Pesto di avocado.

Il pesto di avocado è un’alternativa semplice e molto gustosa ai sughi più “classici” per la pasta: eliminando il pomodoro – ingrediente sempreverde della nostra cucina – si può veramente spaziare con la fantasia.

Qualche anno fa ho avuto qualche brutto problema di stomaco, e il sugo di pomodoro me lo potevo proprio scordare. Riuscivo a mangiare solo pasta e carote, ogni tanto qualche altro alimento ma niente di più. Presa dal panico, pensando che i miei pranzi sarebbero stati conditi per sempre solo da un filo d’olio, ho iniziato a inventarmi delle alternative a questa tortura medievale che mi stava capitando. Visto che l’avocado era una delle poche cose che tolleravo senza stare male, un giorno ho scoperto l’acqua calda quando ho messo un avocado nel frullatore insieme a qualche altro ingrediente e ho lasciato che il tutto si trasformasse in una deliziosa cremina verde con la quale condire la mia altresì tristissima pasta in bianco.

E allora ecco qui il pesto di avocado: semplice, veloce, fresco e delizioso, vi darà un vero e schiaffo di sapore e trasformerà il vostro piatto di pasta in una piacevole e inaspettata cremosa bontà.

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Ingredienti per una persona:
– 80 grammi di pasta;
– 1/2 avocado tagliato a pezzetti;
– 2 cime di foglie di basilico (6 – 8 foglie al massimo) lavate e asciugate;
– 25 grammi di noci sgusciate;
– 1 cucchiaio e 1/2 di olio extravergine di oliva;
– Un pizzico di sale;
– La punta di 1 cucchiaino di aglio in polvere (di più, se vi piace);
– Acqua q.b. (se necessario);
– 3 cucchiaini si succo di lime (o limone);
– Peperoncino q.b. (opzionale)

Cuocete la pasta secondo le indicazioni della vostra confezione.
In un food processor con le lame ad S mettete tutti gli ingredienti per preparare la salsa. Fate andare le lame e aggiungete l’equivalente un cucchiaio di acqua per volta, se è necessario. Se l’avocado dovesse splattarsi sulle pareti del vostro food processor, con un leccapentola ridistribuitelo e fate partire nuovamente le lame fino ad ottenere una salsa morbida ma ancora con qualche pezzetto di noce.
Scolate la pasta, e servitela con due o tre cucchiaini di pesto, il resto conservatelo (se non ve lo mangiate tutto subito) in un contenitore ermetico ma prima si mangia meglio è.
Se volete dare un tocco in più, spolverizzate la pasta al pesto di avocado con del peperoncino e della farina di mandorle.

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Sister Sparrow & The Dirty Birds è un gruppo di New York formato da 7 elementi che si diletta nel suonare musica di ispirazione rock e soul. La cantante Arleigh Kincheloe ha una voce veramente interessante, calda e graffiante allo stesso momento, che completa perfettamente l’energia del gruppo.
Loro sono un caso particolarissimo di quel tipo di gruppi che è meglio ascoltare dal vivo che in album, forse perché in versione live ci mettono tutti un’energia più naturale e sincera, completamente inaspettata.
Allora vi lascio con una performance del settetto con la canzone “Sugar”, ma non finisce qua: vi consiglio anche di ascoltare il mini concerto per NPR Music che potete trovare qui.

Paninazzy ripieno di ceci, avocado e rucola

Avete presente quando dovete per forza usare degli ingredienti che altrimenti vanno irrimediabilmente a male? Ecco, così. Questo paninazzy arriva proprio dall’esigenza di usare una manciata di ceci che mi imploravano di uscire dal frigo, mezzo avocado che non voleva saperne di diventare guacamole e qualche foglia di rucola che svolazzava in un sacchetto di insalata. Insomma, la cena dei poveri che si trasforma in un piatto da regine e re.

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Paninazzy serissimo.

Ingredienti per un panino:
– Mezza scatola di ceci già cotti;
– Mezzo avocado maturo;
– Una manciata di rucola (o altra insalata a piacere);
– 3 cucchiaini di succo di limone;
– 2 fette di pane (quello che preferite);
– Sale e pepe q.b.;
– Senape dolce q.b.

