Spaghetti ai porri.

Pochi giorni fa Vegroove ha compiuto il suo terzo anno di età. Potrei scrivere un post sdolcinato su quanto sia cambiata la mia vita da quando ho iniziato questa avventura culinaria semiseria, potrei raccontare di come io stia studiando duramente per abbracciare quella che (credo e spero) sia la mia vera strada e tutto grazie all’idea di arrendermi e aprire un blog di cucina vegana. So di avere un po’ abbandonato questi rigogliosi lidi di creatività, ma a volte succede che la marea della vita si fa abbondante e ricopre un po’ tutto. Sto cercando di recuperare ma è più difficile del previsto; non per questo intendo arrendermi, anzi.
Però ora basta, non voglio annoiarvi con questi discorsi, qui si parla di cibo e si parla di cibo bbbbono.

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La foto è brutta e misteriosamente gialla, portate pazienza.

Quindi eccomi qui a raccontare la ricetta di un piatto di pasta semplice ma gustosissima, ideata in un giorno di noia e che risponde perfettamente alla domanda “E adesso cosa me ne faccio di questi porri?”
I porri sono infatti l’ingrediente chiave: inaspettatamente dolci e gustosti, abbracciano gli spaghetti con la loro consistenza morbidina e il sapore contadino.
Ammetto di avere il vizio di relegare i porri solo come ruolo secondario per il soffritto, ma con questa pasta credo di aver ridato loro la giusta dignità.
Un piatto rustico, dal gusto raffinato, una chicca per chi vuole sperimentare la semplicità in cucina e non ha paura di dare un nuovo ruolo agli ingredienti che si trovano a vegetare nel frigo di tutti.

Ingredienti per una persona:
– 80 grammi di spaghetti;
– 1 porro grande;
– 2 cucchiai di olio extravergine di oliva;
– Acqua q.b.;
– Pepe;
– Sale q.b.;
– Timo q.b.;
– Peperoncino q.b;
– Farina di mandorle oppure mandorle fritte (opzionale)

Pulite il porro eliminando le due estremità, sfogliatelo dai primi due strati, tagliatelo a metà per la lunghezza e procedete con uno sminuzzamento fine.
In una padella scaldate 2 cucchiai di olio extravergine di oliva e poi versatevi dentro il porro. Fate ammorbidire il porro, aggiungete un poco di acqua, coprite e lasciate cuocere a fuoco basso per 20 minuti, mescolando di tanto in tanto e aggiungendo poca acqua alla volta se dovesse asciugarsi troppo. Salate e pepate a piacere durante la cottura. Il porro si ammorbidirà completamente e formerà una sorta di cremina, a quel punto potete spegnere il fuoco.
Cuocete gli spaghetti fino a raggiungere una cottura al dente avanzata, scolateli e ripassateli in padella insieme al porro. Aggiungete ancora pepe, spolverizzate di timo e farina di mandorle, volendo anche un po’ di peperoncino e servite.
Per la versione con le mandorle fritte: semplicemente tritate grossolanamente una manciata di mandorle e friggetele per qualche minuto in un poco di olio di cocco o un altro olio adatto alla frittura. Scolatele, asciugatele dall’olio in eccesso e infine versatele sulla pasta.

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È arrivato un nuovo marzo, sta per arrivare una nuova primavera, la luce è già cambiata e l’umore segue l’andare delle temperature e delle giornate.
Non si scappa alla primavera, cari miei. Non si scappa.
In questi giorni di cambiamento sto ascoltando moltissimo Agnes Obel, folletto olandese dal talento infinito e dallo spirito collegato a qualcosa di più grande di noi. Il suo ultimo album si chiama Citizen of Glass  e l’ho eletto ad album del mese, visto che è un vero capolavoro. Più complesso e strutturato dei suoi precedenti due album (Philarmonics e Aventine, altrettanto notevoli), ascoltandolo sembra di viaggiare per lo spazio, in mezzo a costellazioni e pianeti, nel silenzio assoluto. E in mezzo a questo silenzio, ecco la voce di Agnes Obel.

