Frittini di ceci, zucchine e carote.

Preparate l’olio in padella, perché questa frittura vi renderà persone più felici!

Non solo questi frittini di ceci, zucchine e carote sono deliziosi, ma sono anche super facili da fare. La ricetta l’ho mutuata da quella che potete trovare sul sito Vegan Richa, cambiando il mix di spezie e usando la farina Mix It! senza glutine.
Tutto quello che vi serve è una lattina di ceci, una zucchina, due carote, una grattuggia, delle spezie e il gioco è fatto: dei frittini gustosi, dal sapore orientale, incredibilmente digeribili e fatti per la maggior parte di ceci. Evviva le proteine!

Li potete mangiare con la guacamole, con la tahina, con una salsa alla tahina, con la senape, la tzatziki o quello che vi pare. Si potrebbe provare anche ad accompagnarli con una salsa fatta di pomodoro e aglio, non c’è limite alle possibilità che questi frittini di ceci offrono.
Le foto non rendono giustizia alla bellezza di questo polpettine di ceci, ma ho cucinato quando ormai la luce naturale se ne era già andata. Mi sa che è giunto il momento di rispolverare l’attrezzatura fotografica invernale.

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Ingredienti:
– 250 grammi di ceci cotti;
– 1 zucchina piccola;
– 2 carote non troppo grandi, sbucciate;
– 4 cucchiai di farina senza glutine;
– 2 cucchiai di farina di mais o altra farina senza glutine;
– 1 spicchio d’aglio;
– 1 pezzo di zenzero fresco di circa 2 o 3 cm;
– Sale q.b.
– Misto di spezie indiane (oppure curry, cumino, curcuma, garan masala, cardamomo);
– Olio per friggere q.b.

Dopo aver lavato la zucchina, grattuggiatela e spremetela per fare uscire  l’acqua; fate lo stesso con le carote, poi mettete la verdura in una ciotola capiente.
Grattuggiate anche lo zenzero e l’aglio e versateli nella ciotola.
In un food processor con le lame ad S, spezzate i ceci ma non fateli diventare una purea. Io li ho fatti andare per due minuti, la cosa importante è che siano malleabili. Versateli poi nella ciotola.
Aggiungete ai ceci il sale, le spezie e le farine e lavorate il composto con le mani, fino ad ottenere un impasto abbastanza resistente per formare i frittini.
Fate delle palline e appiattitele con le mani, poi friggetele in olio caldo due o tre minuti per lato. Con queste quantità dovreste ottenere una decina di frittini piccoli.
Serviteli con le salse che preferite!

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L’estate non sta ancora finendo, le temperature rimangono alte e la voglia di godersi una birretta fresca la sera – soprattutto all’aperto – è ancora tanta. È ancora tanta anche la voglia di sdraiarsi sull’erba, fare passeggiate, assorbire tutti i raggi di sole possibili e immaginabili per aiutare l’umore ballerino a stabilizzarsi.
E se penso a tutte queste cose, mi viene in mente il video degli Weezer per “Island in the sun” (singolo tratto da “Weezer The green album“) quello però diretto da Spike Jonze: un connubio di estate, animaletti felici e tanta pace interiore. Non solo la canzone è di una bellezza quasi commovente, ma anche il video riesce perfettamente a catturare l’amosfera del pezzo e a tradurlo in una esperienza visiva che allarga il cuore. 

On an island in the sun
We’ll be playing and having fun
And it makes me feel so fine
I can’t control my brain

 

Zuppa di piselli rustica.

Ormai si sarà capito chiaramente che non importa quanti gradi ci siano, quando la zuppa chiama, io rispondo senza fare storie.

Credo di aver preparato questa zuppa rustica una sera in cui faceva più fresco del solito e io avevo bisogno di abbracciarmi un po’. Incredibile come un piatto possa aggiustare il tiro dell’umore con così tanta semplicità: piselli, patate, carote e una cipolla. Non serve altro per ritrovare un sapore di campagna e di natura, l’ennesimo sapore che aiuta a ritrovare la strada di casa.

