Carote e ceci brasati al cumino.

Mi rendo conto che le temperature di questi giorni non aiutino con l’idea di accendere il forno, ma nonostante io sia pazza e lo usi anche in piena estate, trovo che cucinare qualcosa in questo modo lento e caldissimo regali sempre un’emozione in più ai commensali, una sorta di ulteriore attenzione che influisce sul sapore finale del cibo.

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Via con la descrizione di questo piatto coloratissimo: carote e ceci brasati al cumino. Innanzitutto la combinazione carote + ceci spacca, poi se ci aggiungiamo il cumino è veramente la fine del mondo. La preparazione richiede il suo tempo e non è velocissima, ma alla fine tutti i sapori si fondono insieme e si abbracciano in un glorioso momento di piacere assoluto.
La dolcezza delle carote, la cremosità dei ceci unite alla fragranza fresca del cumino creano una pietanza unica nel sue genere che entrerà presto nella vostra lista di piatti da fare e rifare. Oltretutto le carote cotte in questo modo non diventano molli per niente anzi si fanno sentire sotto i denti, dando così piacere anche a chi non ama la verdura molle e rovinata dalla temperatura.

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Ingredienti per due persone:
– 200 grammi di ceci già cotti (anche in barattolo/lattina vanno bene);
– 6 Carote;
– 1 spicchio d’aglio tritato;
– Spezie
– 150 ml di brodo (o acqua);
– 1 cucchiaio abbondante di cumino

Preriscaldate il forno a 180°.
Preparate il brodo e mettetelo da parte (questo passaggio è facoltativo ma aggiunge sapore alle verdure).
Lavate e sbucciate le carote, poi affettatele sottilmente.
In una ciotola capiente versate le carote, i ceci, l’aglio tritato finemente e condite con il cumino, l’olio e il sale. Mescolate attentamente.
Disponete il tutto in una teglia, aggiungete il brodo, coprite con un foglio di alluminio e infornate per 30 minuti.
Passati i 30 minuti togliete il foglio di alluminio, mescolate e infornate per altri 15/20 minuti, a seconda di quanto liquido c’è ancora nella teglia. Se ce ne dovesse essere troppo, eliminatelo pure.
Servite subito insieme a del miglio oppure del riso nero o ancora con i cereali che preferite. Si conserva per tre o quattro giorni in frigo, possibilmente in un contenitore sottovuoto.

Nota: potete anche non preparare apposta il brodo, ne serve talmente poco che a meno che non lo usiate per altre cose, sarebbe un peccato sprecarlo. Al suo posto potete usare l’acqua e aggiungere altre spezie/sapori. Potete anche usare i fagioli che preferite al posto dei ceci oppure fare un misto di legumi. Azzarderei anche delle lenticchie!

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Sono felicissima del ritorno sulle scene dei Broken Social Scene, indie band canadese che è rimasta lontana dalle scene per ben 7 anni. I Broken Social Scene sono un concetrato di musicisti incredibili, parolieri e compositori che pochissime band possono vantare di avere. I BSC hanno dato i natali alla tanto amata Feist, come anche ad Emily Haines che è presente in questo brano che ne segna il ritorno in grande stile: “Halfway home” vede la collaborazione di ben 13 persone fra musicisti e cantanti. La formazione quasi al completo, insomma. E “Halfaway home” porta con sé energa e nostalgia, facendola diventare immediatamente una di quelle canzoni da sparare al massimo mentre si guida per le strade riscaldate dal sole di questa estate che galoppa velocissima.
Il singolo anticipa l’uscita del nuovo album “Hug of thunder“, in arrivo il 7 luglio.
Ben tornati, ragazzi. Siete mancati ed era ora che faceste sentire chi comanda!

