdure di stagione.
Celebro soprattutto il fatto che io, in fondo in fondo, l’estate l’ho sempre un po’ odiata. E quale canzone migliore di “Estate” di Bruno Martino per abbracciare totalmente la stagione invernale?

Canzone del mare. (Insalata di zenzero, arancia, mela e carote)

Questa mattina mi sono svegliata dopo troppe ore di sonno ed una notte agitata senza senso. I sogni che ho prodotto sono complicati eppure mi sembrano così ovvi da farmi sentire turbata ma non in maniera pesante. Quando mi sveglio così finisco con il sentirmi tutta mescolata, come se dentro avessi un mare in tempesta.

Mi sveglio insomma con un umore da fado, che è la bellezza e la tristezza insieme, che è la malinconia del passato unita al bisogno della speranza per il futuro.
Per questo tipo di umore sento il bisogno incredibile di sapori freschi e dolci, sento il bisogno di frutta, che mi fa sentire a contatto con la terra, sento il bisogno dello zucchero primitivo che mi fa tornare animale selvaggio in cerca di risposte. Ho bisogno di sentire nella mia bocca l’esplosione di sapori diversi che però lasciano una fragranza di pioggia estiva che dura tutto il giorno.

 

Ingredienti per una persona:
– Un’arancia;
– Mezza radice di zenzero (se è piccola anche una intera va bene);
– Una mela (di qualsiasi tipo, anche se è preferibile un sapore leggermente aspro);
– Due carote;
– Sale q.b.
– Due cucchiai da caffè di olio extravergine di oliva;
– Il succo di mezzo limone (o aceto balsamico, come preferite).

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Questa è la ricetta più facile del mondo, infatti basta sbucciare e tagliare a pezzetti l’arancia, la mela, le carote e lo zenzero e mischiare tutto. Non dovrei neanche scriverla tanto è facile. Per il condimento potete sbizzarrirvi, io uso olio e limone perché esaltano il sapore delle carote e delle mele (oltre a non farle annerire); se fossi in voi aggiungerei anche delle mandorle a scagliette o a pezzettini oppure ancora dei pinoli. Insomma le insalate sono la creatività per eccellenza e questa non fa alcuna eccezione.
Per il taglio dello zenzero vi consiglio di seguire la linea dei filamenti che vedrete tagliando la radice: dopo averla sbucciata portate pazienza e fate pezzi piccoli: più sottili sono, più l’aroma dello zenzero arricchirà l’insalata.
Tutto qua, niente di più facile!

Come scrivevo in apertura di post, è il fado la musica che caratterizza la giornata di oggi e chi se non Dulce Pontes potrebbe arricchire di note questa cucina (virtuale e non)? ‘Cancão do mar’ è un brano che mi è stato “regalato” un paio di anni fa da un’amica che ha girato da sola un bel pezzo di Portogallo e che mi ha raccontato di come il fado permei ogni cosa, dalle rocce del mare all’asfalto delle città. Mi ha regalato questa canzone in un momento di forte cambiamento per me, un momento nel quale mi sentivo il mare in tempesta dentro il petto e avevo bisogno di infrangermi con forza contro le insicurezze che incontravo. Che dire, la voce di Dulce Pontes ha fatto il suo dovere e spero che faccia provare anche a voi quella forza incontenibile che ha fatto sentire a me.