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Ingredienti per una persona:
– 100 grammi di piselli spezzati secchi;
– 2 patate piccole pelate e tagliate a cubetti;
– 1 carota tagliata a pezzettoni;
– 1 spicchio d’aglio;
– 1 cipolla di tropea piccola (o 1 scalogno);
– Olio extravergine di oliva q.b;
– Sale q.b.;
– Farina di mandorle q.b. (opzionale)

Mettete a bagno i piselli spezzati seguendo le istruzioni della confezione. Una volta pronti scolateli, e metteteli a cuocere in abbastanza acqua salata da coprirli, iniziando a contare il tempo di cottura dall’ebollizione. I piselli che ho usato io cuocevano per 60 minuti, quindi allo scadere della prima mezz’ora ho aggiunto il resto delle verdure alla pentola e ho lasciato a cuocere fino alla fine dell’ora a fuoco basso, facendo attenzione che non si asciugasse l’acqua.
Servite con un giro di olio extravergine, una spolverata di farina di mandorle e del peperoncino.

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Se c’è una canzone che mi fa da balsamo nei momenti di sconforto o malinconia, è decisamente “Landslide“, nella cover degli Smashing Pumpkins, inclusa nel loro Pisces Iscariot. Landslide” è la prima canzone alla quale penso quando mi serve forza per uscire da un pantano,  soprattutto quando il pantano è emotivo e rischio di rimanerci troppo invischiata. Originariamente è stata composta da Stevie Nicks nel 1975 quando cantava nei Fleetwood Mac, ma il timbro vocale di Billy Corgan le regala una magia tormentata e dark che la rende una delle cover migliori della storia della musica.

Oh, mirror in the sky, what is love?
Can the child within my heart rise above?
Can I sail through the changing ocean tides?
Can I handle the seasons of my life?

Recensione: Pasta di lenticchie rosse by Il Fior di Loto

Recensione + ricetta!
Sul discorso pasta ci si può sbizzarrire veramente in ogni modo. Sono molto contenta però di vedere che le alternative alla pasta “classica” si stanno moltiplicando di mese in mese.
Sono molto contenta anche perché alcune di queste alternative possono aiutare chi non ha tempo di stare ai fornelli, a introdurre dosi maggiori di proteine vegetali sotto diverse forme.

 

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Foto presa dal sito ilgiardinodeilibri.it 

 

In questo caso, la pasta di lenticchie rosse di casa Fior di Loto, ci viene proprio incontro con una grossa, gigantesca mano. Non solo il prodotto è ovviamente senza glutine e senza frumento, ma per 100 grammi ha ben 25 grammi di proteine.
L’azienda Fior di Loto ha aperto nel 1972 a Torino, e da allora – come dicono proprio loro sul sito ufficiale – “La mission di Fior di Loto è da sempre rivolta a selezionare e a proporre alimenti naturali, biologici, sani ed integri nel loro patrimonio nutrizionale, negli anni l’azienda ha ampliato la sua offerta e l’ha adeguata alle crescenti e nuove esigenze di un mercato in continua evoluzione. Ciò che è rimasto immutato nel tempo è la passione per l’alimentazione biologica e la tutela dell’ambiente, la vocazione per la selezione dei prodotti migliori e più sicuri, per garantire sempre il meglio dell’offerta.”
La loro offerta spazia veramente moltissimo, nello specifico soprattutto di prodotti per intolleranti. Vi consiglio di farvi un giro sul loro sito ufficiale per farvi un’idea.

Ma torniamo alla pasta di lenticchie rosse: è veramente deliziosa, cuoce in pochi minuti (più o meno 4 o 5) e può essere usata con grande fantasia.  Scuoce molto facilmente, ma in realtà è una caratteristica delle lenticchie in generale, quindi direi che non è un grosso problema.

