Spaghetti ai porri.

Pochi giorni fa Vegroove ha compiuto il suo terzo anno di età. Potrei scrivere un post sdolcinato su quanto sia cambiata la mia vita da quando ho iniziato questa avventura culinaria semiseria, potrei raccontare di come io stia studiando duramente per abbracciare quella che (credo e spero) sia la mia vera strada e tutto grazie all’idea di arrendermi e aprire un blog di cucina vegana. So di avere un po’ abbandonato questi rigogliosi lidi di creatività, ma a volte succede che la marea della vita si fa abbondante e ricopre un po’ tutto. Sto cercando di recuperare ma è più difficile del previsto; non per questo intendo arrendermi, anzi.
Però ora basta, non voglio annoiarvi con questi discorsi, qui si parla di cibo e si parla di cibo bbbbono.

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La foto è brutta e misteriosamente gialla, portate pazienza.

Quindi eccomi qui a raccontare la ricetta di un piatto di pasta semplice ma gustosissima, ideata in un giorno di noia e che risponde perfettamente alla domanda “E adesso cosa me ne faccio di questi porri?”
I porri sono infatti l’ingrediente chiave: inaspettatamente dolci e gustosti, abbracciano gli spaghetti con la loro consistenza morbidina e il sapore contadino.
Ammetto di avere il vizio di relegare i porri solo come ruolo secondario per il soffritto, ma con questa pasta credo di aver ridato loro la giusta dignità.
Un piatto rustico, dal gusto raffinato, una chicca per chi vuole sperimentare la semplicità in cucina e non ha paura di dare un nuovo ruolo agli ingredienti che si trovano a vegetare nel frigo di tutti.

Ingredienti per una persona:
– 80 grammi di spaghetti;
– 1 porro grande;
– 2 cucchiai di olio extravergine di oliva;
– Acqua q.b.;
– Pepe;
– Sale q.b.;
– Timo q.b.;
– Peperoncino q.b;
– Farina di mandorle oppure mandorle fritte (opzionale)

Pulite il porro eliminando le due estremità, sfogliatelo dai primi due strati, tagliatelo a metà per la lunghezza e procedete con uno sminuzzamento fine.
In una padella scaldate 2 cucchiai di olio extravergine di oliva e poi versatevi dentro il porro. Fate ammorbidire il porro, aggiungete un poco di acqua, coprite e lasciate cuocere a fuoco basso per 20 minuti, mescolando di tanto in tanto e aggiungendo poca acqua alla volta se dovesse asciugarsi troppo. Salate e pepate a piacere durante la cottura. Il porro si ammorbidirà completamente e formerà una sorta di cremina, a quel punto potete spegnere il fuoco.
Cuocete gli spaghetti fino a raggiungere una cottura al dente avanzata, scolateli e ripassateli in padella insieme al porro. Aggiungete ancora pepe, spolverizzate di timo e farina di mandorle, volendo anche un po’ di peperoncino e servite.
Per la versione con le mandorle fritte: semplicemente tritate grossolanamente una manciata di mandorle e friggetele per qualche minuto in un poco di olio di cocco o un altro olio adatto alla frittura. Scolatele, asciugatele dall’olio in eccesso e infine versatele sulla pasta.

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È arrivato un nuovo marzo, sta per arrivare una nuova primavera, la luce è già cambiata e l’umore segue l’andare delle temperature e delle giornate.
Non si scappa alla primavera, cari miei. Non si scappa.
In questi giorni di cambiamento sto ascoltando moltissimo Agnes Obel, folletto olandese dal talento infinito e dallo spirito collegato a qualcosa di più grande di noi. Il suo ultimo album si chiama Citizen of Glass  e l’ho eletto ad album del mese, visto che è un vero capolavoro. Più complesso e strutturato dei suoi precedenti due album (Philarmonics e Aventine, altrettanto notevoli), ascoltandolo sembra di viaggiare per lo spazio, in mezzo a costellazioni e pianeti, nel silenzio assoluto. E in mezzo a questo silenzio, ecco la voce di Agnes Obel.

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