Insalata di finocchi, kiwi e hummus

Questo periodo di silenzio sul blog mi ha permesso di resettare la questione cibo e comprendere meglio cosa avrei voluto fare di questo blog. Per due anni mi ha aiutato a scoprire cosa ero in grado di fare, mi ha aiutato a riconsiderare lo spazio e l’importanza del cibo nella mia vita, e soprattutto mi sono aiutata da sola a mettere da parte l’educazione (o per meglio dire, la maleducazione) alimentare che avevo. Per molte persone saper preparare qualcosa di fritto o di molto saporito può essere qualcosa di scontato, per me non lo è mai stato: Vegroove mi ha aiutato a imparare che il fritto è solo fritto, che il dolce è solo dolce e che non sempre bollito e al vapore = soddisfazione.

Ecco, qui ho imparato che il cibo è anche piacere, passione: può essere peccaminoso e pornografico e non c’è niente di male in questo. La vita è una sola e ultimamente mi sto ripetendo spesso Just live a little. Vivere un po’, uscire dalla mia comfort zone, dire di sì all’inaspettato. Vivere un po’ prima di pentirmi di non averlo fatto.

Tutto questo per dire che ho macinato tante idee, tutte all’apparenza molto valide e che spero piacciano a voi tanto quanto piacciono a me. È giunto il momento di vivere un po’ mischiando ingredienti anche improbabili, per riuscire ad esplorare il piacere della cucina, che ormai non è più solo sopravvivenza. Finalmente.

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Veniamo alla ricetta di oggi (che non è né peccaminosa né pornografica. Un passo alla volta, ok?): finocchi, kiwi e hummus? Hell yeah! Sembra una combinazione veramente bizzarra ma non lo è: i finocchi esaltano il loro sapore quando c’è qualcosa di acidulo ad accompagnarli e l’hummus… Beh, basta la parola hummus.

L’idea che avevo all’inizio era quello di usare un formaggio vegano simile alla ricotta al posto dell’hummus, poiché questa ricetta non è mia: qualche anno fa – quando ancora mangiavo prodotti animali – una carissima amica (ciao Letizia!) mi preparò questa insalata per un pic-nic, e condì i finocchi e i kiwi con della freschissima ricotta. In quel periodo odiavo sia i finocchi che i kiwi, ma dopo quel pranzo ai giardini reali di Torino, devo ammettere che riconsiderai tutto quanto.
Questa versione con l’hummus si è rivelata essere una delizia senza pari, soprattutto se i kiwi hanno ancora quella acidità del frutto che sta appena appena maturando; potete servirla come antipasto o come contorno a piacimento. Ovviamente più siete più potete aumentare le dosi di tutto, soprattutto dell’hummus! (Qui potete trovare la ricetta, se non sapete come prepararlo)

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Ingredienti per una persona:
– 1 finocchio tagliato sottile;
– 1 kiwi quasi maturo tagliato a pezzi;
– 2 cucchiai abbondanti di hummus;
– 1 cucchiaino di olio extravergine di oliva;
– Qualche goccia di aceto di vino rosso;
– Sale q.b.

Chiamarla ricetta è un po’ una presa in giro: dopo aver preparato gli ingredienti, versateli tutti in una ciotola abbondante. Mescolate e amalgamate, aggiungendo i condimenti secondo il vostro gusto. Lasciate a riposare per almeno 30 minuti, non per forza in frigo, e poi servite con del pane tostato.

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La canzone che più si avvicina a questa ricetta e al motivo per cui l’ho creata è – senza alcun dubbio – All I Need degli Air, singolo di grande successo del loro primo epico album Moon Safari.
Il disco è di una rara bellezza ed è stato un successo senza pari, oltre ad essere considerato la produzione migliore del duo elettronico francese. Delicato, potente, evocativo, un lavoro di studio preciso e perfetto: consiglio l’ascolto dell’intero  Moon Safari a tutti quanti, soprattutto a chi nutre dubbi sulla musica elettronica.

 

Insalata di ravanelli e patate dolci.