Risotto allo zafferano alla Vegroove

Approfitto di questa domenica di pioggia per prendermi il mio tempo e preparare un bel risotto allo zafferano: semplice ma efficace, un comfort food tutto italiano che è alla portata di chiunque abbia una pentola e una padella. Non serve altro per cucinare un piatto da regnanti, una prelibatezza che regala note delicate e ha il potere di sistemare una giornata no. 

Per completarne il sapore ho aggiunto l’adorato rosmarino e una spolverata di farina di mandorle, che con lo zafferano ed il rosmarino ci sta alla grande. Direi che la farina di mandorle è un mio tocco personale che è stato già più volte apprezzato anche – e soprattutto – dagli scettici, ecco perché questa ricetta si chiama alla Vegroove. È proprio vero che basta un piccolo particolare in più per riuscire a creare un’armonia tutta nuova, in un piatto già di per sé perfetto nella sua semplicità.

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Ingredienti per una persona:
– 80 grammi di riso;
– 1/2 cipolla;
– Brodo o acqua bollente;
– Una bustina di zafferano;
– Olio extravergine di oliva q.b.;
– Sale q.b.
– Farina di mandorla q.b.
– Rosmarino q.b

Mettete a bollire una pentola di acqua salata oppure di brodo vegetale.
Tagliate la cipolla sottilissima e fatela rosolare in una padella con un cucchiaio di olio extravergine di oliva, fino a quando si sarà ammorbidita; se è necessario aggiungete dell’acqua per evitare che si bruci.
Quando la cipolla sarà pronta, versate il riso nella padella e fatelo tostare un minuto circa rigirando spesso; a questo punto aggiungete un paio di mestoli di acqua/brodo bollente (o anche tre, dipende dalla grandezza della vostra padella) fino a coprirlo e lasciate cuocere. Seguite accuratamente la cottura, il risotto non può essere abbandonato a sé stesso. Mescolate e aggiungete acqua appena inizia ad asciugarsi troppo, ripetendo l’operazione ogni volta che è necessario.
A circa metà cottura aggiungete il rosmarino e sciogliete lo zafferano in un paio di cucchiai di acqua bollente poi versatelo sul riso e mescolate, ammirando la magia del colore crearsi davanti ai vostri occhi. Una volta giunto a cottura, potete mantecarlo con della margarina o del formaggio vegetale, anche se io preferisco aggiungere ancora un goccio di olio extravergine e basta.
Regolate di sale e servite con altro rosmarino e soprattutto una abbondante spolverata di farina di mandorle.

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È innegabile che l’autunno richiami immaginari musicali delicati e malinconici, ecco perché la canzone scelta per accompagnare questo risotto allo zafferano è “Okkervil River R.I.P., di Okkervil River. Primo singolo e prima canzone del nuovissimo album Away, Okkervil River R.I.P. è una canzone delicata e triste, ma di una tristezza che fa sospirare e riflettere, una di quelle che il vostro cuore non sarà in grado di contenere tutta. Però parola mia: dopo averla ascoltata la prima volta non potrete più farne a meno.

Tortini alla carota e zenzero (senza glutine)

Ormai internet è la mia più grande ipirazione per cucinare: miniera infinita di mondi e sapori che si incrociano e si mostrano, un mercato aperto di bellezza e immaginazione.
Da quando ho intrapeso questo viaggio culinario e fotografico si sono aperte davanti a me migliaia di strade, di case e di cucine, tutte pronte per essere esplorate, analizzate, comprese, fotografate e sognate anche di notte.

A volte ho così tanta voglia di cucinare che nei miei sogni impasto e spalmo roba su altra roba e poi assaggio e mangio, e nei sogni è sempre tutto troppo dolce anche se non mi importa: sono felice di svegliarmi così.