Mettete a tostare il pane.
In una ciotola schiacciate con la forchetta i ceci fino ad averli ridotti in una sorta di purea a pezzettoni, fate la stessa cosa con il mezzo avocado.
Condite con il succo di limone, il sale e il pepe e mescolate bene, assaggiando e aggiustando i sapori. Niente vi vieta di buttarci dentro anche altre spezie come il peperoncino.
Quando il pane è pronto, spalmate le due fette con la senape, adagiate la rucola e poi buttateci sopra a cucchiaiate il vostro ripieno, fino a quando vi va. Chiudete il panino, ignorate tutto il mondo che vi circonda e gustatelo con amore.

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Panino con vista.

È sabato, c’è bisogno di relax e “Settle down” di Kimbra – tratta dal suo album Vows è la canzone che mi sta aiutando molto a trovare il mood per la serata.
Kimbra è una cantante (ma non solo) neozelandese, diventata più o meno famosa con la canzone “Somebody that I used to know” di Gotye.
Che dire, la sua voce è una vera e propria sostanza dopante per le orecchie, di una bellezza e raffinatezza jazz rarissime. Spero che vi piaccia quanto piace a me.

We can settle at a table
A table for two
Won’t you wine and dine with me?

Risotto al cioccolato

Ci sono quei momenti in cui ho una voglia sfrenata di mangiare qualcosa di dolce, ma in casa non ho quasi mai niente. Per me dolce = torta, quindi sono caduta un po’ dal pero quando ho intravisto su instagram la foto del risotto al cioccolato. Incuriosita ho cercato di più, e oltre a scoprire What should I eat for breakfast, un food blog di una bellezza assoluta, ho finalmente realizzato che un dolce non deve essere per forza fatto di ottomila ingredienti che non ho mai in casa. L’ho detto che sono caduta dal pero, no? Più cucino più realizzo che la mia educazione alimentare è stata veramente scarsa e che sto imparando tutto ora da sola, quindi ogni cosa che “scopro” o preparo mi sembra scesa direttamente dall’Olimpo. Forse il mio iper-entusiasmo a volte sembra esagerato, ma sono consapevole di aver fatto una lunga strada per arrivare fino a qua, e di averne ancora molta da fare: a conti fatti (forse l’ho già detto), prima di diventare vegana non ero in grado di cucinare quasi nulla; ora invece ho a disposizione idee, ricette e fantasia per non annoiare mai il palato. La felicità è fatta anche di queste consapevolezze.

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Il risotto al cioccolato è una vera e propria delizia che si prepara in 15 minuti contati e che regala un dolce cremoso, lussurioso, alla portata di tutti e semplicissimo da preparare. Vi servono solo una pentola, del riso, del latte di riso e una tavoletta di cioccolata: ditemi voi se non è il dessert più semplice della terra (forse dell’intero universo!). Anche chi si sente un po’ impedito ai fornelli può preparare il risotto al cioccolato e fare una figura da chef professionista. Il lavoro duro lo fa tutto l’amido del riso e dopo il burro di cacao contenuto nel cioccolato. Inoltre, l’aggiunta del rosmarino in cottura e poi al momento di servire, dona al cioccolato uno strato di sapore in più che farà esplodere di felicità le vostre papille gustative.

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Ingredienti per 2 porzioni abbondanti o per almeno 4 mini porzioni:
– 100 grammi di riso arborio;
– 500 ml di latte di riso;
– 100 grammi di cioccolato fondente;
– 1 cucchiaio di sciroppo d’acero;
– 1 rametto di rosmarino + altro rosmarino per decorare;
– 1 pizzico di sale;
– Cocco grattuggiato per guarnire;
– Mandorle in scaglie per guarnire.

Spezzate la tavoletta di cioccolata e mettete da parte.
In una pentola mettete il riso, il latte di riso, lo sciroppo d’acero, il sale e il rametto del rosmarino. Fate cuocere a fuoco medio fino a raggiungere il bollore, mescolando sempre. Una volta raggiunto il bollore abbassate la fiamma quasi al minimo e lasciate cuocere per 15 minuti, continuando a mescolare per evitare che il riso si attacchi.
Piano piano noterete che il riso assorbirà quasi tutto il latte di riso. Passati i 15 minuti assaggiate il riso per essere sicuri di gradire la cottura, eliminate il rosmarino e aggiungete la tavoletta di cioccolato spezzettata.
Mescolate e amalgamate completamente, fino a quando il riso sarà ricoperto completamente dal cioccolato.
Servite subito con le mandorle a scaglie (o fatte a pezzettoni), il cocco grattuggiato il rosmarino e ancora un pizzico di sale (ma proprio pochissimo).