Ci sono periodi che definire difficili è dire poco, quei periodi in cui tutto sembra privo di significato e più ci si sforza di fare la cosa migliore più ci si allontana dalla realizzazione personale.
Questo ultimo periodo per me è stato proprio così: una continua corsa senza meta per paura di fallire e di svegliarmi e rendermi conto che stavo sbagliando tutto. Poi ho deciso di fermarmi, di mettete tutto in pausa e chiedermi dove stessi cercando di andare.
Timidamente ho chiesto  aiuto (in maniera più o meno esplicita) ai miei amici e mi sono rimessa in contatto con loro, ed è stato allora che ho capito che stavo cercando di andare da tutte le parti e da nessuna parte contemporaneamente perché ero da sola.
Questo è quello che mi succede quando sono ferita, mi chiudo e metto fuori dalla porta tutti, mentre invece è (anche) negli altri che si può trovare l’aiuto necessario a rialzarsi.
E così mi sono immersa nella natura con i miei amici con un paio di gite improvvisate, non credendo che in Piemonte ci potessero essere dei luoghi così belli da togliere il respiro e ripristinare un pochino di pace con il mondo.

Vi sarete accorti che ho preso una pausa di riflessione anche dai fornelli, necessaria per capire da che parte volessi direzionare questo blog che mi diverte e mi fa imparare cose nuove ogni volta. Cucinare sempre e solo per me era diventato faticoso, e stavo lentamente perdendo la voglia di farlo. La solitudine fa (anche) questo, ti toglie la capacità e la voglia di mangiare bene perché tanto il cibo non ha sapore. Ci vuole il giusto equilibro fra la compagnia e lo stare da soli, ecco.
Parto così dalla semplicità: ho riaperto “Veggiestan” per godermelo di nuovo e ho trovato la ricetta che faceva al caso mio. Sul libro questa insalata è fatta con la barbabietola e con qualche altro ingrediente che non avevo in casa, così l’ho modificata cambiando la barbabietola con i ravanelli ed eliminando il resto degli ingredienti “superflui”. Questa insalata è morbida e ricca, ha il contrasto della patata dolce con la croccantezza e la piccantezza dei ravanelli, il tutto abbracciato dal succo d’arancia e dalla menta che insieme sono un condimento che vi lascerà a bocca aperta.
Condividete questa ricetta con qualcuno che ha voglia di provare sapori particolari e con il quale avete voglia di passare un po’ di tempo. E scegliete la colonna sonora giusta! (Se non avete idea di cosa ascoltare, dopo la spiegazione della ricetta ve lo dico io!)

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Ingredienti per una persona:
– 1 patata dolce a pasta arancione;
– 10 ravanelli;
– 1 carota grattuggiata;
– Un pezzo di zenzero grattuggiato (grosso poco più del pollice);
– Una manciata di foglie di menta fresca;
– Una manciata di foglie di prezzemolo fresco;
– Un pizzico di cumino;
– Il succo di una arancia;
– 2 cucchiaini di aceto balsamico;
– 50 ml di olio extravergine di oliva;
– Sale e pepe q.b.

Sbucciate e tagliate a cubetti la patata dolce, mettendola poi a cuocere in acqua bollente per 15 minuti.
Mentre la patata cuoce grattuggiate la carota e lo zenzero dopo averli sbucciati, lavate, asciugate e tritate la menta e il prezzemolo e tagliate a fettine sottili i ravanelli.
In una ciotola unite insieme gli ingredienti per il condimento: la menta o il prezzemolo, l’olio, l’aceto, il succo d’arancia, sale e pepe, il cumino e mescolate.
Quando la patata sarà pronta scolatela e lasciatela a raffreddare.
Unite insieme tutti gli ingredienti, amalgamate il tutto e servite dopo almeno una decina di minuti, per permettere a tutti gli ingredienti di marinare insieme.

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In questi giorni sto ascoltando moltissimo “Hero” del gruppo Family of the year, diventata molto famosa grazie al film “Boyhood”. Questo film è nella mia lista delle cose da vedere a brevissimo, ma la canzone è rimasta con me dal trailer, si è infilata in un taschino ed è rispuntata in questi giorni.
Hero” è una canzone che riguarda il non voler per forza spuntare fra la folla ma piuttosto il desiderio di avere una vita normale con cose semplici,  “Just like everyone else“.

And we can whisper things
Secrets from my American dreams
Baby needs some protection
But I’m a kid like everyone else

Tofu marinato.

