Recensione: Zuppa con lenticchie e fagioli by Zerbinati

Diciamoci la verità: in inverno una zuppa calda di legumi è quel piatto che ti svolta la giornata. Le versioni che si possono preparare in casa sono pressoché infinite, ma a me piace quella semplice e rustica, con pochi ingredienti che di solito comprendono legumi, carote, patate, sedano e concentrato di pomodoro. Non sempre ho il tempo di prepararla a casa proprio per i tempi di cottura che non coincidono con i miei orari, però ho trovato una zuppa che ha lo stesso sapore della mia e che ha veramente pochissimi ingredienti. La marca è Zerbinati (ho già parlato del loro passato di verdura), la zuppa con lenticchie e fagioli fa parte della linea di monoporzioni Solo per me, delle pratiche confezioni utilizzabili anche per il microonde, che contengono una singola porzione di cibo.

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Gli ingredienti della zuppa sono: Acqua, lenticchie, fagioli borlotti, patate, carote, polpa di pomodoro, olio extravergine d’oliva italiano, cipolle, sedano, sale, salvia.

La zuppa può essere a volte un po’ più asciutta e altre volte un pochino più liquida, ma in generale il sapore rimane sempre lo stesso e posso definirla – sinceramente – buona, rustica, corposa, con i legumi cotti sempre benissimo, e questa non è una cosa da dare per scontata.
Per prepararla basta scaldarla in un pentolino fino a ebollizione oppure si può scaldare in microonde, e le istruzioni sono stampate chiaramente sul retro della confezione. Quello che rimane da fare è condirla con un filo di olio extravergine di oliva a crudo e il piatto è pronto.
Ovviamente il piatto è senza glutine, senza soia, senza frumento e adatto a tutti coloro che amano una buona porzione di zuppa di lenticchie e fagioli, e credetemi quando vi dico che di lenticchie e fagioli ce ne sono a volontà.

Zerbinati si conferma ancora come un’ottima azienda produttrice di prodotti as base vegetale, un’azienda che ricerca i sapori e non si accontenta di mettere in commercio prodotti mediocri. Grazie Zerbinati!

Foccacia con pesto di rucola e pomodorini

Immaginate una focaccia appena sfornata, morbida e calda, pronta per essere addentata. Immaginate poi la suddetta focaccia ricoperta di pesto di rucola. Ho scritto ricoperta? No, non ricoperta, praticamente affogata con il pesto di rucola fatto in casa. E il pesto? Il pesto anch’esso ricoperto da dolci e succosi pomodorini sott’olio. Ecco, questo è il paradiso, questo è il premio da concedersi dopo una lunghissima giornata di lavoro, questa è la ricetta di oggi che sono veramente felicissima di condividere con voi.

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Con la rucola ho una storia d’amore di lunga data, in realtà ereditata da mia madre: da che ne ho memoria lei si prepara semplicissime insalate di rucola che accompagnano i suoi pasti. D’estate la coltiviamo nell’orto ed è una festa di profumi ogni volta che si raccoglie. Avevo tentato in passato di preparare il pesto di rucola ma senza successo: seguivo ricette che mettevano troppi ingredienti, mentre invece questa volta mi sono impegnata ad usarne soltanto sei: rucola, qualche foglia di basilico, pinoli, sale, aglio e un buon olio extravergine di oliva. Ovviamente questo non è un pesto per tutti, ma credo che vada provato con il cuore leggero e la lingua curiosa, perché potrebbe diventare il vostro prossimo condimento preferito. Con il pesto avanzato da ieri ho condito la pasta di oggi e mamma mia se ho fatto bene: un pesto ricco, dal sapore forte e deciso capace di avvolgere le papille gustative in una esperienza del tutto inaspettata.
Insomma, se amate la rucola in maniera viscerale, questa focaccia con il pesto fa proprio per voi. Oh, nessuno vieta di usare quello classico al basilico eh.
Per preparare la focaccia ho usato lo stesso procedimento di quella che ho preparato con i pomodorini sott’olio e lo trovate cliccando qui.

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Ingredienti:
Per la focaccia
– 250 grammi di farina autolievitante;
– 150 millilitri di acqua;
– 1 cucchiaino di sale;
– Rosmarino e timo secchi q.b.;
– 1 cucchiaio e 1/2 di olio extravergine di oliva + altro per ungere;
– Pomodorini sott’olio a piacere

Per il pesto di rucola
– 120 grammi di rucola (circa);
– 60 grammi di pinoli;
– 1 spicchio d’aglio (privato dell’anima per chi non lo digerisce);
– Qualche foglia di basilico fresco (opzionale)
– Sale q.b.;
– Olio extravergine di oliva q.b.

