Farinata con crema di piselli e rosmarino.

Ogni volta che inforno una teglia di farinata, ringrazio la bellissima Genova per aver dato i natali a questo miracolo della cucina italiana. Mi stupisco sempre di come questa semplice rotondità sia composta solo di 4 ingredienti e di come il suo sapore sia così confortante e deciso.

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Di solito la mangio al naturale, oppure con il pepe o il rosmarino ma questa volta ho deciso di pensare alla farinata come alla base per costruire una combinazione magica e così è stato: la crema di piselli al rosmarino si è rivelata essere la scelta giusta.
Avrei potuto arricchire il piatto ricoprendo la crema di piselli con i pomodorini (freschi o i moonblush della mitica Nigella preparati qualche ricetta fa), anzi vi consiglio proprio di aggiungerci pomodorini, ma questa farinata ricoperta è una bomba: proteico, sfizioso, veloce ed è a prova di capricciosi. Non me ne vogliano i genovesi e i liguri in generale, con il cibo bisogna giocare altrimenti ci si prende troppo sul serio e non ha senso.

Anche questa volta ha vinto la farinata a mani basse. Naturale, ricoperta, spalmata, mangiata con le mani o appena con la punta delle dita, lasciata raffreddare o divorata bollente, accompagnata da una birra ghiacciata o da della semplice acqua, la farinata vince sempre e ogni morso avvicina al mare, ogni morso è l’esperienza di un picnic in spiaggia un caldo giorno di primavera, con la sabbia che si infila un po’ ovunque e la felicità dei momenti semplici e di quel profumo che sono la vita a Genova ha. Farinata + Genova: provare per credere.

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Waka waka waka!


Ingredienti:

– Piselli cotti
– Rosmarino o menta;
– 1/2 cipolla rossa
– Limone
– Sale
– Olio
– Farina di mandorle (facoltativa)
– Farina di ceci
– Acqua

Il procedimento per la farinata lo trovate qui. Ricordatevi solo questa regola: una parte di farina di ceci e tre di acqua e tante ore di riposo per l’impasto – non meno di 4 e possibilmente più di 10.
Cuocete i piselli e metteli da parte.
In una padella fate rosolare dolcemente la cipolla rossa tagliata sottile insieme al rosmarino; quando sarà diventata trasparente aggiungete i piselli, salate e cuocete ancora per un paio di minuti.
Fate raffreddare, versate in un mixer, aggiungete ancora rosmarino, un cucchiaino di farina di mandorle, pepe e olio extravergine di oliva. Frullate fino ad ottenere una crema morbida e spumosa.
Quando la farinata è pronta spostatela su piatto, spalmate la quantità di crema di piselli che desiderate, aggiungete un pizzico di peperoncino o della paprika.

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L’album del mese di maggio (che trovate alla vostra destra scrollando un pochino) è “Pleasure” di Feist. Grande ritorno sulla scena di una delle mie cantautrici preferite.
Questo disco è molto crudo e semplice e mi piace da morire. Ha una sonorità anni ’90 in alcune parti, con una somiglianza ad una giovane PJ Harvey.
Insomma, un album forte, pazzesco, con una personalità ben determinata e determinante.
Grazie Feist per questo piccolo capolavoro, appena sarà disponibile la canzone che preferisco in assoluto la posterò con qualche ricetta, nel frattempo ecco la title track. Enjoy!

Zuppa di lenticchie, patate e latte di cocco

Eccomi qui con una nuova ricetta che, lasciatemelo dire,  è tutto un nuovo livello di sapore.
Le parole zuppa, lenticchie, patate e latte di cocco vanno d’accordo più di quanto sperassi.
Il piatto che state per vedere nasce durante una serata in cui mi sono decisa finalmente ad aprire la confezione di latte di cocco che mi guardava sconsolata da mesi: “Aprimi” mi ha detto, “ti prometto grandi cose! Puoi fare un dolce con me, un budino, una zuppa, una crema per condire, ma aprimi prima che scada!”. E così, dopo essermi assicurata di non avere le allucinazioni, ho deciso di mettere insieme qualche altro ingrediente e la magia si è compiuta: ho fatto un miracolo.
Di solito non sono per niente vanitosa e anzi, a volte mi rendo conto che vorrei dire molto di più di quello che dico, ma questa volta devo prendere il merito di questa ricetta: la zuppa è un concentrato di piacere e delicatezza, un insieme di sapori che si incrociano e si sposano bene uno con l’altro.