Cominciamo insieme l’avventura alla scoperta del tofu con una ricetta che non è una vera e propria ricetta.

Antefatto velocissimo: trovo che il tofu non sia un alimento indispensabile (per quanto assurdamente proteico e nutriente) ed è possibile sostituirlo con altri alimenti più saporiti e più “nostrani”. Sono però una testolina di paglia che odia avere nemici a prescindere, e quindi mi sono detta che devo imparare a cucinare il tofu, male che vada non mi piacerà comunque e potrò andare avanti con la mia vita avendo un paio di ricette in più nella manica.

Il tofu marinato si può definire a malapena una ricetta; tutto quello che bisogna fare è prendere il tofu, farlo a cubetti, metterlo in un barattolo insieme a degli ingredienti a caso per la marinatura (non deve mai mancare però una componente acida) e mollarlo in frigo a marinare dai tre giorni fino a una settimana, o almeno questo è quello che ho capito da varie ricette lette qua e là.
Insomma, una volta marinato si può buttare in padella per saltarlo qualche minuto e il sapore vi stupirà. Non è decisamente la cosa più buona che io abbia mai mangiato, ma ha un gusto deciso che ha superato le aspettative, e se vi piacciono i retrogusti un po’ formaggiosi, allora questa è la preparazione che fa per voi. In frigo ho già pronta un’altra marinatura che spero mi stupisca di più.

Piccola lezione di food photography: se volete fare i fighi e fotografare il barattolo con il suo contenuto, fatelo PRIMA di metterlo per una settimana in frigo. Io non l’ho fatto perché non ci ho pensato e il risultato è un barattolo tutto pasticciato che non mi piace per niente. Non si smette mai di imparare, soprattutto è importante farlo da queste piccole disattenzioni. Imparo imparo imparo!

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Ingredienti:
– 200 grammi di tofu;
– Una fetta di lime tagliata in quarti;
– 150 ml di olio extravergine di oliva;
– 1/2 cucchiaino di aglio in polvere;
– 1 cucchiaino di senape (se forte è meglio);
– Sale q.b.;
– Pepe q.b.;
– Peperoncino q.b.;
– Timo q.b.;
– Rosmarino q.b.;

Tagliate a cubetti il tofu, mettetelo in un barattolo ermetico, aggiungete tutti gli altri ingredienti, mescolate, chiudetelo bene e mettetelo in frigo dai 3 ai 7 giorni, mescolandolo ogni due giorni.
Quando desiderate consumarlo, saltatelo in padella senza aggiungere condimenti e servitelo per accompagnare la verdura, in una insalata o in una zuppa.
Prima di cuocerlo, togliete i pezzi di lime perché fanno diventare tutto amaro.

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Nonostante gli sbalzi di temperatura (o forse proprio per quelli) è arrivata la primavera. È innegabile: i sensi sono più attenti, c’è la voglia di togliersi le scarpe e camminare nell’erba, appena ci sono due gradi in più ci mettiamo tutti in t-shirt.
Quale canzone ho scelto per celebrare queste giornate? “Ay de mi Primavera” di Buika, tratta dal suo album Mi Niña Lola.
Buika è una straordinaria interprete, una poetessa, una compositrice e una produttrice discografica dalla voce caldissima e straziante allo stesso tempo, piena di passione e dolore. Godetevela, questa canzone è un’esperienza pazzesca.

Tempeh affumicato e salsina allo sciroppo d’acero.

Ricetta improvvisata, ricetta fortunata? Devo decisamente smetterla di mettere solo l’istinto nei piatti e negli scatti, anche se il risultato finale non è poi così male.
Tempeh affumicato per la gioia del palato, signore e signori. Una ricetta facilissima che si prepara in poco tempo e che richiede solo una manciata di ingredienti.

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Il tempeh tagliato sottile è una gioia da cuocere. Ho provato a farlo in due modi:
1) Fritto nell’olio di cocco, ma ho sbagliato la cottura e si è bruciacchiato perdendo tutto il suo sapore;
2) Cotto in padella con le zucchine e solo un filo d’olio, ed è così che ha mantenuto tutta la sua morbidezza e che il sapore affumicato ha trovato la sua giusta esaltazione.