In un mixer unite tutti gli ingredienti per il pesto (tranne l’olio d’oliva) e accendetelo su una bassa velocità. Aggiungete l’olio a filo poco per volta, fino a raggiungere la consistenza desiderata. A questo punto assaggiate, salate ancora se necessario e trasferite il pesto in un barattolo. Ricoprite con olio di oliva e mettete in frigo a riposare.
Preriscaldate il forno a 220° e mettete a scaldare la teglia sulla quale cuocerete la focaccia.
Mentre il pesto è al fresco, preparate l’impasto per la focaccia seguendo questo procedimento. Oliate leggermente la superficie della focaccia e infornatela per 10 minuti, dopodiché tiratela fuori dal forno, spalmatela di pesto, unite i pomodorini e infornatela per altri 5 minuti.
Servitela subito, aggiungendo rucola cruda (a gusto personale).

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Pochi giorni fa ho “scoperto” che quel genio di David Lynch non solo ha praticamente pronta la terza stagione di Twin Peaks, ma anche che ha nuovamente collaborato con Chrysta Bell per il suo nuovo EP (che ha, a dire il vero, interamente scritto e prodotto lui).
Faccio un breve passo indietro per chi non parla la lingua di David Lynch: Chrysta Bell viene spesso definita come la sua nuova musa, con la quale ha già collaborato a diversi progetti musicali. Per chi non lo sapesse, Lynch è anche un musicista e compositore, con all’attivo due album da solista (Crazy Clown Time e The Big Dream) più innumerevoli altre collaborazioni anche per le musiche dei suoi film e telefilm. Ecco, David Lynch ha preso in mano la carriera di Chrysta Bell e ha plasmato un gioiellino per chi ha il palato raffinato. Ne è l’ennesima prova anche questo nuovo singolo Beat The Beat, che fa parte dell’EP Somewhere in the Nowhere. Beat the Beat è una perla minimal con un beat essenziale e le percussioni alla Lynch, quindi ripetitive e sincopate. La voce eterea della cantante, insieme all’effetto eco, danno vita a una canzone che per qualche motivo strano vi colerà addosso e vi macchierà la memoria di sensuale bellezza minimal.

Paninazzy con burger di fagioli neri e patate dolci

Non c’è niente di meglio per chiudere i bagordi delle feste di fine anno che un bellissimo e buonissimo paninazzy svuota frigo.
Oddio, sul bellissimo ci sarebbe da discutere, ma sul sapore assicuro io. Gli ingredienti sono pochi e tutti facilmente reperibili: fagioli neri, patate dolci arancioni, farina di mandorle, spezie e riso.

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I fagioli neri sono perfetti per creare i burger perché hanno una consistenza molto pastosa e gustosa, con una nota di terra che ne caratterizza il sapore e una facilità di impiego imbarazzante: si accordano bene con qualunque ingrediente (anche per i dolci, lo sapevate? Ne parlerò più avanti con una ricetta da leccarsi i baffi) e permettono di creare combinazioni molto variegate. Nelle zuppe regalano una nota decisa, nei tacos fanno arrivare direttamente in Messico con l’immaginazione, con il riso sono un ottimo piatto unico. Insomma, i fagioli neri sono un vero e proprio oro nero e bisognerebbe sempre averne una piccola scorta in casa.

Questi burger in particolare hanno un sapore tutto loro che mischia il dolce delle patate con l’affumicato della paprika, il terroso dei fagioli alla corposità del riso, in una combinazione di inaspettata delizia. La ricetta originale è su Minimalist Baker e  questo è un riadattamento con quello che avevo in casa: infatti il risultato non è minimamente paragonabile al loro, ma il sito di Dana Shultz e John Shultz è una fonte inesauribile di ispirazione.

Non importa se questa ricetta non è venuta esattamente come la loro (loro sono professionisti, io sono ancora una principiante che cerca di migliorarsi di ricetta in ricetta), quello che importa è aver scoperto di essere in grado di creare – ancora una volta – un cibo pieno di vita e di nutrimento, colorato e buono. Mi auguro e auguro a chi legge questo blog, che il 2017 sia un anno proprio strutturato così, pieno di consapevolezza di essere in grado imparare e migliorare un passo alla volta, magari chiedendo aiuto proprio a chi ha tante cose da insegnarci.