Questi tortini non mi sono arrivati in sogno (purtroppo) ma è la ricetta veganizzata dei muffin senza glutine alla carota e zenzero presa da Savory Lotus.
I muffin si sono trasformati in tortini semplicemente perché, come al solito, ho combinato qualche disastro e ho messo troppo impasto nei pirottini, che si è allargato ed espanso senza chiedere permesso; non è stato un grande danno e a me piacciono di più così, ma se volete dei mini muffin vi basterà usare i pirottini più piccoli o mettere meno impasto in quelli normali.
I tortini alla carota e zenzero sono completamente senza glutine, senza frumento, senza soia e anche senza lievito. E cosa ci sarà mai dentro, dunque? Dolcissime carote, freschissimo zenzero, la nota tropicale del cocco e l’intramontabile forza della farina di mandorle.
Se avete bisogno di un sapore inaspettatamente fresco e avvolgente, questo è il dolce che fa per voi che – oltretutto – durante la cottura invaderà casa vostra con un intenso profumo di burro.

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Ingredienti per 8 tortini:
– 180 grammi farina di mandorle;
– 1/2 cucchiaino di sale;
– 1 cucchiaino di bicarbonato;
– 1/2 cucchiaino di zenzero in polvere;
– 50 grammi cocco grattuggiato;
– 105 grammi olio di cocco sciolto;
– 1 bustina e 1/2 di sostituto per le uova “Senz’uovo
– 105 ml di acqua tiepida;
– 2 manciate di uvetta messe a bagno per 10 minuti;
– 1 carota grande grattuggiata;
– 1 pezzo di zenzero fresco grattuggiato;
– 150 grammi di sciroppo d’acero;

Preriscaldate il forno a 180°.
In una ciotola grande unite insieme la farina di mandorle, il cocco grattuggiato, il sale, il bicarbonato e lo zenzero in polvere e mischiate bene con un cucchiaio.
In una seconda ciotola unite il senz’uovo all’acqua tiepida e mescolate accuratamente evitando di fare grumi, versate poi l’olio di cocco, lo sciroppo d’acero, la carota, lo zenzero e l’uvetta e amalgamate.
Versate tutto negli ingredienti secchi e con una frusta mescolate fino a ottenere un composto appiccicoso ma uniforme.
A questo punto versate l’impasto nei pirottini da muffin e infornate per 25 minuti, controllando con uno stuzzicadenti la fine della cottura. L’impasto rimane abbastanza umido e si rassoda nel raffreddamento.
Sfornate e lasciate raffreddare.

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Tanto è dolce questa ricetta, quanto è delicata la musica che la accompagna. Scoperta recentissima, la canzone “Kitchen door” di Wolf Larsen – nome d’arte di Sarah Ramey –  porta con sé un’atmosfera eterea e quasi invisibile. Una vera e propria carezza sul volto.

I can hear you tap tapping at my kitchen door
I can hear the river run and the river want more
Don’t you know, I’m already sure
I can hear you tap tapping at my kitchen door

 

Baciotti con cioccolato fondente.

Questa è una ricetta che ho scovato dall’internet di corsa, e preparato altrettanto di corsa per un té in famiglia. Se non abbiamo l’ansia da prestazione non siamo contenti.
La ricetta l’ho presa dal blog I paciocchi di Francy e ho cambiato solo un paio di ingredienti. Ho usato lo zucchero di canna, ma è successa una cosa strana: è diventato salato.
Non so bene cosa sia successo, però al palato dava dei richiami salati. Mah. Se qualcuno di voi conosce la causa di questo fenomeno me la dica!
In ogni caso se usate lo zucchero normale o uno zucchero di canna più sottile non dovreste avere alcun tipo di problema.
La ricetta è facilissima, se fate delle palline piccole cuociono anche in fretta e vi riempiranno casa di un profumo avvolgentissimo.