Per chi (come me) ha problemi con le farine alternative (mi sono scoperta enormemente allergica alla farina di farro e alla farina di grano saraceno), la pasta di legumi è un alimento perfetto per preparare piatti deliziosi velocemente e senza sforzo.
Il Fiore di Loto è un’azienda che di cibo ne capisce e questa conoscenza aiuta a creare prodotti da 10 e lode.

Vi propongo una delle mie ricette preferite proprio per darvi un’idea della facilità di impiego della pasta di lenticchie rosse.

Ingredienti per una persona:
– 70 grammi di pasta di lenticchie rosse;
– 1/2 testa di broccolo;
– Aglio in polvere q.b.;
– 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva;
– 1 cucchiaio di tahina;
– Sale q.b.;
– Peperoncino q.b.

Lavate il broccolo e rompete le fiorescenze a pezzi piccoli e medi.
In una padella fate scaldare leggermente l’olio extravergine con l’aglio in polvere e aggiungete il broccolo. Salate a piacimento, e fate saltare per qualche minuto a fuoco medio. Lasciate a cuocere aggiugendo un goccio d’acqua se il broccolo si dovesse attaccare al fondo della padella. Sarà pronto quando avrà raggiunto un colore verde brillante e si sarà leggermente ammorbidito pur restando croccante.
Nel frattempo portate a bollore una pentola d’acqua salata, e fate cuocere la pasta di lenticchie. Una volta pronta, scolatela, accendete il fuoco sotto la padella e unite la pasta al broccolo. Fate saltare per qualche secondo almalgamando. Spegnete il fuoco, aggiungete il cucchiaio di tahina, mescolate e servite con un pizzico di peperoncino.

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La ricetta di oggi è accompagnata dal capolavoro “The great gig in the sky” dei Pink Floyd. È una delle canzoni che preferisco del loro panorama discografico. Rende benissimo quella sensazione di immensità gigantesca che solo la musica può regalare.
Questo è uno di quei pezzi che ha il potere di risollevare lo spirito, di innalzare la forza interiore, di rendere un qualunque essere umano infinito come lo spazio.

Insalata di fave e asparagi.

A ottobre ho scritto una breve recensione di Veggiestan, il libro di ricette mediorientali scritto da Sally Butcher. Finalmente ho trovato il coraggio di iniziare a provare a cucinare qualcosa da quel meraviglioso tomo che ogni libreria di cucina che si rispetti dovrebbe avere. (A proposito, la bellissima recensione di Gikitchen l’avete letta, vero?)

Dopo aver individuato una ricetta facile, a prova di paramecio, mi sono buttata ai fornelli in occasione di una cena a casa di amici. Mentre in un pentolone cuoceva una meravigliosa vellutata di verdure (arriverà anche la ricetta di quella, non mi sfugge niente), io mi dilettavo nell’arte della preparazione di questa insalata di fave e asparagi.
Di per sé il procedimento non è per niente complicato, di diverso rispetto alla ricetta originale abbiamo semplicemente bollito le fave e gli asparagi invece di farli al vapore (per mancanza di attrezzatura), e abbiamo eliminato il cerfoglio per sostituirlo con il sempreverde prezzemolo, ma il resto è rimasto uguale.
Una volta cotte le verdure basta lasciarle intiepidire e poi affogarle in una sontuosa salsa a base di tahina e nella fedele accoppiata aglio-prezzemolo. Non fate come me, nella foto vedrete solo un pochino di tahina. No no no, queste verdure vanno affogate, immerse, ricoperte. Insomma: la tahina deve essere ovunque! (Come nella foto che ho fatto per instagram.)

Ingredienti per tre persone:
– 450 grammi di fave surgelate;
– 1 mazzetto di asparagi;
– 3 o 4 cucchiai abbondanti di tahina;
– Il succo di un limone;
– Prezzemolo a piacere;
– 1 spicchio e 1/2 di aglio;
– Olio extravergine di oliva q.b.;
– Sale q.b.;
– Pepe q.b.;
– 3 cucchiai di semi di sesamo.