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Ingredienti:
– 240 grammi di fagioli neri già cotti;
– 140 grammi di riso;
– La polpa di 2 patate dolci (quelle arancioni) di grandezza media;
– 200 grammi di farina di mandorle;
– Paprika forte q.b.;
– Paprika affumicata q.b.;
– Sale q.b.;
– Pepe

Preriscaldate il forno a 200°.
Lavate le patate dolci, tagliatele a metà e cospargete la parte piatta di olio. Adagiatele a faccia in giù su una teglia da forno ricoperta da un foglio di alluminio e infornate per 30 minuti. Dopo 30 minuti la patata sarà morbida, sfornate e togliete la buccia (che si sfilerà praticamente da sola). Mettete da parte la polpa.
Mentre cuociono le patate, preparate il riso e una volta pronto mettete da parte.
In una ciotola capiente versate i fagioli neri scolati e procedete spappolandoli con una forchetta fino ad ottenere un pastone con ancora qualche fagiolo intero. A questo punto aggiungete la polpa delle patate e lavoratela con la forchetta insieme ai fagioli, incorporate il riso e lavorate ancora l’impasto. Aggiungete la farina di mandorle, il sale e le spezie e incorporate il tutto. Otterrete un impasto bagnato ma abbastanza lavorabile. Se dovesse essere ancora troppo bagnato, aggiungete ancora riso o farina di mandorle a seconda dell’esigenza. Lasciate riposare in frigo per un’oretta prima di preparare i burger.
A questo punto formate i burger della grandezza e dello spessore che volete, metteteli a cuocere in forno su una superficie oliata; il tempo di cottura dovrebbe aggirarsi intorno ai 30/40 minuti e più staranno in forno più si seccheranno. A metà della rosolatura andranno girati, per assicurarne la cottura uguale da entrambi i lati.
Serviteli con una bella pagnotta di pane da hambuger, con tanto di guacamole, insalata e non risparmiatevi sulla salsa barbecue (vi consiglio la Heinz, fatta solo di ingredienti di origine vegetale).

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Dall’inizio di questo nuovo anno mi sono un po’ chiusa sul primo album di Birdy, grande talento inglese dalla voce profonda e malinconica. Nel 2011 ha pubblicato il suo primo lavoro proprio intitolato Birdy, un album quasi interamente formato da cover realizzate magistralmente. La tristezza e sensibilità della sua voce regalano un viaggio emotivo molto piacevole, trasformando l’ascolto in una vera e propria esperienza sensoriale.
Particolarmente indicato per chi è tristemente romantico – non per forza con una connotazione negativa – questo è uno dei dischi migliori usciti nel 2011 senza alcun dubbio.
Se non mi credete ascoltate la cover si Shelter, celebre pezzo dei The XX tratto dal loro primo album omonimo, che qui Birdy (alla tenera età di 15 anni) trasforma e veste di un blu notte intenso e vellutato. 

Focaccia al rosmarino con pomodorini

Le feste natalizie sono quelle in cui si cucina di più, si cerca di fare bella figura e si mangia decisamente tanto. Per il natale in famiglia, abbiamo deciso di preparare un pranzo semplice, poche cose da mangiare ma buone e poi ovviamente tutto si è trasformato in una mangiata ininterrotta di praticamente due giorni.
Il menù aveva diverse portate, alcune vegane e altre no: fra le pietanze vegetali c’erano farinata, focaccia con i pomodorini, risotto ai funghi, patate al forno, verdure al forno alle spezie e tahina, panettone vegano (molto soddisfacente), frutta e così via, con gli immancabili vino, grappa e chi più ne ha più ne metta.

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Per la mia gioia e la gioia del palato di tutti, il vero piatto vincitore è quello che vi presento con la ricetta di oggi: la focaccia al rosmarino ricoperta di pomodorini sott’olio.
La focaccia morbida, i pomodorini gustosi e l’olio extravergine di oliva creano una magia rustica irresistibile, regalando un antipasto leggero ma gustoso, talmente tanto che mi sono pentita di aver preparato una sola teglia.

Per tutte le persone che stanno pensando a cosa cucinare per capodanno, mi sento di darvi un consiglio: rimanete sul semplice e non fallirete, a volte togliendo qualche ingrediente non necessario si ritrovano i sapori primari della nostra cucina. Parola di focaccia con i pomodorini.