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Le lenticchie sono la parte che sa di casa, le patate accarezzano il palato, il latte di cocco è uno tsunami di profumo orientale e lo zenzero una esplosione atomica di freschezza. 
Insomma, questa zuppa è un comfort food di raro piacere, si prepara in meno di 30 minuti e contiene ingredienti accessibili a tutti. Cosa aspettate? Andate a prendere il latte di cocco che giace in dispensa inutilizzato, lasciate che vi parli!

Ingredienti per 2 persone:
– 150 grammi di lenticchie rosse decorticate;
– 4 patate tagliate a cubetti;
– 1 scalogno;
– 1 carota;
– 1 pezzo di zenzero, grosso come un pollice;
– 100 ml di latte di cocco;
– Spinaci già cotti q.b. (opzionale);
– Olio q.b.;
– Sale q.b.

Lavate le lenticchie sotto acqua fredda corrente fino a quando smetteranno di fare schiuma e mettete da parte.
Lavate, pelate e tagliate a cubetti le patate e mettete da parte.
Affettate sottilmente lo scalogno, la carota e lo zenzero sbucciato e soffriggete in una pentola con un cucchiaio di olio. Se dovesse servire aggiungete un goccio di acqua per evitare che si attacchino.
Quando lo scalogno si sarà ammorbidito, aggiungete le lenticchie, fatele tostare per circa un minuto girando spesso, aggiungete le patate e versate l’acqua fredda. L’acqua deve bastare per coprire appena il tutto, se dovesse mancare nel corso della cottura si può tranquillamente aggiungere.
Coprite con un coperchio, portate a ebollizione, poi abbassate il fuoco e lasciate cuocere per il tempo di cottura delle vostre lenticchie mescolando di tanto in tanto. . Le mie ci mettono 15 minuti.
Una volta trascorso il tempo di cottura delle lenticchie aggiungete un paio di forchettate di spinaci già cotti, il sale e il latte di cocco, alzate il fuoco e mescolate. Fate cuocere per altri 5 minuti facendo attenzione che non si attacchi al fondo della pentola, infine servite con un pizzico di peperoncino, o ancora un po’ di zenzero tritato fresco.

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Se si tratta di godere forte, allora in campo musicale nessuno (e dico proprio nessuno) può battere Mr Muddy Waters. Il suo è un blues puro e genuino, che arriva dalla terra e dal sudore e parla indistintamente a tutti.
Dal fango del Mississippi in cui giocava da bambino (da qui il suo nome d’arte), fino al gigantesco successo e la consacrazione come padre del blues di Chicago, Muddy Waters ha formato in gran parte la musica rock e quello che ascoltiamo anche ora: tutti i più grandi (Led Zeppelin, AC/DC, Clapton, Hendrix e così via) si sono ispirati a lui, e bastano veramente poche note per capire il perché.
Ascoltate l’antologia di questo genio del blues, le vostre orecchie vi ringrazieranno e non uscirete più dal tunnel.

Riso venere con avocado, carote e scorzetta di limone.

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La foto la potete acquistare nel mio negozio Artflakes.

Cominciamo così, con la foto di un avocado maturo e pronto ad essere consumato in mille modi diversi.
Quando mi è possibile, cerco di mangiarne almeno uno a settimana, a volte anche di più: è un frutto che mi regala grandi gioie ed è incredibilmente versatile con la sua burrosità naturale. Spalmato sul pane, tagliato a cubetti da mangiare in insalata, qualcuno lo usa anche per fare pane e dolci, oppure ancora fritto, oppure ancora in forno da mangiare insieme al pesto di pistacchi; l’avocado probabilmente arriva direttamente dal paradiso e io ne sono dipendente. Quando sono triste o sento che qualcosa non sta girando nel verso giusto, faccio in modo di mangiare almeno mezzo avocado. Non so se abbia proprietà immediate per aiutare con la depressione, ma sicuramente è diventato uno dei miei comfort food preferiti insieme all’hummus e alle banane.

