Di diete e altre situazioni personali.

Ho nuovamente stoppato questo progetto personale perché ho attraversato un momento di fragilità molto alto. Mi sono detta che non aveva senso cucinare tutte queste cose buone se poi non riuscivo a godermele serenamente. Mi sono detta che era tutto inutile e che stavo solo sprecando tempo, soldi ed energia.

Ho deciso oggi di condividere qui quello che mi sta succedendo perché magari potrà essere di aiuto a qualcuno che ha gli stessi problemi che ho io.

Da quando sono passata all’alimentazione vegana i problemi con il cibo si sono ridotti drasticamente, – anche grazie al supporto psicologico di una professionista – ho passato più periodi a concedermi qualcosa in più rispetto al passato e contemporaneamente ho scoperto di amare profondamente la cucina intesa come spazi, come luogo di convivialità e come atto del preparare pietanze (ma di questo credo di aver già parlato un poco). Pensavo che con il veganesimo avrei risolto da sola tutti i fastidi e le paranoie legate all’alimentazione, ma così non è stato: un percorso di guarigione passa anche attraverso il chiedere aiuto all’esterno, ma soprattutto attraverso il concedersi di avere bisogno di aiuto. Per orgoglio ho sempre fatto fatica ad ammettere la necessità di avere bisogno di una mano esperta ed un po’ per soldi e un po’ per altre scuse ho rimandato per mesi e mesi quello che ho fatto due settimane fa. Ho cercato una nutrizionista esperta nell’alimentazione vegetariana e vegana e l’ho contattata.

La verità è che non è più solo una questione di numeri sulla bilancia, ma di come internamente percepisco la me esteriore: non mi sento a mio agio, mi rendo conto di sedermi in posizioni assurde per evitare di mostrare il mio corpo, continuo a pensare che tutto si risolverà solo se un giorno sarò magra e via dicendo. Non so quanti di voi lettori (spero pochissimi) abbiano mai provato questo tipo di sensazioni, ma non è piacevole perché si diventa schiavi del distorto, dell’irreale, è impossibile rimanere del tutto razionali con sé stessi ed è una spirale verso il basso dalla quale è difficile uscire, anche se ci sono momenti di miglioramento.
E’ un tarlo che consuma e distrugge.

Così ho ammesso finalmente a me stessa di non riuscire a gestire tutti questi problemi da sola e ho contattato la nutrizionista in questione che dopo una visita nella quale mi ha chiesto di parlarle di me e delle motivazioni che mi spingevano a voler iniziare una dieta (oltre ad avermi chiesto abitudini alimentari, quantità, peso e via dicendo) mi ha preparato un piano nutrizionale per il primo mese.
Tralasciando le paranoie iniziali devo dire che il piano è molto completo e le quantità sono abbondanti. Non è molto diverso rispetto a quello che mangiavo prima, solo che prima effettivamente mangiavo troppo poco. E’ strano pensare di mangiare troppo poco e di non riuscire a perdere peso, vero? Ma facendo qualche ricerca in internet ho scoperto che il corpo va in una sorta di modalità di riserva e non brucia le calorie come dovrebbe ma tende ad accumularle.. Mangiare troppo poco rispetto al proprio fabbisogno, in breve, manda il corpo in uno stato di emergenza da carestia ed è per questo che non si perde peso e anzi, si rischia di accumularne ancora di più.
Al momento sono alla seconda settimana di dieta e non sto trovando difficoltà di alcun tipo, solo i primi due giorni sono stati difficili ma per un discorso di mentalità mia e di problemi legati all’essere sempre stata a dieta in maniera forzata.

La cosa stupefacente è che non mi viene da mangiare altro perché sono convinta di essere sulla strada giusta, quindi non sgarro non per paura di non farcela ma perché non ne ho bisogno. Va anche rivalutato il concetto di “sgarro”, perché concedersi qualcosa che non è nella dieta non è un errore se viene fatto quando se ne ha veramente bisogno. Il piacere del cibo è anche il sapersi regalare momenti di gioia senza svegliarsi con i sensi di colpa il giorno dopo.
Mangiare un piatto che non è nel mio schema alimentare non mi farà svegliare con 10 kg in più il giorno dopo, esattamente come mangiare solo insalata il giorno dopo non mi farà dimagrire di 10 kg improvvisamente.

E’ questo che mi sento di dire a tutte le persone là fuori che hanno paura di chiedere aiuto, che temono di non farcela: ce la potete fare, ma ci vuole tempo e pazienza. Buttate via tutti i giornali con la dieta del minestrone, la dieta che fa perdere 8 kg in una settimana, la dieta della pizza. Buttate via il concetto che per stare bene con sé stessi e con gli altri ci sia bisogno del risultato immediato, non è vero niente. Ci vuole tempo, bisogna imparare a concedersi il tempo di imparare a voler costruire qualcosa di positivo per il futuro. La soddisfazione immediata è sì bella, ma non dura per niente. Se avessi imparato queste cose anni fa, forse ora la mia percezione del corpo e del cibo sarebbe nettamente diversa.
Essere a dieta non è un sacrificio negativo, è un percorso che si fa per ritrovare la salute mentale, per togliersi di dosso tutte le colpe che vengono addossate a chi ha problemi di peso. E’ un percorso di rinascita.
Ci si può permettere di mettersi in gioco, di restare fedeli a sé stessi e di ottenere quello che si vuole perché non è una questione di numeri su una scala, di kg sulla bilancia, di BMI e taglie dei vestiti, no. E’ una questione di crescita personale, e come ogni cambiamento richiede il tempo giusto.

Ci ho messo anni a capirlo, anni nei quali ho costruito una immagine distorta di me che ora, pezzetto dopo pezzetto, sto finalmente iniziando a modellare nella giusta direzione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...