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Ingredienti:
– 250 grammi di farina autolievitante;
– 150 ml di acqua;
– Un cucchiaino di sale;
– Pomodorini sott’olio q.b.;
– Rosmarino e timo secchi q.b.;
– 1 cucchiaio e 1/2 di olio extravergine di oliva + altro per ungere.

Preriscaldate il forno a 220° e mettete a scaldare la teglia sulla quale cuocerete la focaccia.
In un mixer con l’accessorio per impastare versate la farina, il sale, il rosmarino e il timo spezzettati e attivatelo per qualche secondo per mescolare.
Versate poi l’olio e l’acqua e riattivate il mixer fino a formare una palla di impasto unica e molto appiccicosa. Ci vorrà veramente poco, forse meno di un minuto.
Infarinate un pezzo di carta da forno abbastanza grande per la teglia e usatelo per lavorare l’impasto, che diventerà meno appiccicoso poco a poco. Usate i polsi come se steste facendo la pizza e aggiungete una spolverata di farina se necessario.  Lavoratelo per qualche minuto, e poi stendetelo con le dita o con il mattarello fino a raggiungere la grandezza desiderata. Come vedete nelle foto a me non è venuta tutta uguale, questo passaggio è completamente a vostra discrezione.
A questo punto tritate con un coltello i pomodorini sott’olio, oppure lasciateli interi.
Versate sulla focaccia un altro mezzo cucchiaio di olio e spalmatelo su tutta la superficie, dopodiché mettete sopra i pomodorini e ancora un po’ di rosmarino. Infornate sulla piastra calda per circa 15 minuti, se i pomodorini dovessero bruciacchiarsi (ooops!) spostate la piastra più in basso nel forno.
Buona focaccia!
(La ricetta è un riadattamento, quella originale arriva dal sito Gourmet Traveller e la potete trovare qui.)

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Se volete chiudere degnamente il 2016, vi consiglio di dare almeno un ascolto al nuovo album di Childish Gambino Awaken, My love!
Childish Gambino
, nome d’arte di Donald Glover, è un rapper, attore, comico e sceneggiatore, famoso per la serie Community. La musica è un amore grandissimo per lui, che si destreggia fra rap e R&B, e in questo ultimo album uscito proprio all’inizio di dicembre, rimaneggia suoni più funky e li amalgama con l’elettronica del 2016. Insomma, Childish Gambino ha sfornato un album che definire sexy è dire poco, e Me and your Mama è la canzone che me ne ha fatto innamorare. Awaken, My Love! è un puro concentrato di musica black, che fa l’occhiolino anche agli scettici (come me) e li conquista su tutta la linea.

Recensione: Burger ai funghi by Cottintavola Riverfrut

 

Se siete dei grandi amanti dei funghi come me, non potete farvi assolutamente scappare il nuovo burger Cottintavola ai funghi. Una ennesima edizione di quelli che sono – probabilmente – i migliori burger 100% vegetali attualmente in commercio.
(La foto verrà upgrata presto, non temete)

 

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Foto presa qui.

 

Gli ingredienti dei burger ai funghi champignon e porcini sono: funghi champignon, patate, farina di mais, funghi pletorious, zucchine, pomodorini secchi reidartati, cipolla, funghi porcini, farina di amaranto, sale, prezzemolo, aglio, timo, pepe bianco.

Finalmente un burger ai funghi che sa di funghi! Umido, fragrante e molto gustoso, segue le fila degli altri prodotti Riverfrut e non delude.
Ho avuto il piacere di mangiarlo in maniera semplice, accompagnato da della verdura al forno, e anche come un hamburger con tanto di senape, pomodori e insalata. Insomma, in qualunque modo lo vogliate preparare, con condimenti forti o più “al naturale” il burger ai funghi Cottintavola supera la prova gusto.
Oltretutto, come si vede dagli ingredienti, non ha frumento, non ha glutine, non contiene soia, olio o altri strani conservanti, solo materie prime genuine.

Come per tutti gli altri burger vegetali la preparazione è facile e veloce: si può scegliere se scaldarlo in forno a microonde, in forno tradizionale oppure in padella. Addirittura è possibile gustarlo così com’è, a temperatura ambiente. C’è solo l’imabarazzo della scelta, ma se lo preparate in padella con un filo d’olio si formerà una deliziosa crosticina che al solo pensiero mi fa salivare copiosamente.