Ingredienti per una decina di biscotti (20 metà):
– 100 grammi di farina di mandorle;
– 100 grammi di zucchero di canna;
– 100 grammi di farina mix it (oppure 00)
– 65 ml di olio di riso;
– 30 grammi di cioccolato fondente.

Sembrano pianetini.

Sembrano pianetini.

Accendete il forno a 150°.
In un mixer versate la farina di mandorle e lo zucchero di canna, fate andare le lame per ottenere un composto molto molto fine.
Trasferitelo in una ciotola e unite la farina e l’olio. Lavorate con le mani fino ad ottenere un composto omogeneo e al tatto un po’ sabbiosello.
Inumiditevi le mani e formate delle palline, più piccole sono meglio è, e schiacciatele su una teglia coperta di carta forno.
Infornate e cuocete per 25 minuti o finché non saranno dorate dopodiché tirate fuori e lasciate a raffreddare completamente.
Quando saranno fredde sciogliete il cioccolato fondente a bagnomaria e ricoprite una delle due metà del biscotto, appoggiatela sopra l’altra e mettete a raffreddare. Servite con un caffè o un tè forte bello caldo.

Dopo che avrete fatto questi baciotti, dopo che li avrete condivisi con qualcuno, dopo che avrete goduto del loro caldo abbraccio, godete della musica. Godete di questa “You ain’t alone” degli Alabama Shakes, di tutta la carica di questo live.

You ain’t alone, so why you lonely?
there you go on the dark end of the street
are you scared to tell somebody how you feel about somebody?
are you scared what somebody’s gon think?
or…
are you scared to wear your heart out on your sleeve?
are you scared me?

Torta di mele e vaniglia.

Nei momenti in cui mi sento molto giù, cucinare mi risolleva il morale. Soprattutto se devo prestare attenzione alla ricetta e se devo poi usare le mani per impastare o la frusta manuale.
Insomma, più lavoro fisico c’è meglio è per me.
Questa ricetta l’ho presa nuovamente dal libro di Sugarless, che è una vera sicurezza.
La torta è morbida, umida al punto giusto e confortevole.
È come un abbraccio caldo dopo un pianto disperato.

Ingredienti:
– 200 grammi di farina 0;
– 60 grammi di farina di mandorle;
– 50 grammi di farina integrale;
– 250 grammi di latte di riso;
– 1 bustina di lievito (ho usato il cremor tartaro);
– 1/2 cucchiaino di bicarbonato (opzionale);
– 50 grammi di olio di semi;
– 1 cucchiaino e 1/2 di vaniglia;
– 170 grammi di zucchero di canna;
– 1 pizzico di sale;
– 2 mele piccole.

Preriscaldate il forno a 170°.
In una ciotola unite tutti gli ingredienti secchi e mescolate.
Unite il latte e l’olio e con una frusta amalgamate e mischiate il tutto eliminando i grumi.
Sbucciate e tagliate a fettine sottili le mele.
Ungete leggermente una teglia, versate l’impasto e disponete sulla superficie le fettine di mela. Spolverate con dello zucchero di canna e infornate per 45 minuti a forno ventilato.
Lasciate raffreddare e servite.

 

Torta di mele e vaniglia

 

È giunta la fine per Hannibal, la serie TV di cui ho parlato più volte e che alla quale ho anche dedicato delle ricette (qui e qui).
Purtroppo la NBC non ha avuto gli ascolti che sperava e così ha deciso di cancellare la serie.
Come tutta la storia, anche il finale risulta incredibile, visivamente orgasmico, con gli ultimi minuti al cardiopalma che cambierà per sempre le sorti dei finali di stagione. Una grande serie con una immensa conclusione.
La colonna sonora della serie è sempre stata piuttosto minimale, composta principalmente da percussioni, musica classica (o di ispirazione classica) e melodie simili. Non riesco a ricordare la presenza di canzoni famose o cantate. Per il finale – fortunatamente – la scelta è diversa e ricade su una canzone di Siouxie Sioux e Brian Reitzell composta appositamente per l’ultima puntata di Hannibal. 
Niente, io non so cosa aggiungere perché sono incantata dalla voce di Siouxie e dalla melodia magistrale che la accompagna.
La perfezione nella perfezione.