Seguite le indicazioni sulla confezione delle vostre fave per avere una cottura ottimale. Una volta cotte mettetele da parte a raffreddare.
Lavate pelate leggermente e tagliate a tocchetti gli asparagi e fateli cuocere in acqua bollente leggermente salata per qualche minuto. Ce ne vogliono meno di 10, saranno pronti quando diventano teneri. Scolateli e uniteli alle fave.
In un pentolino tostate i semi di sesamo.
Tritate l’aglio e il prezzemolo e uniteli alle fave e agli asparagi.
Preparate la salsa allungando la tahina con l’acqua e mescolando. Unite poi il succo di limone, il sale e l’olio e continuate a mescolare. Dovreste ottenere una crema dalla consistenza tipo la maionese. Da lì in poi va bene, se la volete ancora più liquida aggiungete altra acqua.
Versate la salsa sugli asparagi e le fave, mescolate il tutto e infine spolverate con i semi di sesamo tostati.

Insalata di fave e asparagi.

Come raccontavo sulla pagina di Facebook, la morte di David Bowie mi ha colpito in maniera molto dura.
Durante la preparazione di questa ricetta c’era la radio accesa, ma io non riuscivo ad ascoltare veramente la musica, nella mia testa continuavo a canticchiare alcuni versi delle sue canzoni.
Non so dire cosa abbia perso io a livello personale, so che la sua musica sarà sempre immortale e che l’ultimo album è stato il suo regalo più grande per noi, però ecco, rendermi conto che non mi ci sarà più la sorpresa costante della sua presenza nel mondo mi lascia un po’ senza terra sotto i piedi.
È una sensazione momentanea, tutto va avanti e tutto deve andare avanti. Mi mancherà, tutto qua. E questa sensazione non voglio nasconderla. Mancherà.

Zucchine allo zafferano e timo.

Una ricetta veloce per quelle domeniche pigre in cui si ha solo voglia di ordinare da asporto. Basta una cottura di pochi minuti, in tutto forse 10 (dipende dal come vi piacciono le zucchine, se croccanti o più morbide).
Vi servono solo una manciata di zucchine, una bustina di zafferano, una presa di timo e la ricetta si fa praticamente da sola.
Pronti?

Ingredienti per una persona:
– 4 zucchine medie;
– 1 spicchio di aglio sbucciato;
– Un pizzico di sale;
– 1 bustina di zafferano;
– Acqua calda q.b. (veramente poca eh)
– Olio extravergine di oliva q.b.;
– Timo q.b.

Lavate e tagliate le zucchine a listarelle.
Mettete sul fuoco a fiamma media una padella abbastanza grande con un goccio di olio e l’aglio sbucciato. Quando l’aglio inizierà a friggere leggermente buttate in padella le zucchine.
Salate, mescolate e coprite con un coperchio.
Nel frattempo sciogliete lo zafferano nell’acqua calda. Ne basta veramente poca, anche solo un dito di acqua.
Dopo 5 minuti controllate le zucchine e aggiungete l’acqua allo zafferano, mescolate ancora con attenzione e coprite.
Dopo pochi minuti aggiungete il timo, mescolate ancora e controllate il grado di cottura delle zucchine. A me piacciono croccantelle, quindi a questo punto ho fatto asciugare il poco liquido che c’era e le ho impiattate. Se le preferite più morbide fatele cuocere ancora qualche minuto.

Zucchine allo zafferano

Mentre cucinavo le zucchine, nell’aria della mia cucina volava leggera Feist, nome d’arte di Leslie Feist. È una cantautrice canadese che seguo praticamente da sempre. Il suo è un pop di classe che riempie le orecchie e il cuore, una musica dalla classe elevatissima.
Godetevi questa “Amourissima” di immensa bellezza.

Drowning out the sound while all our thoughts come to crowd
Closing off the stream in hopes we both stay dry
But feeling makes I through within the rush of you

Barbabietola rossa con aglio e prezzemolo.