Complimenti ancora una volta a Cottintavola-Riverfrut per aver creato un alimento buono, facile da preparare e che lascia completamente soddisfatti. Sono curiosa di vedere quale sarà la loro prossima creazione!

Pasta decembrina

Questa estate, durante una cena con alcuni amici, è spuntata fuori una domanda interessante: se doveste scegliere fra sesso e cibo, cosa scegliereste? Una domanda che viene posta anche in una puntata di Friends e che vede uno sperduto Joey cercare una risposta sensata.
Per quella sera, il vincitore indiscusso del sondaggio è stato il cibo ed è stato molto divertente confrontarsi in questo modo, soprattutto perché non si parlava di sopravvivenza ma di piacere.

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È chiaro che, ça va sans dire, io stessi dalla parte del cibo e ci starò per sempre: un piatto cucinato come si deve può veramente portare enormi quantità di felicità nella vita di una persona.

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Tutta questa introduzione per parlare della ricetta del giorno: una pasta colorata e deliziosa con cavolfiore viola, piselli e la mia (ormai) famosa salsa alla tahina a rendere cremoso il tutto.
Sono profondamente innamorata del sapore di questo piatto di pasta: ricco, invernale, soddisfacente, lussurioso e molto semplice da preparare, non richiede ingredienti strani e regala sazietà e nutrimento per diverse ore. Una sorta di piatto unico che però ha tutto quello che si può desiderare. Perché il cavolfiore viola, chiederete voi? Semplicemente perché era un avanzo di una infornata della sera precedente e volevo riutilizzarlo in maniera creativa. In alternativa si può usare il cavolfiore classico, ma quello viola trovo che sia più morbido e abbracci meglio il sapore della pasta. E poi diciamocelo chiaramente, avete visto che colore meraviglioso che ha?

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Ingredienti per una persona:
– 70 grammi di pasta del formato che preferite;
– Cavolfiore viola cotto in forno;
– 100 grammi di piselli surgelati;
– 1 cucchiaino e mezzo di tahina;
– 1/2 cipolla rossa tagliata sottile;
– Olio extravergine di oliva q.b.;
– Succo di limone q.b.;
– Aglio in polvere q.b.;
– Sale q.b.
– Acqua q.b.;

Eliminate le foglie del cavolfiore, lavatelo e rompetelo in cimette, poi mettetelo in una teglia e condite con sale, olio extravergine di oliva e infornate a 200° per almeno 25 minuti.
Nel frattempo cuocete i piselli surgelati secondo le modalità della confezione e mettete da parte.
Una volta che il cavolfiore è pronto e lo avete messo da parte, affettate sottilmente la cipolla rossa e fatela rosolare in padella con sale e olio extravergine di oliva finché non sarà diventata trasparente, aggiungendo un poco d’acqua se necessario.
Unite ora in padella i piselli, il cavolfiore, sale e una spolverata leggera di aglio in polvere e fate saltare tutto insieme per un paio di minuti per amalgamare i sapori. Spegnete il fuoco e lasciate lì. Preparate la pasta e mentre l’acqua bolle e la magia tutta italiana si compie, preparate la salsa alla tahina: in una ciotola versate la tahina, almeno 2 cucchiai di succo di limone, un cucchiaio di olio, sale, una spolverata di aglio in polvere e mescolate. Allungate il composto con l’acqua fino a raggiungere una consistenza cremosa e quasi liquida.
Quando la pasta sarà pronta scolatela e versatela nella padella, riaccendete il fuoco al minimo e  ripassatela mescolando per un minuto circa. Spegnete il fuoco, versate la salsa a base di tahina e mescolate spandendo così la cremosità e godendovi uno spettacolo per gli occhi. Servite subito e buon piattone di pasta!

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Di questo dicembre 2016 ricorderò sicuramente due cose:
1) È già dicembre e non ho ancora sentito tutta la musica che avrei voluto ascoltare quest’anno;
2) È il mese di uscita di Blue & Lonesome, un album GIGANTESCO dei Rolling Stones. Tornati inevitabilmente alle origini blues, gli Stones regalano un album di cover che li fa ringiovanire di almeno 30 anni e che dimostra cosa si può fare quando ci si diverte davvero a fare musica.
Gli Stones sono gli Stones e sono rimasti gli stessi per tutti questi anni di carriera: dei musicisti così grandi che non si possono spiegare. Godetevi il singolone Ride ‘Em On Down, non riuscirete a smettere di ascoltarlo.