Oh, the skies, tumbling from your eyes
So sublime, the chase to end all time
Seasons call and fall, from grace and uniform
Anatomical and metaphysical

Oh, the dye,
a blood red setting sun
rushing through my veins
burning up my skin,
I will survive, live and thrive
Win this deadly game
Love crime
Love crime
I will survive, live and thrive
I will survive, I will survive
I will

Tortino stracolmo di mirtilli.

So che è una follia accendere il forno con questo caldo, ma non ho potuto resistere. Ho trovato degli ottimi mirtilli e ne ho comprati in gran quantità.
Ne vado così pazza che ho riempito questo tortino semplicissimo fino a rischiare di non farlo cuocere correttamente.

Rispetto alla ricetta originale l’impasto per la base mi è rimasto più bagnato, poiché mi è caduta un poco più di acqua (mannaggia a me!). Se però seguite le istruzioni non ci saranno problemi e otterrete una base bella compatta. Ho poi dimezzato la dose di zucchero nel topping, perché era veramente troppo dolce per i miei gusti.

Ingredienti:
Per la base
– 1 tazza di farina di mandorle;
– 1/3 di tazza di farina di cocco (non il cocco grattuggiato);
– 52 grammi di olio di cocco;
– 1/3 di tazza di sciroppo d’acero;
– 4 cucchiai di acqua;
– 1/2 cucchiaino di bicarbonato

Per il ripieno
– 360 grammi di mirtilli;
– 1 cucchiaino di amido di mais

Per il topping
– 1/2 tazza di farina di riso;
– 40 grammi di olio di cocco;
– 30 grammi di zucchero (ho usato quello di canna)

Preriscaldate il forno a 180°.
In una terrina capiente mischiate insieme gli ingredienti per fare la base. Cercate di utilizzare l’olio di cocco già sciolto, sarà più semplice.
Spalmate il composto in una teglia ricoperta di carta da forno.
Lavate e asciugate i mirtilli, selezionando quelli da buttare (evenualmente), dopodiché cospargeteli con l’amido di mais e metteli sopra la base nella teglia.
In una tazza mischiate gli ingredienti per il topping e lavoratelo con le dita, come si fa con il crumble. Otterete così una consistenza sabbiosa da distribuire sopra i mirtilli.
Infornate per circa 40 minuti a forno statico e lasciate raffreddare completamente prima di servire. Se necessario lasciarlo in frigo qualche ora, in modo da compattarlo.

Tortino mirtilli

Non ci si può ingozzare di mirtilli senza pensare ai paesi nei quali spuntano come funghi, Islanda in primis.
Anche da noi, ovviamente, ma questo accostamento cade a fagiolo per la canzone che accompagna il nostro delizioso simil-crumble. I Sigur Rós sono forse il gruppo più famoso (dopo Bjork) dell’isola che tanto amo, e con questa canzone favolosa – Njósnavélin“, chiamata anche “The Nothing Song“, hanno firmato la colonna sonora di “Vanilla Sky”.
La canzone è eterea, dotata di incredibile profondità emotiva e – se devo essere sincera – profuma di mirtilli selvatici.

Peperoni e carote viola speciali.