Un secondo piatto dal successo assicurato, accompagnato da una salsina spettacolare fatta da tahina, sciroppo d’acero e senape. Una bomba!

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Ingredienti per una persona:
– 160 grammi di tempeh;
– 2 cucchiai di salsa di soia;
– 1/2 cucchiaino di paprika affumicata;
– 1 cucchiaino di sciroppo d’acero (o di zucchero, preferbilmente grezzo);

Per la salsa:
– 1 cucchiaino di tahina;
– 1 cucchiaino di sciroppo d’acero;
– 1/2 cucchiaino di senape (se è quella forte è meglio);
– Rosmarino q.b.;
– Peperoncino q.b.;
– Acqua per allungare q.b.

Tagliate il tempeh a fettine sottilissime, il più sottile possibile.
In una ciotola mescolate insieme gli ingredienti per la marinatura e mettete le fettine di tempeh a marinare per circa 20 minuti, girandole allo scoccare dei 10 minuti, in modo da marinare uniformemente. Il tempeh assorbirà tutta la marinatura, è normale e non è necessario aggiungerne altra.
Passati i 20 minuti, friggetelo in olio bollente fino a doratura, o cuocetelo in una padella antiaderente con un goccio d’olio, girando spesso le fettine.
Preparate la salsa mescolando insieme tutti gli ingredienti, unite l’acqua fredda un poco alla volta, mescolando fino ad ottenere la consistenza desiderata.
Servite il tempeh con verdure grigliate o in padella e cospargetelo di salsa.

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Lykke Li – I Know Places è tratta dal suo album Wounded Rhymes.

I know places we can go, babe
I know places we can go, babe
The high won’t fail here, babe
No, the high won’t hurt here, babe

I know places we can go, babe
I know places we can go, babe
Where the highs won’t bring you down, babe
No, the highs won’t hurt you there, babe

Don’t ask me when but ask me why
Don’t ask me how but ask me where
There is a road, there is a way
There is a place, there is a place

I know places we can go babe
Comin’ home, come unfold babe
And the high won’t fade here, babe
No, the high won’t hurt here, babe

So come lay and wait
Now won’t you lay and wait
Wait on me

I know places we can go babe
Comin’ home come, unfold babe
I know places we can go babe
Comin’ home, come unfold babe

Asparagi arrostiti all’aglio e limone.

Ebbenesì, sono ancora qua a buttare roba in forno sperando che venga buonissima.
La dipendenza da verdura arrostita si è ormai fatta quasi insopportabile e almeno una o due (anche tre o quattro) volte a settimana, devo infornare una teglia di verdura condita appena appena.

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Oggi è toccato a quello che era un mazzo di asparagi che languiva in frigo, e ho sfornato una meraviglia assoluta.
Probabilmente ho scoperto l’acqua calda, ma sono molto felice di averlo fatto.
Questa ricetta è facile, veloce e vi prenderà solo il tempo di lavare gli asparagi, disporli sulla teglia e condirli. Fine. Il resto lo fa il forno.
Gli asparagi arrostiti all’aglio e limone sono deliziosi, delicatissimi, con un aroma leggero di limone che si fonde perfettamente con quello dell’aglio.

Ingredienti:
– 1 mazzo di asparagi;
– Un cucchiaino di olio extravergine di oliva;
– Un pizzico di sale;
– Un cucchiaio di succo di limone;
– Un pizzico di aglio in polvere.

Preriscaldate il forno a 200°.
Eliminate la parte dura del gambo degli asparagi, lavateli accuratamente e disponeteli su una teglia coperta di carta da forno.
Conditeli, mescolate con le mani in modo da distribuire uniformemente il condimento e infornate per 20 minuti, o anche meno a seconda della grandezza degli asparagi. Nel mio caso era un mazzo di asparagi enoooormi, ma la ricetta va benissimo anche per quelli di dimensione più contenuta.
Servite caldi, accompagnati con del pane all’aglio.