Quest’anno abbiamo deciso di coltivare, molto timidamente, le barbabietole. È stato un approccio un po’ casuale, ma ha dato i suoi frutti. Il raccolto è abbondante e per avere un orticello di medie dimensioni siamo molto soddisfatti. Il segno caratteristico dei pranzi è ormai avere le punte delle dita costantemente macchiate di rosso/viola.

Ma l’amore per le barbabietole risale ad un pranzo da un’amica, che tempo fa me le fece provare crude, condite con aglio e prezzemolo: mi si aprì un mondo. Fino a quel momento le avevo mangiate solo cotte (tipo quelle che si trovano nei supermercati), e dopo qualche morso mi sfiancavano e disgustavano.
Crude invece non solo sono più fresche al palato, ma il loro sapore è più piacevole e non stucchevole. Da farci una vera e propria scorpacciata.

Ingredienti:

– 1 barbabietola rossa;
– 1 spicchio d’aglio piccolo;
– Prezzemolo q.b.;
– Sale q.b.;
– Olio extravergine di oliva q.b.

Lavate e sbucciate la rapa, poi tagliatela a fettine molto sottili.
Tritate l’aglio e il prezzemolo, mischiateli e condite la rapa, insieme all’olio e al sale.
Consumatelo fresco, con una bella fetta di pane fresco.

Rapa rossa

Quello che mi ispira in questi giorni è una canzone nata nel 1984 ma che non invecchia mai, scritta da Bruce Springsteen, ed è uno dei singoli di maggiore successo nella storia musicale del Boss: Dancing in the Dark.

Stay on the streets of this town
and they’ll be carving you up alright
They say you gotta stay hungry
hey baby I’m just about starving tonight
I’m dying for some action
I’m sick of sitting ‘round here trying to write this book
I need a love reaction
come on now baby gimme just one look

Pesto alla genovese.

Finalmente sono riuscita a preparare il mio pesto preferito in assoluto, quello alla genovese. Da sempre è il mio condimento per eccellenza di pasta e gnocchi. Quando vado a mangiare in un ristorante che non ho ancora provato, uno dei piatti che sicuramente ordino è la pasta al pesto (o gli gnocchi al pesto): da questo condimento si capisce tantissimo.

Lo adoro nei panini, spalmato sul pane o a cucchiaiate direttamente dal barattolo.
La generosità del nostro orto ci ha regalato un basilico profumatissimo e molto gustoso che non poteva non essere usato.
Se volete fare i fighi usate pure il mortaio con il pestello, sinceramente non ho ancora capito bene che movimenti fare, quindi ho usato il “volgare” food processor.
Le quantità non sono proprio specifiche, è una ricetta che va costruita a occhio. 

Ingredienti:

– Un centinaio di grammi di basilico;
– Due manciate di pinoli;
– Mezzo spicchio di aglio;
– Olio extravergine di oliva q.b.;
– Sale q.b.;

Lavate e asciugate con attenzione le foglie di basilico.
Mettete le foglie di basilico, il mezzo spicchio d’aglio, i pinoli e il sale in un food processor. Fate andare le lame e aggiungete a filo l’olio extravergine, poco per volta, fino ad ottenere la consistenza che desiderate. Se lo volete più cremoso aggiungete più pinoli, se lo preferite più secco mettete meno olio extravergine.
Condite la pasta e godetevi questa delizia estiva.

Pesto alla genovese.

L’ispirazione scoprire nuova musica, come quella per cucinare, può arrivare da qualunque parte, anche da una pubblicità in televisione.
Makini” è una canzone fresca ed estiva che accompagna la pubblicità del sito lastminute.it, e mi ha colpito dal primo ascolto. L’artista che la canta è Sal Davis, un cantante Kenyota che nel 1969 ha inciso questo pezzo che mischia diversi generi: dal jazz al funk con un pizzico di surf. Un brano che fa venire voglia di ballare senza pensarci due volte!

(Portatevi questo brano al Pride! Andateci, festeggiate, siate voi stessi! BUON PRIDE!)

Pesto di pomodori secchi.