Scoprire e riscoprire ingredienti, questo è quello che sto facendo in cucina in questo periodo. Nello specifico sto riscoprendo l’aglio, abbandonato da qualche anno perché non riuscivo proprio a digerirlo. Ora mi è presa un po’ una scimmia e cerco di infilarlo dove posso. Per fortuna fino ad ora non ho avuto effetti indesiderati di alitosi, quindi continuerò ad usarlo il più possibile. (Non sto a descrivervi tutte le proprietà benefiche dell’aglio perché so che le conoscete già).
La scoperta di questa settimana riguarda le carote viola: non le avevo mai mangiate nè avevo mai pensato di comprarle, mentre ora non ne posso più fare a meno. Il sapore è leggermente diverso rispetto a quello delle carote canoniche arancioni, ma la variazione proprio non si sente, a meno che non vi mettiate a fare come la sottoscritta che ha passato una mezzora buona a dare un morsetto ad un tipo di carota e uno all’altra.
Di solito preferisco consumarle crude, ma nella ricetta che vi propongo il loro sapore leggermente più acidulo ci sta benissimo. Non l’ho fatto apposta, è stato solo un esperimento molto ben riuscito.

Ingredienti per una persona:
– 1 peperone rosso;
– 2 carote viola piccole;
– 1 spicchio di aglio (o aglio secco);
– 1 scalogno piccolo;
– 2 cucchiai di acqua;
– Olio extravergine di oliva q.b.;
– Sale q.b.;
– 1 cucchiaio di farina di mandorle (opzionale)
– Un pizzico di timo;
– 2 o 3 cucchiai di farina di grano saraceno per impanatura.

Pulire e tagliare a fettine il peperone e le carote. Tritate lo scalogno.
In una padella, far scaldare un cucchiaio di olio con uno spicchio di aglio “svestito” e lo scalogno tritato. Aggiungere i peperoni e le carote e due cucchiai di acqua. Salare e coprire con un coperchio, abbassare la fiamma e far cuocere finché i peperoni non saranno molto molto morbidi. Aggiungere acqua durante la cottura, se necessario. Controllate e mescolate spesso.
Nel frattempo mischiate in una ciotolina il grano saraceno, la farina di mandorle e il timo.
Verso la fine della cottura dovrebbe formarsi un sughetto delizioso, aggiungete a questo punto la farina di grano saraceno (o il pan grattato, se lo avete) e cuocete ancora per un paio di minuti. Ovviamente il grano saraceno assorbirà tutto e si formerà un impastino golosissimo. Servite caldo, accompagnato magari da una bella fettazza di farinata.

Che cosa strana questa primavera che un giorno c’è e quello dopo no. Così, oltre ai colori della cucina, mi vedo “costretta” a cercare il buon umore nell’ottima musica. Che costrizione pesante eh?
Bene, oggi ad accompagnare questa esplosione di colori c’è una esplosione di meraviglia musicale: “Smart” delle Girl in a Coma. Gruppo americano scoperto e prodotto da Joan Jett, sono tre ragazze talentuose che suonano da quasi una decina di anni. Ve le consiglio perchè uniscono benissimo tutte le loro influenze anni ’80 e ’90 in un mix più che orecchiabile.
Le Girl in a Coma sono uno dei miei gruppi preferiti di sempre, e “Smart” è probabilmente la canzone che più mi fa venire voglia di rinascita.

Ricette per grigliate e scampagnate #3

Eccoci dunque alla terza ed ultima ricetta ideale per le scampagnate e grigliate in compagnia.
Non c’è picnic che si rispetti senza un bel dolce, e cosa c’è di meglio che portarsi dietro dei comodi e meravigliosi muffin ai mirtilli?
Ormai lo avrete capito, i muffin non mi stancano mai!
(Ricetta liberamente ispirata al libro di Sugarless)

 

Ingredienti per una decina di muffin:
– 180 grammi di farina di riso;
– 220 ml di latte di riso;
– 30 grammi di farina di mandorle;
– 130 grammi di zucchero di canna;
– 50 ml di olio di semi;
– 1 cucchiaino di cremor tartaro;
– 1 cucchiaino di bicarbonato;
– 1 cucchiaino di succo di limone;
– 1 cucchiaino di vaniglia;
– Almeno 120 grammi di mirtilli tagliati a pezzetti.

