Pane al pomodoro.

Eccomi di nuovo con le mani in pasta, letteralmente, solo che questa volta – invece della pizza – ho impastato una meravigliosa forma di pane al pomodoro. Non potete capire quanto io sia entusiasta a riguardo!

La mia cara amica Emanuela, che ormai è ai miei occhi la regina incontrastata di questo tipo di pane, mi ha regalato la sua personale ricetta e io le sarò eternamente grata. Lei lo prepara con la sola farina 0, mentre io ho provato un misto di farine e non so se il risultato sia differente, ma sentitevi liberi di sperimentare con le vostre combinazioni preferite. (Proverò a farne anche una versione senza glutine)

Pane al pomodoro

Questo pane al pomodoro è semplicemente divino: caldo, croccante, saporito, profuma tutta la casa di pizza ed è una bomba con un filo di olio sopra, soprattutto dopo averlo fatto tostare un pochino. Pensate a cosa può accadere se ci si spatascia sopra dell’avocado maturo con un pochino di peperoncino… Vado a provare!

Ingredienti:
– 100 grammi di farina 0;
– 150 grammi di farina 00;
– 250 grammi di farina integrale;
– 4 pizzichi di sale abbondanti;
– 1 bustina di lievito (9 grammi circa);
– 1 cucchiaio di zucchero di canna;
– 400 grammi di polpa di pomodoro;
– Un cucchiaino di olio extravergine;
– Origano q.b.

In una ciotola capiente unite e mescolate le farine, il lievito, il sale e lo zucchero. Unite un paio di cucchiai alla volta di passata di pomodoro e impastate energicamente, aggiungete poca farina alla volta se il composto dovesse essere troppo appiccicoso, io ne ho aggiunto ancora più o meno un cucchiaio.
Versate l’olio (che dona elasticità) e l’origano e impastate ancora. A questo punto infarinate un piano da lavoro e usatelo per lavorare l’impasto con i polsi e le mani, proprio come fareste per una pizza, fino a ottenere un impasto liscio ed elastico.
Rimettete l’impasto nella ciotola, copritela con della pellicola per alimenti, poi con un panno e mettetelo in un luogo caldo e asciutto a lievitare.
Dopo circa un’ora e mezza prendete l’impasto, lavoratelo di nuovo e rimettetelo a lievitare per almeno un’altra mezz’ora.
Nel frattempo preriscaldate il forno a 230° C.
Foderate di carta da forno bagnata (e strizzata) una teglia.
Prendete l’impasto e semplicemente allungatelo facendolo cadere da una mano all’altra, come a cascata; Emanuela consiglia di dividerlo a metà e fare due forme allungate, in questo modo il pane respirerà di più in cottura.
Adagiate la forma allungata sulla teglia e infornate in modalità ventilato per 10 minuti a 230°, poi a 180° C per circa 30 minuti.
Il pane sarà pronto quando la crosta si sarà indurita e dorata, fatelo raffreddare su una griglia capovolgendolo.

Pane affettato

Come al solito, come per ogni ricetta, mi sono inchiodata su una canzone e la ascolto a ripetizione. Questa volta la sorte è toccata a “Dirge” dei Death in Vegas, gruppo inglese dedito al rock psicheledico, alla musica elettronica e anche all’industrial. “Dirge”, uscito come singolo nel 2000 è probabilmente il loro pezzo più famoso, poiché è stato usato come colonna sonora per diversi film e spot in tv.
Anche se non ha un testo, l’atmosfera nebbiosa, ossessiva e stranamente romantica, lo rendono il pezzo perfetto di cui innamorarsi e da ascoltare a ripetizione.

 

Torta semplice di barbabietola.

Un paio di giorni fa ho comprato due splendide barbabietole cotte al forno per usarle per cucinare un dolce.
Usare le barbabietole nei dolci è un’usanza tipica inglese, soprattutto insieme al cioccolato.
Ovviamente il cioccolato non ce l’avevo, quindi ho riassunto un po’ di ricette trovate online e ho fatto questa torta semplice. Di per sé è una base perfetta, rimane morbida e umida al punto giusto e non si sente il sapore della barbabietola. Sarà la combinazione con la farina integrale ma è davvero molto rustica.
Consiglio di aggiungere all’impasto del cacao (giusto un cucchiaio o due) o di farci una glassa non troppo dolce. Molto interessante come esperimento!