La seconda puntata de “te lo faccio io il pesto!” vede protagonista i pomodorini.
Lo so che non c’è nessuna rubrica, ho appena inventato il nome e questa cosa cadrà nel vuoto a breve, ma finché sono ispirata tanto vale tirare fuori mortaio e pestello (o il food processor, come in questo caso) e darci dentro.

Dicevo: i pomodorini secchi. Sono la delizia della mia estate, una gioia che mi concedo perché sono meglio delle patatine (provare per credere). Oggi con un poco di timo, aglio e mandorle li ho trasformati nel condimento perfetto dal sapore proprio italiano che più italiano non si può: un pesto ricco di sapore che farà esplodere le vostre papille gustative.

Ingredienti per un vasetto piccolo:

– 60 grammi di pomodori secchi;
– 20 grammi di mandorle;
– 1 spicchio d’aglio piccolo;
– Una manciata di timo;
– Olio extravergine q.b.

Mettete nel mixer del food processor tutti gli ingredienti tranne l’olio. Fate andare le lame al massimo della velocità e dopo un minuto circa aggiungete l’olio a occhio. L’olio cambierà completamente la consistenza dei pomodorini e permetterà alle lame ad S di fare un lavoro migliore. La quantità è soggettiva, io l’ho messo fino ad ottenere una consistenza pastosa.
Più fate andare le lame meglio sarà, di tanto in tanto aprite il mixer e con una spatola pulite le pareti del contenitore.
Conservare, coprendo di olio il pesto, in un barattolo ermetico.

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(Sì, il piatto è tutto pasticciato e bello unto proprio perché è così che deve essere questo pesto. Unto, pieno di sapore, da leccarsi le dita e da fare la scarpetta con il pane)

Il 15 maggio si è spento un mito assoluto della musica: B.B. King ci ha lasciato mentre dormiva. Con lui se ne vanno 89 anni di storie blues e di musica divina. Non si può proprio mettere in dubbio che fosse un Dio della chitarra. Non starò qui a parlare di Lucille e del rapporto viscerale che lo legava a questa Gibson speciale. Vi lascio ad ascoltarlo, vi lascio in compagnia della sua unicità.

The thrill is gone
It’s gone away from me
The thrill is gone baby
The thrill is gone away from me
Although, I’ll still live on
But so lonely I’ll be

Peperoni e carote viola speciali.

Scoprire e riscoprire ingredienti, questo è quello che sto facendo in cucina in questo periodo. Nello specifico sto riscoprendo l’aglio, abbandonato da qualche anno perché non riuscivo proprio a digerirlo. Ora mi è presa un po’ una scimmia e cerco di infilarlo dove posso. Per fortuna fino ad ora non ho avuto effetti indesiderati di alitosi, quindi continuerò ad usarlo il più possibile. (Non sto a descrivervi tutte le proprietà benefiche dell’aglio perché so che le conoscete già).
La scoperta di questa settimana riguarda le carote viola: non le avevo mai mangiate nè avevo mai pensato di comprarle, mentre ora non ne posso più fare a meno. Il sapore è leggermente diverso rispetto a quello delle carote canoniche arancioni, ma la variazione proprio non si sente, a meno che non vi mettiate a fare come la sottoscritta che ha passato una mezzora buona a dare un morsetto ad un tipo di carota e uno all’altra.
Di solito preferisco consumarle crude, ma nella ricetta che vi propongo il loro sapore leggermente più acidulo ci sta benissimo. Non l’ho fatto apposta, è stato solo un esperimento molto ben riuscito.

Ingredienti per una persona:
– 1 peperone rosso;
– 2 carote viola piccole;
– 1 spicchio di aglio (o aglio secco);
– 1 scalogno piccolo;
– 2 cucchiai di acqua;
– Olio extravergine di oliva q.b.;
– Sale q.b.;
– 1 cucchiaio di farina di mandorle (opzionale)
– Un pizzico di timo;
– 2 o 3 cucchiai di farina di grano saraceno per impanatura.