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La primavera è arrivata, fra un po’ si adatterà anche il meteo. Nel frattempo si sono sicuramente sintonizzate le mie orecchie, che hanno voglia e bisogno di musica fresca e leggera per passare il tempo.
Niente di meglio che “Girls and boys” dei Blur, hit del 1994 che non perde mai ritmo o senso di novità. Ad ogni ascolto fa venire voglia di saltare qua e là  (forse grazie al geniale giro di basso), in cerca del prossimo flirt. Una canzone per fare l’occhiolino alla natura che si risveglia e al corpo che la segue a ruota.

Ravanelli arrostiti.

Lo so, lo so, non è ancora stagione dei ravanelli, ma quando li ho visti dalla mia fruttivendola di fiducia non ho resistito: erano così belli, ciccioni, profumati, di colore tendente al viola che ho dovuto ascoltare la parte golosa di me e li ho comprati.
Avevo visto da qualche parte una ricetta sui ravanelli arrostiti al forno, e non vedevo l’ora di provarla.

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Una volta arrostiti i ravanelli perdono la piccantezza e si trasformano in delicati bocconcini da mangiare con le mani, uno dopo l’altro.
Croccanti e succosi, con l’aglio che accenna carattere e la buccia di limone che profuma in maniera caratteristica.
Confesso di non aver resistito e di aver fatto fuori l’intera teglia da sola mentre preparavo il resto della cena.
Direi che è un aperitivo perfetto, si divora ma non riempie, lascia un ottimo sapore in bocca e ci vogliono al massimo 30 minuti per prepararlo.
Meglio servirlo caldo tendente al tiepido, ma anche freddo è una delizia.
Per fortuna in frigo ho ancora un mazzetto di ravanelli pronti per essere tagliati a metà e infornati.

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Ingredienti:
– 2 mazzetti di ravanelli;
– Aglio in polvere q.b.;
– 1 cucchiaini di olio extravergine di oliva;
– Sale q.b.;
– La buccia grattuggiata di 1/2 limone;
– Pepe q.b.

Preriscaldate il forno a 200 gradi.
Eliminate la parte verde dai ravanelli, lavateli e tagliateli a metà (per la larghezza o per la lunghezza non importa).
Metteteli in una ciotola e conditeli con il resto degli ingredienti.
Disponeteli su una teglia ricoperta di carta da forno, infornate a cuocete per 30 minuti a forno statico.

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Ho recentemente visto “American Hustle“, filmone che mi ero persa alla data di uscita, e sono rimasta molto colpita dalla colonna sonora. Il film di per sé è stato venduto come mega capolavoro, quando invece sì, è un film carino, ma mi aspettavo decisamente di più. Quello che non delude è la colonna sonora, che ovviamente spazia fra i pezzi degli anni ’70, l’inizio della Disco Music e tutta quella meravigliosa epoca di pantaloni a zampa e vestiti strettissimi. In particolare mi è rimasta piantata in testa “I feel love” della immensa Donna Summer, pezzone prodotto da Giorgio Moroder che lo ha fatto diventare una hit dal suono incredibilmente attuale. E pensare che “I feel love” ha più o meno 40 anni…

Stufato di patate e funghi al vino rosso.

Dopo tanto cercare, ho scovato online la ricetta di uno stufato di verdure ricco, saporito, da divorare senza ritegno.
La ricetta originale è la versione veganizzata dello stufato di manzo, con i funghi portobello al posto della carne. L’ho leggermente modificata usando gli champignon bianchi al posto dei portobello, la farina senza glutine al posto di quella normale e ho eliminato qualunque ingrediente non avessi in dispensa, rendendolo così un piatto alla portata di tutti, con ingredienti che non ho dovuto comprare apposta.

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Lo stufato di patate e funghi è delizioso, rustico e soprattutto facile da preparare, anche se bisogna stare attenti ai primi importanti passaggi, ma una volta superati quelli è tutto in discesa.
Mentre sobbolle sul fuoco, la casa si riempie di un profumo appetitoso, talmente tanto che vi farà salivare come il cane di Pavlov.