Eccomi qua allora a presentarvi la ricetta (sempre che si possa definire ricetta) di oggi che è una sorta di svuotafrigo oppure condisci-come-vuoi: riso venere con carote, avocado, pinoli e buccia di limone. 
Un primo piatto semplice ma di sicuro impatto per le papille gustative, con il limone che regala quella fragranza fresca, le carote dolci, l’avocado che sa di burro e il riso venere che è meglio del pane. E i pinoli? I pinoli regalano quella nota di bosco che lega tutto insieme. Una vera e propria magia!

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Ingredienti per una persona:
– 70 grammi di riso venere;
– 1/2 avocado maturo tagliato a cubetti;
– 1 carota grattuggiata;
– 1 cucchiaino di pinoli;
– Sale, pepe e peperoncino q.b.;
– Buccia di limone grattuggiato q.b.
– Timo q.b.

Cuocete il riso venere e mettete da parte.
Grattuggiate una carota e la buccia di mezzo limone.
Tagliate l’avocado maturo a cubetti.
I pinoli possono essere tostati leggermente, a vostra scelta.
Unite il riso agli altri ingredienti, mescolate abbondantemente, aggiustate di sale e servite immediatamente.

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Diciamo la verità: appena si affaccia un briciolo di sole nasce subito la voglia estrema di girare in maglietta a maniche corte. Confesso di aver già ceduto alle corsette in pantaloncini corti quando le temperature lo hanno permesso.
E allora visto che ci sono tutte queste buone vibrazioni nell’aria, non resta altro che rispolverare un classicone del buon umore, ovveroGood Vibrations” dei Beach Boys.
Pubblicato nel 1966 come singolo, “Good Vibrations” è probabilmente una delle canzoni più creative ed eclettiche del gruppo, con una costruzione sonora vasta e ricercatissima. Brian Wilson, il genio creativo dei Beach Boys, era un vero e proprio sperimentatore e infatti per l’incisione di questo pezzo usò una tecnica mai usata prima nella musica pop: al posto di incidere dal vivo in studio tutta la canzone (come si usava fare), incise tutte le sezioni musicali separate per poi unirle successivamente e costruire la canzone che vi riporto qui sotto. Una vera e propria godura per le orecchie!
Brian Wilson sarà all’Umbria Jazz 2017 il 15 luglio per celebrare i 50 anni di “Pet Sounds”.

Riso alla curcuma e limone con asparagi

Mi sono fatta prendere la mano da quest’aria da primavera e ho comprato i primi asparagi, scegliendoli accuratamente belli ciccioni e polposi.
Ho cercato una ricetta da preparare che avesse il colore della stagione che sta per arrivare, la vitalità del risveglio migliore e quel tocco di groove che non guasta: la scelta è ricaduta sul riso alla curcuma e limone, che anche senza asparagi è una grande bontà. Ovviamente si parla del profumatissimo riso basmati, il re per quel che riguarda l’abbinamento con spezie e condimenti vari.

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I colori di questa ricetta di origine indiana sono un vero e proprio invito a rimboccarsi le maniche, tirare fuori dalla dispensa le spezie e mettersi a cucinare. In tutto impiegherete (circa) 15 minuti, ottenendo un piatto piccante, allegro, soddisfacente e soprattutto versatile! In questo caso ho tagliato a fettine gli asparagi, ma potete usare il riso con qualunque altra verdura, oppure tofu e tempeh. A voi la scelta!

Ingredienti per una persona:
– 70  grammi di riso basmati;
– 5 asparagi tagliati a fettine;
– 1 cucchiaino di curcuma;
– Almeno 2 cucchiai di succo di limone;
– 1 cucchiaino di cumino;
– 2 cucchiai di olio extravergine, divisi;
– Sale e pepe q.b.;
– Peperoncino q.b.