Pulire e tagliare a fettine il peperone e le carote. Tritate lo scalogno.
In una padella, far scaldare un cucchiaio di olio con uno spicchio di aglio “svestito” e lo scalogno tritato. Aggiungere i peperoni e le carote e due cucchiai di acqua. Salare e coprire con un coperchio, abbassare la fiamma e far cuocere finché i peperoni non saranno molto molto morbidi. Aggiungere acqua durante la cottura, se necessario. Controllate e mescolate spesso.
Nel frattempo mischiate in una ciotolina il grano saraceno, la farina di mandorle e il timo.
Verso la fine della cottura dovrebbe formarsi un sughetto delizioso, aggiungete a questo punto la farina di grano saraceno (o il pan grattato, se lo avete) e cuocete ancora per un paio di minuti. Ovviamente il grano saraceno assorbirà tutto e si formerà un impastino golosissimo. Servite caldo, accompagnato magari da una bella fettazza di farinata.

Che cosa strana questa primavera che un giorno c’è e quello dopo no. Così, oltre ai colori della cucina, mi vedo “costretta” a cercare il buon umore nell’ottima musica. Che costrizione pesante eh?
Bene, oggi ad accompagnare questa esplosione di colori c’è una esplosione di meraviglia musicale: “Smart” delle Girl in a Coma. Gruppo americano scoperto e prodotto da Joan Jett, sono tre ragazze talentuose che suonano da quasi una decina di anni. Ve le consiglio perchè uniscono benissimo tutte le loro influenze anni ’80 e ’90 in un mix più che orecchiabile.
Le Girl in a Coma sono uno dei miei gruppi preferiti di sempre, e “Smart” è probabilmente la canzone che più mi fa venire voglia di rinascita.

Millennium. (Agretti – detti anche barba di frate – saltati in padella)

Correvano gli anni ’90 ed una grande serie TV come X-files teneva incollati al televisore me, mio fratello e mia madre. Forse eravamo un po’ piccoli per guardarlo, alcune puntate erano molto forti (per quei tempi) ma ce ne siamo appassionati senza via di ritorno.
A tarda notte davano poi un telefilm “parallelo” ad X-files ma molto molto più dark ed inquietante: Millennium. Il protagonista è Frank Black, ex agente dell’FBI con una sorta di potere paranormale che gli permette di scovare dei serial killer efferati. Io e mio fratello siamo impazziti di meraviglia, non vi sto a raccontare gli incubi che affollavano le mie notti dopo la visione delle puntate; fatto sta che lui ha comprato il cofanetto qualche anno fa e negli ultimi tempi stiamo facendo delle vere e proprie maratone pomeridiane e notturne.
Una delle caratteristiche più belle di Millennium è la sigla iniziale, che vi linko subito dopo la ricetta della serata: gli agretti (o barbe di frate) saltati in padella – che hanno gustosamente accompagnato il pre-maratona di questa serata.

 

Ingredienti per due persone:
– 660 grammi di agretti (ancora da pulire);
– Aglio;
– Prezzemolo;
– Olio extravergine di oliva q.b.

Tagliate tutte le radici rosse degli agretti, sono troppo dure da mangiare. Lavate le barbe di frate, tagliatele a metà e mettetele a cuocere per 10 minuti in acqua bollente e salata. Passati i 10 minuti scolatele e buttatele in padella dove avrete fatto scaldare l’olio con l’aglio ed il prezzemolo. Io li ho usati secchi, ma sicuramente con i prodotti freschi il sapore sarà ancora più intenso. Passate in padella per 5 o 6 minuti e poi servite ben caldi.

Agretti cotti

 

La sigla del telefilm è composta Mark Snow, stesso autore della più celebre sigla di X-Files, ed è un capolavoro di violini e percussioni, malinconica ed inquietante proprio come il telefilm. Se vi capitasse di trovare i DVD oppure lo streaming vi consiglio vivamente di guardarlo, è una serie intensa, ricca di pathos e travolgente, nonostante abbia un ritmo tutto suo che, a mio avviso, le permette di essere una delle migliori serie TV mai trasmesse.