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Avete presente quando avete bisogno di musica che vi sollevi lo spirito e vi faccia sentire come su un altro pianeta? Ecco, “Porcelain” di Moby, (tratta dal suo capolavoro Play) mi fa esattamente questo effetto. È una delle canzone più belle della sua intera produzione: toccante, misteriosa, triste eppure incredibilmente vitale, “Porcelain” è in grado di regalare emozioni profonde e sensazioni da viaggio extracorporeo; la canzone si apre con due versi criptici “In my dreams I’m dying all the time / As I wake it’s kaleidoscopic mind” che servono a trasportare immediatamente l’ascoltatore nello spazio mentale corretto. Un vero capolavoro.

Tortini alla carota e zenzero (senza glutine)

Ormai internet è la mia più grande ipirazione per cucinare: miniera infinita di mondi e sapori che si incrociano e si mostrano, un mercato aperto di bellezza e immaginazione.
Da quando ho intrapeso questo viaggio culinario e fotografico si sono aperte davanti a me migliaia di strade, di case e di cucine, tutte pronte per essere esplorate, analizzate, comprese, fotografate e sognate anche di notte.

A volte ho così tanta voglia di cucinare che nei miei sogni impasto e spalmo roba su altra roba e poi assaggio e mangio, e nei sogni è sempre tutto troppo dolce anche se non mi importa: sono felice di svegliarmi così.

Questi tortini non mi sono arrivati in sogno (purtroppo) ma è la ricetta veganizzata dei muffin senza glutine alla carota e zenzero presa da Savory Lotus.
I muffin si sono trasformati in tortini semplicemente perché, come al solito, ho combinato qualche disastro e ho messo troppo impasto nei pirottini, che si è allargato ed espanso senza chiedere permesso; non è stato un grande danno e a me piacciono di più così, ma se volete dei mini muffin vi basterà usare i pirottini più piccoli o mettere meno impasto in quelli normali.
I tortini alla carota e zenzero sono completamente senza glutine, senza frumento, senza soia e anche senza lievito. E cosa ci sarà mai dentro, dunque? Dolcissime carote, freschissimo zenzero, la nota tropicale del cocco e l’intramontabile forza della farina di mandorle.
Se avete bisogno di un sapore inaspettatamente fresco e avvolgente, questo è il dolce che fa per voi che – oltretutto – durante la cottura invaderà casa vostra con un intenso profumo di burro.

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Ingredienti per 8 tortini:
– 180 grammi farina di mandorle;
– 1/2 cucchiaino di sale;
– 1 cucchiaino di bicarbonato;
– 1/2 cucchiaino di zenzero in polvere;
– 50 grammi cocco grattuggiato;
– 105 grammi olio di cocco sciolto;
– 1 bustina e 1/2 di sostituto per le uova “Senz’uovo
– 105 ml di acqua tiepida;
– 2 manciate di uvetta messe a bagno per 10 minuti;
– 1 carota grande grattuggiata;
– 1 pezzo di zenzero fresco grattuggiato;
– 150 grammi di sciroppo d’acero;

Preriscaldate il forno a 180°.
In una ciotola grande unite insieme la farina di mandorle, il cocco grattuggiato, il sale, il bicarbonato e lo zenzero in polvere e mischiate bene con un cucchiaio.
In una seconda ciotola unite il senz’uovo all’acqua tiepida e mescolate accuratamente evitando di fare grumi, versate poi l’olio di cocco, lo sciroppo d’acero, la carota, lo zenzero e l’uvetta e amalgamate.
Versate tutto negli ingredienti secchi e con una frusta mescolate fino a ottenere un composto appiccicoso ma uniforme.
A questo punto versate l’impasto nei pirottini da muffin e infornate per 25 minuti, controllando con uno stuzzicadenti la fine della cottura. L’impasto rimane abbastanza umido e si rassoda nel raffreddamento.
Sfornate e lasciate raffreddare.

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Tanto è dolce questa ricetta, quanto è delicata la musica che la accompagna. Scoperta recentissima, la canzone “Kitchen door” di Wolf Larsen – nome d’arte di Sarah Ramey –  porta con sé un’atmosfera eterea e quasi invisibile. Una vera e propria carezza sul volto.

I can hear you tap tapping at my kitchen door
I can hear the river run and the river want more
Don’t you know, I’m already sure
I can hear you tap tapping at my kitchen door

 

Paninazzy time.