Cuocete il riso seguendo le istruzioni della confezione e mettete da parte.
Pulite gli asparagi eliminando la parte bianca e pelando leggemernte il gambo, se necessario. Tagliateli a fettine sottili lasciando integre le teste; fateli saltare in padella con un cucchiaio di olio extravergine per circa 10 minuti a fuoco medio. Salate a piacere a metà cottura e una volta pronti mettete da parte.
Nella stessa padella versate un altro cucchiaio di olio, rimettete la padella su fuoco basso e fate tostare la curcuma, il cumino, il peperoncino e il pepe per un paio di minuti. A questo punto aggiungete due cucchiai di acqua, il succo di limone, il riso, gli asparagi e fate saltare tutto insieme per circa due minuti.
Servite caldo e buone spezie!

*La ricetta per il riso alla curcuma e limone è liberamente ispirata a quella di Vegan Richa.

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Ah, il caro buon vecchio Bojack Horseman. Serie Animata targata Netflix, BoJack Horseman racconta la storia di BoJack, una star della televisione anni ’90, la cui vita è  sconclusionata e senza senso. È una serie davvero bellissima: matura, divertente, dissacrante e soprattutto incredibilmente reale e realistica, che colpisce dove fa più male.
La parte musicale è varia, ma una canzone che mi è rimasta più che impressa è “Sea of Dreams” di Oberhofer, tratta dall’album Chronovision.
Sea of dreams” si può ascoltare alla fine del quarto episodio della terza stagione (la più bella, fino ad ora), ed è una canzone malinconica e commovente, perfetta per l’atmosfera del cartone.

Spaghetti ai porri.

Pochi giorni fa Vegroove ha compiuto il suo terzo anno di età. Potrei scrivere un post sdolcinato su quanto sia cambiata la mia vita da quando ho iniziato questa avventura culinaria semiseria, potrei raccontare di come io stia studiando duramente per abbracciare quella che (credo e spero) sia la mia vera strada e tutto grazie all’idea di arrendermi e aprire un blog di cucina vegana. So di avere un po’ abbandonato questi rigogliosi lidi di creatività, ma a volte succede che la marea della vita si fa abbondante e ricopre un po’ tutto. Sto cercando di recuperare ma è più difficile del previsto; non per questo intendo arrendermi, anzi.
Però ora basta, non voglio annoiarvi con questi discorsi, qui si parla di cibo e si parla di cibo bbbbono.

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La foto è brutta e misteriosamente gialla, portate pazienza.

Quindi eccomi qui a raccontare la ricetta di un piatto di pasta semplice ma gustosissima, ideata in un giorno di noia e che risponde perfettamente alla domanda “E adesso cosa me ne faccio di questi porri?”
I porri sono infatti l’ingrediente chiave: inaspettatamente dolci e gustosti, abbracciano gli spaghetti con la loro consistenza morbidina e il sapore contadino.
Ammetto di avere il vizio di relegare i porri solo come ruolo secondario per il soffritto, ma con questa pasta credo di aver ridato loro la giusta dignità.
Un piatto rustico, dal gusto raffinato, una chicca per chi vuole sperimentare la semplicità in cucina e non ha paura di dare un nuovo ruolo agli ingredienti che si trovano a vegetare nel frigo di tutti.

Ingredienti per una persona:
– 80 grammi di spaghetti;
– 1 porro grande;
– 2 cucchiai di olio extravergine di oliva;
– Acqua q.b.;
– Pepe;
– Sale q.b.;
– Timo q.b.;
– Peperoncino q.b;
– Farina di mandorle oppure mandorle fritte (opzionale)

Pulite il porro eliminando le due estremità, sfogliatelo dai primi due strati, tagliatelo a metà per la lunghezza e procedete con uno sminuzzamento fine.
In una padella scaldate 2 cucchiai di olio extravergine di oliva e poi versatevi dentro il porro. Fate ammorbidire il porro, aggiungete un poco di acqua, coprite e lasciate cuocere a fuoco basso per 20 minuti, mescolando di tanto in tanto e aggiungendo poca acqua alla volta se dovesse asciugarsi troppo. Salate e pepate a piacere durante la cottura. Il porro si ammorbidirà completamente e formerà una sorta di cremina, a quel punto potete spegnere il fuoco.
Cuocete gli spaghetti fino a raggiungere una cottura al dente avanzata, scolateli e ripassateli in padella insieme al porro. Aggiungete ancora pepe, spolverizzate di timo e farina di mandorle, volendo anche un po’ di peperoncino e servite.
Per la versione con le mandorle fritte: semplicemente tritate grossolanamente una manciata di mandorle e friggetele per qualche minuto in un poco di olio di cocco o un altro olio adatto alla frittura. Scolatele, asciugatele dall’olio in eccesso e infine versatele sulla pasta.