Credo che accompagnarlo alla polenta sia la morte sua, ma anche mangiato così, come contorno, è perfetto, semplicemente perfetto. L’ho detto che è perfetto?

Ingredienti per una pentolona di stufato:
– 500 grammi di funghi champignon tagliati a fettine;
– 2 cucchiai di olio extravergine di oliva;
– 2 spicchi d’aglio grattuggiati;
– 1 porro affettato grossolanamente;
– 2 carote a fettine;
– 1 litro di brodo vegetale;
– 1/4 di tazza di farina senza glutine (ho usato la Mix It! di Schär);
– 1 tazza di vino rosso (ho usato un barbera);
– 2 cucchiai di concentrato di pomodoro;
– 5 patate tagliate a pezzettoni;
– Una manciata di timo secco (o fresco);
– Una manciata di rosmarino secco (o fresco);
– Sale e pepe q.b.

In una pentola fate scaldare l’olio extravergine e unite subito i funghi. Fateli cuocere a fuoco medio per circa 5 o 6 minuti fino a farli diventare più teneri lasciandogli perdere un po’ di acqua; aggiungete poi il porro e le carote, mescolate e lasciate a cuocere per altri 5 o 6 minuti. Quando le verdure si saranno ammorbidite, aggiungete il vino rosso e portate a bollore. Abbassate il fuoco.
Appena il vino si sarà ridotto di circa la metà, aggiungete la farina un poco alla volta mischiando molto bene. Versate poi subito il brodo (se non lo versate tutto rischiate che si attacchi il composto sul fondo), l’aglio, le patate, il concetrato di pomodoro, il rosmarino e il timo.
Alzate il fuoco fino a portare a bollore mescolando, abbassate il fuoco e lasciate cuocere per 45/50 minuti. Noterete che piano piano il liquido diventerà più denso. Se dovesse asciugarsi troppo aggiungete dell’acqua o dell’altro brodo. Consiglio di coprire la pentola lasciando lo spazio per far uscire il vapore e di girare spesso, per assicurarsi che niente si attacchi sul fondo.
Lo stufato sarà pronto quando le patate diventeranno molto molto tenere, a questo punto potete salare e pepare a piacere, potete aggiungere anche un po’ di peperoncino.

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Accompagno questa ricetta con una canzone che ha il sapore di un abbraccio morbido.
Keaton Henson è un cantautore inglese, poeta, pittore, artista visivo e chi più ne ha più ne metta; uno di quei personaggi pieni di talento che possono fare quello che vogliono. E lui fa quello che vuole con la chitarra e la sua voce, con la sua dolcezza infinita e la fragilità esposta lì, pronta a farsi guardare e ascoltare da tutti.
Strawbear” è la canzone che preferisco del suo repertorio, la storia di due persone che si incontrano e si curano, ma che sanno (o almeno una delle due sa) che non avranno un futuro insieme.

Carciofi crudi in insalata.

Sui carciofi potrei scrivere poesie, romanzi, trattati sul loro sapore, sui ricordi che mi portano alla mente, su quanto sia al contempo fastidioso ma piacevole pulirli con cura, eliminare tutte le spine, soprattutto quelle che difendono il loro cuore croccante.
Mi piacciono crudi, adoro il modo in cui vanno tagliati con sottile attenzione; mi piacciono crudi perché cotti perdono di consistenza e sapore, perdono la connessione di una preparazione attenta.
È così che mia madre mi ha insegnato a mangiarli, di stagione, tagliati sottili, con solo un filo d’olio, un pizzico di sale e una pioggia di fresco limone. Non serve altro per esaltare al meglio il loro tipico sapore invernale: i carciofi sono un contorno semplice, economico, ricco di fibre e vitamine che porta in bocca le diverse consistenze di questo frutto della terra che è ricoperto di spine, ma nasconde sapientemente al suo interno una delizia naturale.

Un consiglio che mi sento di darvi sulla scelta del carciofo è questa: più il carciofo è compatto e chiuso in sé stesso, più è giovane, tenero, dolce e adatto a essere mangiato crudo.