Diciamoci la verità, ci sono delle volte in cui l’idea di mettersi a cucinare fa girare la testa.
Eccomi giungere in vostro soccorso con una nuova “rubrica” di questo blog sempre più mangereccio: Paninazzy.

Cosa c’è di meglio di un panino? Oasi nel deserto di lunghi viaggi o deliziosi picnic, un panino salva la vita in tante di quelle situazioni che la metà basta.
Quante volte siete arrivati a casa la sera dopo una lunga giornata di lavoro e vi siete “adattati” a quello che avevate in frigo?
È proprio da questa idea che nasce Paninazzy: il bisogno di un pasto messo insieme velocemente, chiuso fra due deliziose fette di pane, e mangiato morso dopo morso, magari accompagnato da una buona birra fredda (Si capisce che qui amiamo la birra in maniera molto profonda, sì?).

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Tranquilli amici, quel sentimento che vi spinge a ordinare un panino falafel al posto di spentolare (chi ha voglia di lavare i piatti poi?) lo conosco benissimo, lo condivido e lo sottoscrivo: siamo tutti umani. 
Allora eccomi qui a presentarvi il primo Paninazzy, costruito sapientemente un sabato sera in cui non avevo niente da fare, neanche 5 euro nel portafoglio, poca roba da mangiare in frigo e ancora meno volontà di mettermi ai fornelli.

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Ingredienti:
– Pane a scelta (io ho usato quello senza glutine di qualche ricetta fa);
– Pomodorini pachino q.b.;
– 1/2 avocado maturo tagliato a fette;
– 4 polpette ikea (+ altre 4 mangiate immerse nella senape);
– Senape forte q.b.
– Olio extravergine, sale, pepe, aceto q.b.

Condite i pomodorini tagliati a fettine con olio, aceto, sale e pepe e lasciate a insaporire.
Tagliate il pane a metà e spalmateci dentro tutta la senape che volete.
Su una delle due metà disponete l’avocado tagliato a fette, sull’altra i pomodorini e condite con una generosa dose di pepe.
Preparate le polpette vegetali Ikea secondo le istruzioni e una volta pronte, disponetele su una delle due metà del panino.
Chiudete le due metà contenendo il condimento che cercherà di scappare ovunque, schiacciate forte per far spiaccicare le polpette con gli altri ingredienti, aprite una birra fresca e godetevi il vostro paninazzy.

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Sedetevi sul divano ora, lasciate che Maximilian Hecker faccia la magia. Lasciate che “Birch” vi seduca lentamente, nota dopo nota.

Muffin alle carote con crema di anacardi.

Guardo fuori dalla finestra e nevica. Quasi non ci credevo questa mattina quando mi sono svegliata, ma la neve ha fatto capolino sorprendendoci tutti.
La neve mi è mancata tantissimo, questo inverno l’abbiamo vista brevemente solo un paio di giorni e oggi è praticamente come se fosse un giorno di festa!

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Allora festeggiamo con questa ricetta che cade a fagiolo: muffin alle carote con crema di anacardi, adattata da quella di The Conscientious Eater. 
Diciamoci la verità, a volte i muffin sono un pochino tristi da soli e non c’è niente di meglio che fare una crema velocissima per accompagnarli. Gli anacardi si prestano molto bene perché sono belli grassi e molto versatili, sia per preparazioni salate che dolci. Diciamo che il risultato finale non è dei più leggeri, e forse un paio di muffin ricoperti o ripieni bastano e avanzano, però dai, è il weekend, si sa che sabato e domenica ci si può concedere qualcosa in più.
Questi muffin hanno lievitato moltissimo, forse per la presenza della famosa purea di mele (applesauce), santo graal della pasticceria vegana. Fino ad oggi non avevo mai provato a metterla in una ricetta, ma l’ho trovata all’Esselunga e mi sono detta che era giunto il momento. Il risultato finale è quello di un impasto ben lievitato, senza alcun retrogusto di mela ma che ha un qualcosa in più, forse la morbidezza e la spugnosità.

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Insomma, se volete un dolcetto corposo e ricco, questa è la ricetta che fa per voi.