Preriscaldare il forno a 180 gradi.
Unire tutti gli ingredienti secchi in una ciotola capiente, poi aggiungo il latte e l’olio di semi mescolando con una frusta ed eliminando tutti i grumi.
Aggiungere il succo di limone, la vaniglia, i mirtilli e amalgamare il tutto.
Riempire i pirottini da muffin per 3/4 o poco più.
Cuocere per 25 minuti, facendo la prova dello stuzzicadenti alla fine. Tenete conto che i mirtilli si cuoceranno e lasceranno l’impasto leggermente umido ma super delizioso.
Un consiglio che mi sento di dare è questo: più mirtilli usate meglio è, in modo da avere un risultato finale molto marmellatoso.

Muffin ai mirtilli

Per accompagnare questa ricetta vi lascio un bellissimo pezzo nordeuropeo: “What else is there?” dei Royksopp. Il colore di questi muffin riprende perfettamente le atmosfere del video capolavoro per il singolo della band norvegese.

Fun fact: la protagonista del video non è la cantante, ma una modella norvegese. La vocalist, Karin Dreijer Andersson (già cantante del duo elettronico The Knife), compare circa al secondo minuto del video mentre mangia da sola ad una tavola imbandita a festa.

Polpette di tempeh al sugo.

Queste polpette di tempeh sono semplici da preparare, ma richiedono solo un po’ di tempo di preparazione.
L’amica che le ha preparate con me è una super carnivora e mi ha detto che se non le avessi elencato gli ingredienti le avrebbe scambiate facilmente per polpette di carne. Il tempeh ha un sapore delicato, ad alcuni ricorda la carne di pollo (a me no, per me sa di tempeh e basta) e si presta molto bene per diverse preparazioni (specialmente fritto o al forno). Quella frullata non l’avevo ancora provata, e quindi eccoci qui con queste polpettone.
La ricetta secondo me ha un solo difetto: il sapore finale. Non sono abituata a gusti così particolari, ed il pomodoro insieme al latte di cocco e il curry non mi ha entusiasmato. È comunque buonissimo, ma è per palati che hanno esperienza, diciamo. Sicuramente la preparò nuovamente presto, però eliminando il latte di cocco ed il curry, e facendo un semplice sugo di pomodoro “all’italiana” dove poi cuocere le polpette.

 

Ingredienti per circa 23/24 polpettine:
– 250 grammi di tempeh al naturale;
– 1/2 cipolla (o due cipolle rosse piccole);
– 1 Cucchiaio di semi di lino + 3 Cucchiai di acqua;
– 50 grammi di farina di mandorle;
– 25 grammi di farina di ceci;
– 60 grammi di farina di grano saraceno (o pan grattato);
– 1 cucchiaio di origano;
– 1 cucchiaino di aglio in polvere;
– 2 cucchiai di passata di pomodoro;
– Sale q.b.
– Olio extravergine di oliva q.b.

Per la salsa di pomodoro:
– 375 grammi di passata di pomodoro;
– 250 ml di latte di cocco;
– 1 cucchiaio di curry

Tagliate a pezzetti piccoli la cipolla e mettetela a rosolare in una padella con un poco di olio extravergine finché non diventa morbida, dopodiché mettete da parte.
Frullate i semi di lino con l’acqua e mettete da parte per almeno 5 minuti, per fare in modo che i semi di lino formino un gel con l’acqua. Questa operazione ci permette di ottenere un composto aggregante per l’impasto delle polpette.
Tagliate a pezzi il tempeh, mettetelo nel mixer con le lame ad S e azionatelo fino ad avere una consistenza sbriciolosa.
Unite ora al tempeh tutti gli altri ingredienti (le farine, le spezie, il sale, la cipolla rosolata, i semi di lino con l’acqua, la salsa di pomodoro) e azionate nuovamente il mixer fino ad ottenere un bel composto secco e omogeneo. Saprete quando smettere di frullare perché otterrete un impasto unico e lavorabile con le mani.
A questo punto formate le palline e friggetele in una padella con l’olio di oliva fino a quando non diventano bene dorate. Mettete da parte.
In una padella più grande unite la salsa di pomodoro, il latte di cocco ed il curry e fate cuocere a fuoco medio e con il coperchio per circa 5 minuti, dopodiché unite le polpette e fate cuocere per altri 10 minuti, o finché la salsa non inizia ad addensarsi un pochino. Servite subito.