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È arrivato un nuovo marzo, sta per arrivare una nuova primavera, la luce è già cambiata e l’umore segue l’andare delle temperature e delle giornate.
Non si scappa alla primavera, cari miei. Non si scappa.
In questi giorni di cambiamento sto ascoltando moltissimo Agnes Obel, folletto olandese dal talento infinito e dallo spirito collegato a qualcosa di più grande di noi. Il suo ultimo album si chiama Citizen of Glass  e l’ho eletto ad album del mese, visto che è un vero capolavoro. Più complesso e strutturato dei suoi precedenti due album (Philarmonics e Aventine, altrettanto notevoli), ascoltandolo sembra di viaggiare per lo spazio, in mezzo a costellazioni e pianeti, nel silenzio assoluto. E in mezzo a questo silenzio, ecco la voce di Agnes Obel.

Recensione: Zuppa con lenticchie e fagioli by Zerbinati

Diciamoci la verità: in inverno una zuppa calda di legumi è quel piatto che ti svolta la giornata. Le versioni che si possono preparare in casa sono pressoché infinite, ma a me piace quella semplice e rustica, con pochi ingredienti che di solito comprendono legumi, carote, patate, sedano e concentrato di pomodoro. Non sempre ho il tempo di prepararla a casa proprio per i tempi di cottura che non coincidono con i miei orari, però ho trovato una zuppa che ha lo stesso sapore della mia e che ha veramente pochissimi ingredienti. La marca è Zerbinati (ho già parlato del loro passato di verdura), la zuppa con lenticchie e fagioli fa parte della linea di monoporzioni Solo per me, delle pratiche confezioni utilizzabili anche per il microonde, che contengono una singola porzione di cibo.

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Gli ingredienti della zuppa sono: Acqua, lenticchie, fagioli borlotti, patate, carote, polpa di pomodoro, olio extravergine d’oliva italiano, cipolle, sedano, sale, salvia.

La zuppa può essere a volte un po’ più asciutta e altre volte un pochino più liquida, ma in generale il sapore rimane sempre lo stesso e posso definirla – sinceramente – buona, rustica, corposa, con i legumi cotti sempre benissimo, e questa non è una cosa da dare per scontata.
Per prepararla basta scaldarla in un pentolino fino a ebollizione oppure si può scaldare in microonde, e le istruzioni sono stampate chiaramente sul retro della confezione. Quello che rimane da fare è condirla con un filo di olio extravergine di oliva a crudo e il piatto è pronto.
Ovviamente il piatto è senza glutine, senza soia, senza frumento e adatto a tutti coloro che amano una buona porzione di zuppa di lenticchie e fagioli, e credetemi quando vi dico che di lenticchie e fagioli ce ne sono a volontà.

Zerbinati si conferma ancora come un’ottima azienda produttrice di prodotti as base vegetale, un’azienda che ricerca i sapori e non si accontenta di mettere in commercio prodotti mediocri. Grazie Zerbinati!

Foccacia con pesto di rucola e pomodorini

Immaginate una focaccia appena sfornata, morbida e calda, pronta per essere addentata. Immaginate poi la suddetta focaccia ricoperta di pesto di rucola. Ho scritto ricoperta? No, non ricoperta, praticamente affogata con il pesto di rucola fatto in casa. E il pesto? Il pesto anch’esso ricoperto da dolci e succosi pomodorini sott’olio. Ecco, questo è il paradiso, questo è il premio da concedersi dopo una lunghissima giornata di lavoro, questa è la ricetta di oggi che sono veramente felicissima di condividere con voi.