Ingredienti:
– 200 grammi di farina integrale;
– 200 grammi di barbabietola già cotta (una barbabietola media);
– 140 grammi di zucchero di canna;
– Il succo di un limone;
– Una bustina di cremor tartaro;
– 1/2 cucchiaino di bicarbonato;
– 100 ml di olio di oliva (o di semi);
– 100 ml di latte di soia (o di mandorla);
– 1/2 cucchiaino di curcuma;
– 1 cucchiaino abbondante di vaniglia in polvere
– Un pizzico di sale

Per la glassa:
– Cioccolato fondente 90%

Preriscaldate il forno a 180°.
Unite in una ciotola tutti gli ingredienti secchi (farina, cremor tartaro, sale, zucchero, bicarbonato, curcuma, vaniglia) mischiateli per bene.
Con il mixer tritate la barbabietola dopo averla tagliata a pezzi.
In una seconda ciotola unite alla barbabietola frullata gli ingredienti umidi (latte di soia, olio, il succo di limone) e con una frusta a mano amalgamateli accuratamente.
Unite gli ingredienti umidi a quelli secchi e mischiate con una frusta. Otterrete un impasto bagnato ma non liquido, anzi, piuttosto appiccicoso.
Oliate una tortiera, versate dentro il composto e infornate per 35/40 minuti.
Una volta raffreddata la torta preparate la glassa in questo modo: sciogliete a bagnomaria qualche cubetto di cioccolato.
Versate sopra la torta quando si è raffreddata.

Torta semplice con barbabietola.

Questa ricetta si accompagna ad un brano che amo particolarmente, uno dei primi che ho ascoltato di Alanis Morrissette: Hand in my pocket.
Era il 1995, le mie conoscenze musicali erano ancora scarse, ma l’orecchio ed il cuore erano già pronti ad accogliere la voce e la carica di Alanis. Questa canzone in particolare, dopo Ironic e Head Over Feet, mi riporta a memorie tenere di pomeriggi spensierati. Jagged little pill è stato il primo album che ho comprato, il primo che mi parlasse direttamente, nonostante la mia giovanissima età (Nel 1995 avevo appena 11 anni!).
Quando ho ideato la ricetta della torta avevo bisogno di sentirmi a casa, di ritrovare quella spensieratezza e premere play è stata la soluzione perfetta.

I’m broke but I’m happy
I’m poor but I’m kind
I’m short but I’m healthy, yeah
I’m high but I’m grounded
I’m sane but I’m overwhelmed
I’m lost but I’m hopeful baby

Torta di mele e vaniglia.

Nei momenti in cui mi sento molto giù, cucinare mi risolleva il morale. Soprattutto se devo prestare attenzione alla ricetta e se devo poi usare le mani per impastare o la frusta manuale.
Insomma, più lavoro fisico c’è meglio è per me.
Questa ricetta l’ho presa nuovamente dal libro di Sugarless, che è una vera sicurezza.
La torta è morbida, umida al punto giusto e confortevole.
È come un abbraccio caldo dopo un pianto disperato.

Ingredienti:
– 200 grammi di farina 0;
– 60 grammi di farina di mandorle;
– 50 grammi di farina integrale;
– 250 grammi di latte di riso;
– 1 bustina di lievito (ho usato il cremor tartaro);
– 1/2 cucchiaino di bicarbonato (opzionale);
– 50 grammi di olio di semi;
– 1 cucchiaino e 1/2 di vaniglia;
– 170 grammi di zucchero di canna;
– 1 pizzico di sale;
– 2 mele piccole.

Preriscaldate il forno a 170°.
In una ciotola unite tutti gli ingredienti secchi e mescolate.
Unite il latte e l’olio e con una frusta amalgamate e mischiate il tutto eliminando i grumi.
Sbucciate e tagliate a fettine sottili le mele.
Ungete leggermente una teglia, versate l’impasto e disponete sulla superficie le fettine di mela. Spolverate con dello zucchero di canna e infornate per 45 minuti a forno ventilato.
Lasciate raffreddare e servite.

 

Torta di mele e vaniglia

 

È giunta la fine per Hannibal, la serie TV di cui ho parlato più volte e che alla quale ho anche dedicato delle ricette (qui e qui).
Purtroppo la NBC non ha avuto gli ascolti che sperava e così ha deciso di cancellare la serie.
Come tutta la storia, anche il finale risulta incredibile, visivamente orgasmico, con gli ultimi minuti al cardiopalma che cambierà per sempre le sorti dei finali di stagione. Una grande serie con una immensa conclusione.
La colonna sonora della serie è sempre stata piuttosto minimale, composta principalmente da percussioni, musica classica (o di ispirazione classica) e melodie simili. Non riesco a ricordare la presenza di canzoni famose o cantate. Per il finale – fortunatamente – la scelta è diversa e ricade su una canzone di Siouxie Sioux e Brian Reitzell composta appositamente per l’ultima puntata di Hannibal. 
Niente, io non so cosa aggiungere perché sono incantata dalla voce di Siouxie e dalla melodia magistrale che la accompagna.
La perfezione nella perfezione.