Ingredienti per 8 muffin:
– 100 grammi di carote grattuggiate;
– 120 grammi di zucchero integrale;
– 1 cucchiaino di vaniglia;
– 190 grammi di latte di riso;
– 150 grammi di purea di mela;
– 300 grammi di farina (ho usato la Mix It!);
– Un pizzico di sale;
– Una bustina di cremor tartaro;
– 1/2 cucchiaino di bicarbonato

Per la crema:
– 250 grammi di anacardi, messi in ammollo per almeno 4 ore;
– 1 cucchiaino di vaniglia;
– 1 bicchiere d’acqua;
– Zucchero a velo q.b.;
– Sciroppo d’acero q.b. (opzionale)

Preriscaldate il forno a 200°.
In una terrina unite le carote, lo zucchero, la vaniglia, il latte di riso e la purea di mela e mescolate, amalgamando gli ingredienti.
In un’altra ciotola mischiate insieme la farina, il sale, il cremor tartaro e il bicarbonato.
Versate gli ingredienti secchi con quelli bagnati e amalgamate con una frusta a mano, fino a ottenere un composto omogeneo.
Versate la pastella nei pirottini da muffin (io ho usato quelli in alluminio, li ho unti leggermente e hanno cotto molto bene) infornate e cuocete per 30 minuti circa. Fate la prova dello stuzzicadenti, a fine cottura e mettete a raffreddare.
Per preparare la crema di anacardi, scolate gli anacardi messi in acqua precedentemente, metteteli in un food processor, aggiungete tutti gli altri ingredienti e frullate fino a ottenere una crema abbastanza omogenea, la più liscia possibile. Per il grado di dolcezza dovete decidere voi, non ho pesato né lo zucchero né lo sciroppo d’acero ma li ho aggiunti poco per volta.
Servite i muffin freddi ricoperti di crema, o farciti di crema, o immersi nella crema: come preferite!

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Prosegue la Vinyl fever, ovvero quello stato di eccitazione incontrollata che precede l’inizio di ogni puntata della nuovissima serie tutta musica, sesso, coca, e attori di altissimo livello firmata Martin Scorsese e Mick Jagger.
Nella seconda puntata ci si trova davanti alla meraviglia del mondo di Andy Warhol con tanto di Velvet Underground che suonano la PERFETTA “Venus in Furs“, che è da sempre una canzone che mi insegue come un fantasma nella notte.
La melodia ossessiva sa molto di viaggio da acido, mentre la voce di Lou Reed accompagna in questo percorso musicale buio e misterioso: un capolavoro.

Pane senza glutine

Da qualche tempo a questa parte, i prodotti a base di grano mi stanno dando qualche problema.
Non ho difficoltà a non consumarli, l’ho fatto per tanto tempo senza neanche accorgermene. Quello che più mi dispiace dover mettere da parte, è il mio ritrovato e rinnovato buon rapporto con il pane.

Da ex-obesa e da persona a dieta dall’età di 8 anni, il pane mi è sempre stato propinato come nemico maximo di qualunque piano alimentare, pena l’ingrassamento istantaneo (e come il pane tanti altri alimenti completamente innocui).
È solo da poco che ho preso coscienza del fatto che nessun cibo è un nemico a prescindere, è sempre una questione di quantità e qualità.
Quindi insomma, anche il pane è un ottimo alleato per una buona alimentazione. E cosa succede quando la farina normale inizia a far fare i capricci al proprio corpo? Si scelgono delle alternative.

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Per fortuna il mondo gluten free non è più un mistero, e sul mercato si trovano diverse alternative molto valide, una delle quali è rappresentata da casa Schär, che ha fatto del senza glutine il suo marchio di fabbrica. I loro prodotti variano dalle farine ai biscotti, passando per pane, brioches, pasta e via dicendo; c’è tutto quello che un celiaco (o un intollerante) possa desiderare.
Per questa ricetta ho usato la farina Mix It!, già provata in un paio di dolci (i tortini ai mirtilli e i tortini alla banana e cioccolato) e devo dire che il risultato è incredibile: il pane che si sforna seguendo la ricetta sul retro della confezione è croccante fuori, morbido dentro, gustoso e per nulla finto.
Direi che come primo tentativo è andato più che a buon fine e non vedo l’ora di ripetere l’esperimento!

Ingredienti:
– 500 grammi di farina Mix It!;
– 8 grammi di lievito secco;
– 1 cucchiaino di sale;
– 1 pizzico di zucchero;
– 3 cucchiai di olio extravergine di oliva;
– 400 ml di acqua tiepida.