Falafel fatti in casa

I falafel non hanno bisogno di presentazione: sono la delizia di noi vegani e vegetariani, sono l’alternativa al kebab nelle notti con gli amici, sono la cena dei campioni di chi non ha voglia di cucinare mai. Insomma i falafel potrebbero essere descritti facilmente come il cibo degli dei.

Ne ho recensiti di surgelati, ma finalmente mi sono rimboccata le maniche, mi sono messa sotto e li ho fatti in casa. A mano! A partire dai ceci secchi!!!!
Posso felicemente condividere con voi l’esperienza enunciando che sono facilissimi da fare e ci si mette pochissimo. L’unico “scoglio” (ma è uno scoglio di pigrizia) è il dover lasciare a bagno i ceci per 24-36 ore cambiando l’acqua ogni 8-12 ore, dopodiché i ceci non vanno neanche cotti, quindi preparate ciotolone di acqua in cui affogare i ceci ora!

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Ho preparato i falafel insieme ad una cara amica, anche lei alla prima esperienza con quelli fatti in casa e siamo rimaste più che felici e soddisfatte; li abbiamo poi affogati in una salsina fatta di tahina, olio extravergine, sale e aceto balsamico. Boom!

E allora, siete pronti a riempire casa del profumo speziato dei falafel? La ricetta che state per leggere l’ho presa dal sito Arab.it, in cui potete trovare tante altre pietanze mediorentali deliziose. (Rispetto alla ricetta originale ho usato circa la metà delle porzioni e sono venuti fuori 12 falafel, ma la descrizione è come quella del sito arab.it).

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Ingredienti:
– 400 grammi di ceci secchi;
– 1 spicchio d’aglio (2 se siete amanti dell’aglio)
– 1 cipolla rossa tritata;
– 1 mazzetto di prezzemolo;
– 2 cucchiaini di semi di cumino dei prati;
– 1 cucchiaino di semi di coriandolo;
– Sale q.b.;
– Pepe a gusto;
– Olio per friggere

Sciacquate a mettete a bagno i ceci secchi dalle 24 alle 36 ore, dopodiché scolateli e sbucciateli. Non vi consiglio di farlo uno ad uno perché vi giochereste le dita, però su internet si trovano tanti modi più o meno veloci per farlo.
Versate i ceci sbucciati nel mixer con le lame ad S insieme a tutti gli ingredienti tranne che l’olio, fate partire il mixer fino ad ottenere un impasto fine ma compatto. Mettete il composto a riposare in frigo per almeno un’ora.
L’impasto deve compattarsi facilmente, ma se invece risultasse troppo friabile, aggiungete della farina di ceci fino ad ottenere la consistenza desiderata. Ora formate delle polpette e friggetele in abbondante olio caldo fino a doratura, girandole di tanto in tanto e poggiandole sulla carta assorbente per elminare l’olio in eccesso. Dovrebbero metterci meno di 5 minuti a polpetta.
Servite con della verdura fresca, del pane e una salsa a base di tahina secondo i vostri gusti.

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In questo periodo mi sono data all’ascolto di classici della musica degli anni ’90, soprattutto quegli artisti che mi hanno vista crescere. Tori Amos fa abbondantemente parte del mio percorso di scoperta emotiva e musicale.
Ho avuto il piacere di vederla dal vivo durante il suo tour per American Doll Posse e dal vivo è una vera forza della natura. Per quel tour ha riarrangiato tutti i suoi classici, rendendoli meno voce-piano e in alcuni casi stravolgendoli completamente.
In memoria di quel concerto, ho deciso di ripartire dall’inizio della sua discografia: Little Heartquakes il suo primo album e non mi ero mai accorta di quanto la sua musica avesse già messo radici dentro di me. Il suo terzo album, Boys for Pele, segna veramente un punto di grande maturità e credo che la canzone Hey Jupiter sia l’esempio più forte di questa grande abilità compositiva. Qui la potete ascoltare nella versione Unplugged per MTV nel 1996. 