Oh, the skies, tumbling from your eyes
So sublime, the chase to end all time
Seasons call and fall, from grace and uniform
Anatomical and metaphysical

Oh, the dye,
a blood red setting sun
rushing through my veins
burning up my skin,
I will survive, live and thrive
Win this deadly game
Love crime
Love crime
I will survive, live and thrive
I will survive, I will survive
I will

Esperimento Soda Bread Irlandese #1

Continua il mio viaggio alla ricerca dei prodotti da forno vegani e senza lieviti “tradizionali”. Oggi vi presento il primo esperimento per fare il pane: il soda bread irlandese. La prima volta che ho sentito nominare questo pane è stata durante una puntata di Masterchef USA, quando una concorrente durante una sfida, decise di preparare il suo comfort food per eccellenza, una zuppa (di non ricordo cosa) con questo soda bread.
Ho lasciato depositare l’informazione dell’esistenza di questo pane nel retro della mia memoria finché, una manciata di giorni fa, non mi è tornato alla mente. Mi sono subito messa alla ricerca di una ricetta che potessi fare senza usare troppi ingredienti e ho cominciato a capire la chimica della situazione.

Innanzitutto conviene usare una farina integrale poiché il soda bread richiama un sapore rustico. Poi ci vuole il bicarbonato e soprattutto un elemento acido che lo attivi. E come si fa l’elemento acido che attiva la lievitazione? Semplice: si prende un latte vegetale al naturale (consiglio quello di mandorla o di soia) e lo si fa inacidire o con l’aceto di mele oppure – meglio ancora – con il succo di limone. La proporzione è un cucchiaio di succo di limone per ogni tazza di latte. Uniti i due elementi si mescola un po’ e poi si lascia a riposare per almeno 5 minuti. Praticamente potrete notare che si formerà una sorta di caglio, o comunque il liquido verrà diviso in due parti, una più spumosa e bianca e l’altra giallognola. Yeah Science!

Questi sono i tre elementi principali di questo pane facilissimo.
Ora arriva il momento della verità: non ricordo più dove ho preso la ricetta, ma ammetto di aver avuto qualche difficoltà di gestione dell’impasto (nonostante io abbia seguito a menadito le istruzioni), è rimasto inizialmente molto appiccicoso e ho dovuto aggiungere altra farina prima di riuscire a raggiungere una consistenza che potesse venire cotta. Una volta pronto il pane è rimasto super croccante fuori e dentro leggermente umido, ma il problema l’ho risolto in fretta tagliandolo in fette e facendole tostare nella piastra per il pane. Riproverò molto presto cercando di fare innanzitutto un pane molto più piccolo o dividendo l’impasto in due.
Seguendo questa ricetta (più ricca di ingredienti rispetto a quella strettamente tradizionale) comunque, si ottiene un pane fragrante e ottimo da consumare tostato a colazione (con la marmellata è una bomba!) o come accompagnamento di tutti i pasti. 

 

Ingredienti per una forma di pane abbastanza grande:
– 300 grammi di farina integrale;
– 260 grammi di farina tipo 0;
– 2 tazze di latte di mandorla al naturale;
– 2 cucchiai di succo di limone;
– 1 cucchiaino di bicarbonato;
– 1 cucchiaino di cremor tartaro;
– Mezzo cucchiaio di sale;
– 1 cucchiaio e 1/2 di zucchero di canna;
– 3 cucchiai di margarina vegetale.

Accendete il forno a 220° C.
Unite il latte di mandorla con il succo di limone, mescolate e mettete da parte a riposare per almeno 5 minuti.
Unite gli ingredienti secchi in una ciotola molto capiente e poi la margarina, avendo l’accortezza di tagliarla con forchetta e coltello dentro alla ciotola per spargerla in tutta la farina, fino a fargli raggiungere un aspetto “friabile”. È un passaggio non per forza necessario, ma aiuta poi la lavorazione dell’impasto.
Aggiungete il latte di mandorla “inacidito” poco alla volta e iniziate a mescolare con una spatola, io ho usato quella in silicone. Mescolate con forza, finché l’impasto non avrà inglobato tutta la farina. Se con la spatola avete difficoltà usate pure le mani.
A questo punto, se l’impasto dovesse essere appiccicoso unite altra farina integrale fino ad ottenere una palla compatta.
Infarinate una teglia, mettetevi dentro la palla di impasto e tagliate una X sulla parte superiore dell’impasto, in questo modo il pane cuocerà dentro molto bene.
Infornate per circa 30 o 40 minuti, e prima di sfornare controllate con uno stuzzicadenti lo stato di cottura del vostro pane. Se rimane asciutto, allora è pronto.
Prima di consumarlo, lasciate raffreddare completamente il soda bread.
(Sul mio instagram potete vedere la foto del pane tagliato, per farvi un’idea della consistenza. La trovate qui.)
Soda bread pronto

 

Piove, piove, non fa altro che piovere. Con la pioggia ed il freddo rimane questa malinconia bisognosa di contatto umano. E mentre fuori dalla finestra tutto è ormai fradicio io cerco di tenermi asciutta anche l’anima ascoltando un album bellissimo uscito nel 2014: “Everyday robots” di Damon Albarn. Leader dei Blur e dei Gorillaz, Damon è seriamente un genio musicale. Ha fatto un album malinconico, moderno, elettronico, ottimo per questo periodo. La sua voce è calda, matura, al pieno delle sue potenzialità.
Vi abbraccio tutti, lettori. Oggi ci dondoliamo ascoltando questa bellissima “Lonely press play”.