In una ciotola unite gli ingredienti secchi e mischiateli accuratamente.
Aggiungete l’olio e l’acqua, e con una frusta elettrica lavorate a velocità minima.
Incorporate tutta la farina nella ciotola, fino a ottenere un composto molto cremoso e molto appiccicoso. Non vi preoccupate perché è normale, l’aspetto sarà quello di una colla più solida.
Prendete uno stampo per pane in cassetta oppure per plumcake (come ho usato io), infarinatelo e versate il composto dentro. Se non riusciste a versarlo, usate un leccapentola in silicone, un cucchiaio di legno o qualunque cosa vi possa servire per trasferire la “colla” dentro allo stampo.
Mettete il composto a lievitare per almeno 30 minuti (o anche di più) in un posto caldo.
Cuocete in forno preriscaldato a 200° per 50 minuti in modalità ventilato, e per gli ultimi 15 in modalità statico. Sfornate e fate raffreddare su una griglia per dolci.

 

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Se anche Etta James, in una delle sue canzoni più famose, parla di sfornare una pagnotta per il suo amato, allora direi che il pane è universamente riconosciuto come simbolo di grande nutrimento.
I just want to make love to you“, originariamente di Muddy Waters, è una canzone super sexy su quanto Etta James voglia essere il punto di riferimento centrale per il suo uomo, solo che il suo uomo è già di qualcun altra.

Oh, all I wanna do, all I wanna do is cook your bread
Just to make sure that you’re well fed
I don’t want you sad and blue
And I just wanna make love to you

Stufato di patate e funghi al vino rosso.

Dopo tanto cercare, ho scovato online la ricetta di uno stufato di verdure ricco, saporito, da divorare senza ritegno.
La ricetta originale è la versione veganizzata dello stufato di manzo, con i funghi portobello al posto della carne. L’ho leggermente modificata usando gli champignon bianchi al posto dei portobello, la farina senza glutine al posto di quella normale e ho eliminato qualunque ingrediente non avessi in dispensa, rendendolo così un piatto alla portata di tutti, con ingredienti che non ho dovuto comprare apposta.

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Lo stufato di patate e funghi è delizioso, rustico e soprattutto facile da preparare, anche se bisogna stare attenti ai primi importanti passaggi, ma una volta superati quelli è tutto in discesa.
Mentre sobbolle sul fuoco, la casa si riempie di un profumo appetitoso, talmente tanto che vi farà salivare come il cane di Pavlov.

Credo che accompagnarlo alla polenta sia la morte sua, ma anche mangiato così, come contorno, è perfetto, semplicemente perfetto. L’ho detto che è perfetto?

Ingredienti per una pentolona di stufato:
– 500 grammi di funghi champignon tagliati a fettine;
– 2 cucchiai di olio extravergine di oliva;
– 2 spicchi d’aglio grattuggiati;
– 1 porro affettato grossolanamente;
– 2 carote a fettine;
– 1 litro di brodo vegetale;
– 1/4 di tazza di farina senza glutine (ho usato la Mix It! di Schär);
– 1 tazza di vino rosso (ho usato un barbera);
– 2 cucchiai di concentrato di pomodoro;
– 5 patate tagliate a pezzettoni;
– Una manciata di timo secco (o fresco);
– Una manciata di rosmarino secco (o fresco);
– Sale e pepe q.b.

In una pentola fate scaldare l’olio extravergine e unite subito i funghi. Fateli cuocere a fuoco medio per circa 5 o 6 minuti fino a farli diventare più teneri lasciandogli perdere un po’ di acqua; aggiungete poi il porro e le carote, mescolate e lasciate a cuocere per altri 5 o 6 minuti. Quando le verdure si saranno ammorbidite, aggiungete il vino rosso e portate a bollore. Abbassate il fuoco.
Appena il vino si sarà ridotto di circa la metà, aggiungete la farina un poco alla volta mischiando molto bene. Versate poi subito il brodo (se non lo versate tutto rischiate che si attacchi il composto sul fondo), l’aglio, le patate, il concetrato di pomodoro, il rosmarino e il timo.
Alzate il fuoco fino a portare a bollore mescolando, abbassate il fuoco e lasciate cuocere per 45/50 minuti. Noterete che piano piano il liquido diventerà più denso. Se dovesse asciugarsi troppo aggiungete dell’acqua o dell’altro brodo. Consiglio di coprire la pentola lasciando lo spazio per far uscire il vapore e di girare spesso, per assicurarsi che niente si attacchi sul fondo.
Lo stufato sarà pronto quando le patate diventeranno molto molto tenere, a questo punto potete salare e pepare a piacere, potete aggiungere anche un po’ di peperoncino.