Polpette al sugo

 

Sono giorni un po’ strani e pesanti, dove le parole mancano ed il bisogno di silenzio e raccoglimento va per la maggiore. Vi lascio con questa canzone bellissima: “Everybody’s gotta learn sometimes” di Beck.

Brownies al cioccolato e mandorle.

E’ giunto il momento di lasciarsi andare pienamente alla preparazione di deliziosi dolci senza più alcuna paura. Alla fine sono solo dolci, no? Sono io a dover mangiare loro, e non viceversa.

Lo ammetto: i brownies solitamente non mi fanno impazzire perché le cose troppo cioccolatose mi nauseano subito. Preferisco sapori semplici e più immediati.
Per questa ricetta, invece, mi sono seriamente stupita da sola e ho stupito le persone che li hanno assaggiati: l’impasto era umidissimo, con un sapore ricco e non troppo dolce; un abbraccio di mandorla che fa venire voglia di mangiarne uno dopo l’altro. Insomma, questi brownies sono abbastanza leggeri da non risultare nauseanti e con quell’intensità dell’aroma di cioccolato che li rende un must per le feste, le colazioni e le merende.

 

Ingredienti per una teglia:
– 40 grammi di farina di riso;
– 75 grammi di cacao amaro;
– 120 ml di olio di semi;
– 100 grammi di cioccolato fondente 70%;
– 150 grammi di mandorle sgusciate;
– 500 grammi di yogurt di soia al naturale;
– 1 cucchiaino di bicarbonato;
– Un pizzico di sale;
– 180 grammi di zucchero di canna

Per prima cosa accendete il forno a 180°.
Prendete 100 grammi di mandorle e rendetele farina dentro al mixer (in alternativa potete usare direttamente 100 grammi di farina di mandorle); i restanti 50 grammi vanno tritati grossolanamente con il coltello.
In una ciotola mettete la farina di mandorle, la farina di riso, il bicarbonato, le mandorle tritate grossolanamente, lo zucchero, il cacao in polvere ed il sale e mescolate bene.
Tritate in piccole scaglie il cioccolato fondente.
Miscelate poi lo yogurt con l’olio di semi: lo potete fare con una frusta, nel mixer o con un frullatore ad immersione. L’importante è che i due ingredienti siano amalgamati per bene. A questo punto unite lo yogurt con l’olio agli ingredienti secchi ed infine anche le scaglie di cioccolato. Incorporate il tutto e versate in una teglia leggermente oliata. Infornate per 25 minuti a forno statico, coprendo la teglia con dell’alluminio dopo 10 minuti.
Sfornate e lasciate raffreddare, infine servite.


F
oto di Martina Campolo Schirru

I brownies, proprio per la loro consistenza, mi fanno venire in mente l’inverno. Qui da me ormai è tutta nebbia, tutto freddo, tutta condensa nelle macchine e nel respiro.
Ormai ci siamo, non si può più scappare. Per celebrare la stagione delle mani avvolte da caldi guanti non potevo non scegliere un pezzo che, a mio avviso, racchiude perfettamente lo spirito di questi giorni, soprattutto dell’atmosfera che si respira da Natale a Capodanno: “Linger” dei Cranberries.
(Ovviamente non si parla di atmosfera natalizia, ma di quella sorta di malinconia che prende lo stomaco. Mi capite, vero?)