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Con la rucola ho una storia d’amore di lunga data, in realtà ereditata da mia madre: da che ne ho memoria lei si prepara semplicissime insalate di rucola che accompagnano i suoi pasti. D’estate la coltiviamo nell’orto ed è una festa di profumi ogni volta che si raccoglie. Avevo tentato in passato di preparare il pesto di rucola ma senza successo: seguivo ricette che mettevano troppi ingredienti, mentre invece questa volta mi sono impegnata ad usarne soltanto sei: rucola, qualche foglia di basilico, pinoli, sale, aglio e un buon olio extravergine di oliva. Ovviamente questo non è un pesto per tutti, ma credo che vada provato con il cuore leggero e la lingua curiosa, perché potrebbe diventare il vostro prossimo condimento preferito. Con il pesto avanzato da ieri ho condito la pasta di oggi e mamma mia se ho fatto bene: un pesto ricco, dal sapore forte e deciso capace di avvolgere le papille gustative in una esperienza del tutto inaspettata.
Insomma, se amate la rucola in maniera viscerale, questa focaccia con il pesto fa proprio per voi. Oh, nessuno vieta di usare quello classico al basilico eh.
Per preparare la focaccia ho usato lo stesso procedimento di quella che ho preparato con i pomodorini sott’olio e lo trovate cliccando qui.

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Ingredienti:
Per la focaccia
– 250 grammi di farina autolievitante;
– 150 millilitri di acqua;
– 1 cucchiaino di sale;
– Rosmarino e timo secchi q.b.;
– 1 cucchiaio e 1/2 di olio extravergine di oliva + altro per ungere;
– Pomodorini sott’olio a piacere

Per il pesto di rucola
– 120 grammi di rucola (circa);
– 60 grammi di pinoli;
– 1 spicchio d’aglio (privato dell’anima per chi non lo digerisce);
– Qualche foglia di basilico fresco (opzionale)
– Sale q.b.;
– Olio extravergine di oliva q.b.

In un mixer unite tutti gli ingredienti per il pesto (tranne l’olio d’oliva) e accendetelo su una bassa velocità. Aggiungete l’olio a filo poco per volta, fino a raggiungere la consistenza desiderata. A questo punto assaggiate, salate ancora se necessario e trasferite il pesto in un barattolo. Ricoprite con olio di oliva e mettete in frigo a riposare.
Preriscaldate il forno a 220° e mettete a scaldare la teglia sulla quale cuocerete la focaccia.
Mentre il pesto è al fresco, preparate l’impasto per la focaccia seguendo questo procedimento. Oliate leggermente la superficie della focaccia e infornatela per 10 minuti, dopodiché tiratela fuori dal forno, spalmatela di pesto, unite i pomodorini e infornatela per altri 5 minuti.
Servitela subito, aggiungendo rucola cruda (a gusto personale).

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Pochi giorni fa ho “scoperto” che quel genio di David Lynch non solo ha praticamente pronta la terza stagione di Twin Peaks, ma anche che ha nuovamente collaborato con Chrysta Bell per il suo nuovo EP (che ha, a dire il vero, interamente scritto e prodotto lui).
Faccio un breve passo indietro per chi non parla la lingua di David Lynch: Chrysta Bell viene spesso definita come la sua nuova musa, con la quale ha già collaborato a diversi progetti musicali. Per chi non lo sapesse, Lynch è anche un musicista e compositore, con all’attivo due album da solista (Crazy Clown Time e The Big Dream) più innumerevoli altre collaborazioni anche per le musiche dei suoi film e telefilm. Ecco, David Lynch ha preso in mano la carriera di Chrysta Bell e ha plasmato un gioiellino per chi ha il palato raffinato. Ne è l’ennesima prova anche questo nuovo singolo Beat The Beat, che fa parte dell’EP Somewhere in the Nowhere. Beat the Beat è una perla minimal con un beat essenziale e le percussioni alla Lynch, quindi ripetitive e sincopate. La voce eterea della cantante, insieme all’effetto eco, danno vita a una canzone che per qualche motivo strano vi colerà addosso e vi macchierà la memoria di sensuale bellezza minimal.