Hey Jupiter
Nothing’s been the same
So are you gay?
Are you blue?
Thought we both could use a friend
To run to
And I thought I wouldn’t have to be with you
Something new

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Insalata di finocchi, kiwi e hummus

Questo periodo di silenzio sul blog mi ha permesso di resettare la questione cibo e comprendere meglio cosa avrei voluto fare di questo blog. Per due anni mi ha aiutato a scoprire cosa ero in grado di fare, mi ha aiutato a riconsiderare lo spazio e l’importanza del cibo nella mia vita, e soprattutto mi sono aiutata da sola a mettere da parte l’educazione (o per meglio dire, la maleducazione) alimentare che avevo. Per molte persone saper preparare qualcosa di fritto o di molto saporito può essere qualcosa di scontato, per me non lo è mai stato: Vegroove mi ha aiutato a imparare che il fritto è solo fritto, che il dolce è solo dolce e che non sempre bollito e al vapore = soddisfazione.

Ecco, qui ho imparato che il cibo è anche piacere, passione: può essere peccaminoso e pornografico e non c’è niente di male in questo. La vita è una sola e ultimamente mi sto ripetendo spesso Just live a little. Vivere un po’, uscire dalla mia comfort zone, dire di sì all’inaspettato. Vivere un po’ prima di pentirmi di non averlo fatto.

Tutto questo per dire che ho macinato tante idee, tutte all’apparenza molto valide e che spero piacciano a voi tanto quanto piacciono a me. È giunto il momento di vivere un po’ mischiando ingredienti anche improbabili, per riuscire ad esplorare il piacere della cucina, che ormai non è più solo sopravvivenza. Finalmente.

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Veniamo alla ricetta di oggi (che non è né peccaminosa né pornografica. Un passo alla volta, ok?): finocchi, kiwi e hummus? Hell yeah! Sembra una combinazione veramente bizzarra ma non lo è: i finocchi esaltano il loro sapore quando c’è qualcosa di acidulo ad accompagnarli e l’hummus… Beh, basta la parola hummus.

L’idea che avevo all’inizio era quello di usare un formaggio vegano simile alla ricotta al posto dell’hummus, poiché questa ricetta non è mia: qualche anno fa – quando ancora mangiavo prodotti animali – una carissima amica (ciao Letizia!) mi preparò questa insalata per un pic-nic, e condì i finocchi e i kiwi con della freschissima ricotta. In quel periodo odiavo sia i finocchi che i kiwi, ma dopo quel pranzo ai giardini reali di Torino, devo ammettere che riconsiderai tutto quanto.
Questa versione con l’hummus si è rivelata essere una delizia senza pari, soprattutto se i kiwi hanno ancora quella acidità del frutto che sta appena appena maturando; potete servirla come antipasto o come contorno a piacimento. Ovviamente più siete più potete aumentare le dosi di tutto, soprattutto dell’hummus! (Qui potete trovare la ricetta, se non sapete come prepararlo)

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Ingredienti per una persona:
– 1 finocchio tagliato sottile;
– 1 kiwi quasi maturo tagliato a pezzi;
– 2 cucchiai abbondanti di hummus;
– 1 cucchiaino di olio extravergine di oliva;
– Qualche goccia di aceto di vino rosso;
– Sale q.b.

Chiamarla ricetta è un po’ una presa in giro: dopo aver preparato gli ingredienti, versateli tutti in una ciotola abbondante. Mescolate e amalgamate, aggiungendo i condimenti secondo il vostro gusto. Lasciate a riposare per almeno 30 minuti, non per forza in frigo, e poi servite con del pane tostato.

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La canzone che più si avvicina a questa ricetta e al motivo per cui l’ho creata è – senza alcun dubbio – All I Need degli Air, singolo di grande successo del loro primo epico album Moon Safari.
Il disco è di una rara bellezza ed è stato un successo senza pari, oltre ad essere considerato la produzione migliore del duo elettronico francese. Delicato, potente, evocativo, un lavoro di studio preciso e perfetto: consiglio l’ascolto dell’intero  Moon Safari a tutti quanti, soprattutto a chi nutre dubbi sulla musica elettronica.

 

Risotto allo zafferano alla Vegroove

Approfitto di questa domenica di pioggia per prendermi il mio tempo e preparare un bel risotto allo zafferano: semplice ma efficace, un comfort food tutto italiano che è alla portata di chiunque abbia una pentola e una padella. Non serve altro per cucinare un piatto da regnanti, una prelibatezza che regala note delicate e ha il potere di sistemare una giornata no. 

Per completarne il sapore ho aggiunto l’adorato rosmarino e una spolverata di farina di mandorle, che con lo zafferano ed il rosmarino ci sta alla grande. Direi che la farina di mandorle è un mio tocco personale che è stato già più volte apprezzato anche – e soprattutto – dagli scettici, ecco perché questa ricetta si chiama alla Vegroove. È proprio vero che basta un piccolo particolare in più per riuscire a creare un’armonia tutta nuova, in un piatto già di per sé perfetto nella sua semplicità.