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Accompagno questa ricetta con una canzone che ha il sapore di un abbraccio morbido.
Keaton Henson è un cantautore inglese, poeta, pittore, artista visivo e chi più ne ha più ne metta; uno di quei personaggi pieni di talento che possono fare quello che vogliono. E lui fa quello che vuole con la chitarra e la sua voce, con la sua dolcezza infinita e la fragilità esposta lì, pronta a farsi guardare e ascoltare da tutti.
Strawbear” è la canzone che preferisco del suo repertorio, la storia di due persone che si incontrano e si curano, ma che sanno (o almeno una delle due sa) che non avranno un futuro insieme.

Tortini ai mirtilli ripieni di marmellata di mirtilli.

Questa ricetta ha origine dal blog di Amrita Crazy Vegan Kitchen. Come potrete vedere anche voi, è impossibile resistere a delle foto così, io mi sono limitata a dimezzare le quantità e a improvvisare per gli ingredienti che mi mancavano. Ovviamente il risultato finale è molto più casalingo, ma penso siano i tortini più buoni che io abbia mai fatto, senza se e senza ma, poiché sono ricolmi di mirtilli e ripieni di marmellata di mirtilli. In più  la presenza della vaniglia (che io metterei anche nell’insalata) dona quell’aroma delicatissimo che rimane in bocca a lungo. Non vedo l’ora di rifarli, sento che saranno un must di queste festività.

Guardate quanto sono marmellatosi!

Guardate quanto sono marmellatosi!

Al posto del flax egg (il composto di semi di lino tritati e acqua che crea una sostanza gelatinosa ottima per sostituire il bianco dell’uovo) ho usato una bustina di “Senz’uovo” della Baule Volante, un prodotto così descritto dalla casa produttrice: “La farina di ceci tostata dona friabilità e colore, così come la curcuma; l’amido di mais addensa e dona sofficità e la farina di semi di carrube conferisce una struttura setosa e vellutata agli impasti. Il tutto, naturalmente, utilizzando soltanto ingredienti vegetali, biologici, naturali e anche senza glutine. La bustina monodose di Senz’uovo contiene 15g, l’equivalente di due uova intere”.
Mi sono trovata molto bene e i tortini sono venuti morbidissimi.

Per questa ricetta vi serviranno un sacco di ciotole e ciotoline, preparatevi psicologicamente a dover lavare untot di cose, ma ne varrà la pena!

Ingredienti per 6 tortini:

Per la marmellata
– 50 grammi di mirtilli;
– 1 cucchiaino di zucchero

Per i tortini

– 160 grammi di farina senza glutine Mix It;
– 100 grammi di zucchero + un pochino per i pirottini;
– Un pizzico di sale;
– 1 cucchiaino e 1/2 di lievito per dolci (o cremor tartaro + una punta di bicarbonato);
– 1 bustina di Senz’uovo (Oppure 2 cucchiai di semi di lino tritati + 6 di acqua);
– 70 ml di acqua;
– 26 grammi di olio di cocco sciolto;
– 2 cucchiai di olio di oliva;
– 1 cucchiaino abbondante di vaniglia in polvere;
– 75 grammi di mirtilli lavati e asciugati;
– 120  grammi di latte di mandorla;
– Il succo di quasi un limone intero piccolo