Ingredienti per una persona:
– 2 carciofi;
– Succo di limone q.b.;
– Sale q.b.;
– 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva

Tagliate la punta spinosa del carciofo ed eliminate le foglie esterne, circa un paio di strati. Tagliate anche il gambo, se presente.
Tagliate il carciofo in quarti ed eliminate le spine interne: fate attenzione perché se ne dimenticate qualcuna, potreste farvi seriamente male alla bocca.
Lavate il quarti di carciofo e asciugateli con cura.
Con un coltello affilato affettateli sottilmente partendo dalla punta e arrivando al cuore croccante.
Condite con l’olio, una generosa spruzzata di limone e il sale, mischiate e servite.
Per conservare il carciofo scondito, semplicemente irroratelo con il limone per evitare che annerisca.

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Per accompagnare questa ricetta, ho scelto un gran bel pezzo che a me arriva molto invernale e molto spinoso: “A new error” dei Moderat. 
I Moderat sono un progetto musicale elettronico tedesco, nato nalle menti degli Apparat e dei Modeselektor.
A new error” è un brano lineare, che si insinua nelle orecchie lentamente ma inesorabilmente.

Pannocchia al forno.

Il bello di parlare di cibo fra amici, colleghi, utenti e chi più ne ha più ne metta, è che si scopre sempre qualcosa di nuovo dall’esperienza altrui. In questo caso, mi è stata svelata la ricetta per la pannocchia al cartoccio.

Ora, è la cosa più semplice del mondo, ma ovviamente io sono caduta dal pero perché non avevo mai pensato che si potessero usare le pannocchie già cotte (quelle che si trovano sottovuoto al supermercato) in questo modo. Una volta pronte si possono anche sgranare per arricchire le proprie insalate.
Basta un foglio di carta stagnola, meno di mezz’ora di tempo, un pochino di olio e condimenti a piacere ed ecco che dal nulla nasce un contorno perfetto: caldo, gustoso,  più o meno unto – a seconda dei propri gusti, rustico e molto molto soddisfacente.

Ingredienti per una persona:
– 1 pannocchia già cotta;
– Un cucchiaio di olio extravergine di oliva;
– Rosmarino secco q.b.;
– Sale q.b.;
– Peperoncino q.b.;
– Tahina q.b. (Opzionale)

Preriscaldate il forno a 180°.
Ritagliate un foglio di carta stagnola, ponete al centro la pannocchia, irrorate con l’olio e le spezie e distribuite, spalmando con le mani, tutto il condimento sulla superficie della pannocchia.
Sigillate nel foglio di carta stagnola e infornate per almeno 25/30 minuti.
Sfornate e serve subito, spargendo del peperoncino e facendo sgocciolare un cucchiaino di tahina sulla pannocchia calda.

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Le pannocchie mi fanno pensare inevitabilmente a enormi campi coltivati, all’estate, alle grigliate e soprattutto alle scene dei film nei quali i protagonisti si mangiano queste verdurone gialle tutte unte.
E se penso a questo mi viene in mente il contesto rurale, la parte sul degli Stati Uniti, e infine penso a Seasick Steve.
Seasick steve è un cantante che rispetto moltissimo, un cantante folk che per tanti anni è stato qualunque cosa tranne che performer: lavoratore nei campi, nella grande industria del legno, a volte carcerato ma soprattutto un senzatetto (o “hobo”, come si definisce lui). Per tutto quel tempo suonava ai fuochi notturni insieme ai suoi compagni di avventura o da solo, suonava e scriveva e raccontava le storie di strada che viveva o che conosceva.
Seasick Steve è un grande cantore di quell’America rurale, che ama suonare con strumenti costruiti da lui e del tutto improvvisati o modificati. Uno di quelli che ha sul proprio volto tutti i segni della vita, eppure che ha gli occhi buoni di chi vuole solo raccontarti un paio di storie.
Non riesco a scegliere una sola canzone, quindi ecco il concerto di Pinkpop 2012 grazie al quale l’ho conosciuto. Gotevelo, e se vi viene voglia di aprire una birra fresca, beh, avete colto in pieno lo spirito.