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Ingredienti per una persona:
– 80 grammi di riso;
– 1/2 cipolla;
– Brodo o acqua bollente;
– Una bustina di zafferano;
– Olio extravergine di oliva q.b.;
– Sale q.b.
– Farina di mandorla q.b.
– Rosmarino q.b

Mettete a bollire una pentola di acqua salata oppure di brodo vegetale.
Tagliate la cipolla sottilissima e fatela rosolare in una padella con un cucchiaio di olio extravergine di oliva, fino a quando si sarà ammorbidita; se è necessario aggiungete dell’acqua per evitare che si bruci.
Quando la cipolla sarà pronta, versate il riso nella padella e fatelo tostare un minuto circa rigirando spesso; a questo punto aggiungete un paio di mestoli di acqua/brodo bollente (o anche tre, dipende dalla grandezza della vostra padella) fino a coprirlo e lasciate cuocere. Seguite accuratamente la cottura, il risotto non può essere abbandonato a sé stesso. Mescolate e aggiungete acqua appena inizia ad asciugarsi troppo, ripetendo l’operazione ogni volta che è necessario.
A circa metà cottura aggiungete il rosmarino e sciogliete lo zafferano in un paio di cucchiai di acqua bollente poi versatelo sul riso e mescolate, ammirando la magia del colore crearsi davanti ai vostri occhi. Una volta giunto a cottura, potete mantecarlo con della margarina o del formaggio vegetale, anche se io preferisco aggiungere ancora un goccio di olio extravergine e basta.
Regolate di sale e servite con altro rosmarino e soprattutto una abbondante spolverata di farina di mandorle.

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È innegabile che l’autunno richiami immaginari musicali delicati e malinconici, ecco perché la canzone scelta per accompagnare questo risotto allo zafferano è “Okkervil River R.I.P., di Okkervil River. Primo singolo e prima canzone del nuovissimo album Away, Okkervil River R.I.P. è una canzone delicata e triste, ma di una tristezza che fa sospirare e riflettere, una di quelle che il vostro cuore non sarà in grado di contenere tutta. Però parola mia: dopo averla ascoltata la prima volta non potrete più farne a meno.

Recensione: Polpettine mandorella e miglio by Fattoria della Mandorla

La Fattoria della Mandorla, dopo aver donato al mondo la Mandorella nelle sue diverse declinazioni (compresa anche la versione sott’olio che è una vera chicca), ha iniziato la produzione di altri alimenti a base del pregiato formaggio di mandorla, come per esempio le polpettine di mandorella e miglio.

 

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Foto del packaging presa da qui.

Gli ingredienti delle polpettine mandorella e miglio sono: Mandorella, olio di girasole, succo di limone, olio extravergine di oliva, olio di mandorla, aceto di mele, salgemma, addensanti: agar agar, patate lesse, zucchine, miglio, cipolla, farina di mais Fioretto, fiocchi di patate, succo di limone, lievito alimentare in scaglie, salgemma, prezzemolo essiccato, pepe nero, aglio.

Le polpettine possono essere preparate sia in padella che in forno, e per questa recensione ho scelto il primo metodo. Ho usato una pentola antiaderente e un goccio di olio e le ho lasciate cuocere tre minuti per lato circa, facendole saltare ogni tanto per dare una cottura più uniforme.
Il sapore è molto delicato e sinceramente le ho apprezzate di più una volta fredde. Appena pronte non avevano molto gusto, ma qualche minuto dopo la mandorella è saltata fuori ben abbracciata dagli altri ingredienti e le polpette hanno avuto la loro giusta fine: divorate felicemente.

Questo prodotto è completamente senza glutine, senza frumento e senza soia.

Le polpettine alla mandorella e miglio sono un ottimo antipasto, possono essere usate in un buffet improvvisato oppure per un pasto leggero. La confezione indica che i 165 grammi bastano per due persone, ma sinceramente sono due porzioni un po’ misere, mentre come piatto principale per una persona sola sono più che soddisfacenti (insieme a della verdura di accompagnamento, ovviamente).

In conclusione, La Fattoria della Mandorla sperimenta e lo fa bene, riuscendo a creare un prodotto buono, di semplice preparazione e dal sapore delicato ma non deludente.
Brava Fattoria della Mandorla!