Preriscaldate il forno a 200 gradi.
In una tazza unite il latte di mandorla con il succo di limone, mescolate energicamente e lasciate a riposare.
In una ciotolina unite il contenuto della bustina di “Senz’uovo” con 70 ml di acqua a temperatura ambiente e mischiate con un frustino fino ad eliminare tutti i grumi. Mettete da parte. Se invece preferite usare il composto con i semi di lino, unite 2 cucchiai di semi di lino tritati finemente (si trovano già tritati in commercio) con 6 cucchiai di acqua, mescolate e lasciate a riposare per qualche minuto, ma ci vorrà poco perché si formi il gel.
In un pentolino lavorate i mirtilli e il cucchiaino di zucchero girandoli e schiacciandoli continuamente con un cucchiaio di legno, su fuoco medio fino ad ottenere una composta, ci vorranno circa 5 o 6 minuti. Mettete a raffreddare per almeno 10 minuti. In alternativa potete usare una marmellata già pronta.
Unite insieme la farina, il lievito e il sale e amalgamateli bene.
In un’altra ciotola unite lo zucchero, il Senz’uovo (dopo avergli dato un’altra energica mescolata) o il mix di semi di lino, l’olio di cocco, l’olio di oliva e mischiate attentamente.
Aggiungete ora il latte di mandorla inacidito, la vaniglia e amalgamate ancora.
Ora unite gli ingredienti secchi con una spatola di silicone e incorporate delicatamente, aggiungendo anche i mirtilli e cercando di eliminare tutti i bozzi di farina.
A questo punto – siamo quasi arrivati alla fine – ungete i pirottini per i muffin e cospargeteli di zucchero e riempiteli di impasto quasi fino all’orlo, oppure usate uno stampo per muffin usando la carta da forno per isolare l’impasto dal metallo. Per ogni formina aggiungete un cucchiaino di marmellata di mirtilli (preparata da voi o già fatta) e con uno stuzzicadenti mischiate con movimenti circolari. Aggiungete ancora un pizzico di zucchero sulla superficie per formare la crosticina. Infornate per circa 20 minuti a forno statico e una volta pronti lasciate intiepidire.
La cosa migliore da fare è consumarli subito, il giorno dopo sembrano un pochino gommosi (ma sono buoni comunque).

Tortini di mirtilli ripieni di marmellata di mirtilli

Quanta frenesia, quanto bisogno di scaldarsi, di ballare, di lasciare andare il corpo, di sconfiggere il freddo che è arrivato e ci dà la scusa giusta per accendere il forno e godersi dolci fraganti. Le Tigre con “Deceptacon” danno il ritmo giusto per scaldare i muscoli, mettete questa canzone nel vostro lettore mp3 e non ve ne pentirete! Buon ascolto!

 

Tortino stracolmo di mirtilli.

So che è una follia accendere il forno con questo caldo, ma non ho potuto resistere. Ho trovato degli ottimi mirtilli e ne ho comprati in gran quantità.
Ne vado così pazza che ho riempito questo tortino semplicissimo fino a rischiare di non farlo cuocere correttamente.

Rispetto alla ricetta originale l’impasto per la base mi è rimasto più bagnato, poiché mi è caduta un poco più di acqua (mannaggia a me!). Se però seguite le istruzioni non ci saranno problemi e otterrete una base bella compatta. Ho poi dimezzato la dose di zucchero nel topping, perché era veramente troppo dolce per i miei gusti.

Ingredienti:
Per la base
– 1 tazza di farina di mandorle;
– 1/3 di tazza di farina di cocco (non il cocco grattuggiato);
– 52 grammi di olio di cocco;
– 1/3 di tazza di sciroppo d’acero;
– 4 cucchiai di acqua;
– 1/2 cucchiaino di bicarbonato

Per il ripieno
– 360 grammi di mirtilli;
– 1 cucchiaino di amido di mais

Per il topping
– 1/2 tazza di farina di riso;
– 40 grammi di olio di cocco;
– 30 grammi di zucchero (ho usato quello di canna)

Preriscaldate il forno a 180°.
In una terrina capiente mischiate insieme gli ingredienti per fare la base. Cercate di utilizzare l’olio di cocco già sciolto, sarà più semplice.
Spalmate il composto in una teglia ricoperta di carta da forno.
Lavate e asciugate i mirtilli, selezionando quelli da buttare (evenualmente), dopodiché cospargeteli con l’amido di mais e metteli sopra la base nella teglia.
In una tazza mischiate gli ingredienti per il topping e lavoratelo con le dita, come si fa con il crumble. Otterete così una consistenza sabbiosa da distribuire sopra i mirtilli.
Infornate per circa 40 minuti a forno statico e lasciate raffreddare completamente prima di servire. Se necessario lasciarlo in frigo qualche ora, in modo da compattarlo.

Tortino mirtilli

Non ci si può ingozzare di mirtilli senza pensare ai paesi nei quali spuntano come funghi, Islanda in primis.
Anche da noi, ovviamente, ma questo accostamento cade a fagiolo per la canzone che accompagna il nostro delizioso simil-crumble. I Sigur Rós sono forse il gruppo più famoso (dopo Bjork) dell’isola che tanto amo, e con questa canzone favolosa – Njósnavélin“, chiamata anche “The Nothing Song“, hanno firmato la colonna sonora di “Vanilla Sky”.
La canzone è eterea, dotata di incredibile profondità emotiva e – se devo essere sincera – profuma di mirtilli selvatici.