Pizza!

Finalmente sono riuscita a mangiare di nuovo la pizza. Ero “astinente” da questa estate, quando mi hanno trovato l’intolleranza ai lieviti. Disperata ed abbattuta ho dovuto dire addio a pane, pizza, dolci lievitati e tutto quello che poteva contenere del lievito.
Qualche mese dopo, affamata e bisognosa delle attenzioni che solo una pizza può riservare, ho iniziato a cercare risposte e ho scoperto che non tutto era perduto: al posto del lievito di birra (o di quello madre) avrei potuto usare il cremor tartaro.

Che cos’è il cremor tartaro? E’ di base un sale acido – se non ricordo male estratto dalla pianta dell’uva – che in associazione alla giusta quantità di bicarbonato e acqua, si attiva e aiuta la lievitazione dei prodotti da forno.
Dove si trova? Lo si trova facilmente da Naturasì, nei negozi bio e anche in qualche supermercato molto ben fornito. Nelle bustine del Naturasì c’è già la miscela con il bicarbonato e contengono anche amido di mais, basta leggere l’etichetta.
Gli impasti lieviteranno come con il lievito “normale”? Da quello che ho potuto vedere no. Per lo meno per la pizza l’impasto non ha bisogno di tempo di riposo e soprattutto non si gonfierà come con il lievito di birra.

Due piccole note sulla lavorazione di questa pizza: premettendo che questa preparazione è stata la prima in assoluto, ho cercato di sperimentare un po’. Ho usato innanzitutto due farine diverse (metà integrale di farro e metà 00), l’acqua l’ho aggiunta man mano a seconda di come veniva l’impasto (perché ad un certo punto era molto appiccicoso) e anche l’olio ha subito la stessa sorte. L’impasto è risultato molto friabile e ha necessitato di una lavorazione prolungata. Si sfaldava spesso e l’aggiunta di farina e acqua hanno leggermente migliorato la situazione.
Una volta steso con il mattarello non ci sono state altre difficoltà.
La pizza cotta è risultata croccante e mi ricordava il sapore di torta e non mi è dispiaciuta. Anzi, ne avrei mangiata una quintalata!

 

Ingredienti per due pizze grandi ed una piccola:
– 300 grammi di farina 00;
– 300 grammi di farina di farro integrale;
– Una bustina di cremor tartaro;
– Un cucchiaino di bircabonato di sodio;
– Almeno 300 ml di acqua tiepida;
– Due cucchiaini di sale;
– Olive nere q.b.;
– Olio q.b.;
– Una lattina e mezza di polpa di pomodoro;
– Mozzarella di riso;
– Origano.

Su un piano di lavoro (o in una ciotola grande) mischiate insieme gli ingredienti secchi (farina, sale, bicarbonato, cremor tartaro), formate un buco e versate circa metà dell’acqua. Iniziate ad impastare e poco alla volta finite l’acqua. Ora unite l’olio e continuate ad impastare con forza. Se l’impasto dovesse risultare veramente troppo friabile vi suggerisco di aggiungere acqua e farina fino a farlo diventare lavorabile.
Formate una palla e fatelo riposare per un’oretta coperto da uno strofinaccio pulito e asciutto, ma questo passaggio non è indispensabile.
Ora arriva la parte più semplice: stendete l’impasto con il mattarello fino a raggiungere la sottigliezza desiderata, oliate ed infarinate la teglia e preparate la pizza a seconda dei propri gusti.
Io ho condito la polpa di pomodoro con olio, origano e sale, l’ho spalmata sull’impasto – cercando di metterne il più possibile -, poi ho tagliato a dadini la mozzarella di riso e infine sciacquato velocemente le olive nere (per togliere quel sapore metallico).
Infornate a 200° in modalità forno statico per 20 minuti e la vostra pizza sarà prontissima da gustare.

 

 

Per festeggiare questa ricetta ho scelto la canzone che contraddistingue le mie giornate in questo periodo: “Take me to church” di Hozier. Quando dico che contraddistingue le mie giornate intendo proprio dire che ci sono sottissimo, è un tunnel dal quale non so se sia possibile uscire.

Ancora non ho approfondito l’artista, ma ad essere sincera ho perso la testa per la sua voce e per le atmosfere “sacre/profane” di questa canzone.
Che dire, prestate attenzione alla melodia di base, i cori e al testo, che ha delle parole decisamente uniche.

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