Paninazzy con burger di fagioli neri e patate dolci

Non c’è niente di meglio per chiudere i bagordi delle feste di fine anno che un bellissimo e buonissimo paninazzy svuota frigo.
Oddio, sul bellissimo ci sarebbe da discutere, ma sul sapore assicuro io. Gli ingredienti sono pochi e tutti facilmente reperibili: fagioli neri, patate dolci arancioni, farina di mandorle, spezie e riso.

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I fagioli neri sono perfetti per creare i burger perché hanno una consistenza molto pastosa e gustosa, con una nota di terra che ne caratterizza il sapore e una facilità di impiego imbarazzante: si accordano bene con qualunque ingrediente (anche per i dolci, lo sapevate? Ne parlerò più avanti con una ricetta da leccarsi i baffi) e permettono di creare combinazioni molto variegate. Nelle zuppe regalano una nota decisa, nei tacos fanno arrivare direttamente in Messico con l’immaginazione, con il riso sono un ottimo piatto unico. Insomma, i fagioli neri sono un vero e proprio oro nero e bisognerebbe sempre averne una piccola scorta in casa.

Questi burger in particolare hanno un sapore tutto loro che mischia il dolce delle patate con l’affumicato della paprika, il terroso dei fagioli alla corposità del riso, in una combinazione di inaspettata delizia. La ricetta originale è su Minimalist Baker e  questo è un riadattamento con quello che avevo in casa: infatti il risultato non è minimamente paragonabile al loro, ma il sito di Dana Shultz e John Shultz è una fonte inesauribile di ispirazione.

Non importa se questa ricetta non è venuta esattamente come la loro (loro sono professionisti, io sono ancora una principiante che cerca di migliorarsi di ricetta in ricetta), quello che importa è aver scoperto di essere in grado di creare – ancora una volta – un cibo pieno di vita e di nutrimento, colorato e buono. Mi auguro e auguro a chi legge questo blog, che il 2017 sia un anno proprio strutturato così, pieno di consapevolezza di essere in grado imparare e migliorare un passo alla volta, magari chiedendo aiuto proprio a chi ha tante cose da insegnarci.

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Ingredienti:
– 240 grammi di fagioli neri già cotti;
– 140 grammi di riso;
– La polpa di 2 patate dolci (quelle arancioni) di grandezza media;
– 200 grammi di farina di mandorle;
– Paprika forte q.b.;
– Paprika affumicata q.b.;
– Sale q.b.;
– Pepe

Preriscaldate il forno a 200°.
Lavate le patate dolci, tagliatele a metà e cospargete la parte piatta di olio. Adagiatele a faccia in giù su una teglia da forno ricoperta da un foglio di alluminio e infornate per 30 minuti. Dopo 30 minuti la patata sarà morbida, sfornate e togliete la buccia (che si sfilerà praticamente da sola). Mettete da parte la polpa.
Mentre cuociono le patate, preparate il riso e una volta pronto mettete da parte.
In una ciotola capiente versate i fagioli neri scolati e procedete spappolandoli con una forchetta fino ad ottenere un pastone con ancora qualche fagiolo intero. A questo punto aggiungete la polpa delle patate e lavoratela con la forchetta insieme ai fagioli, incorporate il riso e lavorate ancora l’impasto. Aggiungete la farina di mandorle, il sale e le spezie e incorporate il tutto. Otterrete un impasto bagnato ma abbastanza lavorabile. Se dovesse essere ancora troppo bagnato, aggiungete ancora riso o farina di mandorle a seconda dell’esigenza. Lasciate riposare in frigo per un’oretta prima di preparare i burger.
A questo punto formate i burger della grandezza e dello spessore che volete, metteteli a cuocere in forno su una superficie oliata; il tempo di cottura dovrebbe aggirarsi intorno ai 30/40 minuti e più staranno in forno più si seccheranno. A metà della rosolatura andranno girati, per assicurarne la cottura uguale da entrambi i lati.
Serviteli con una bella pagnotta di pane da hambuger, con tanto di guacamole, insalata e non risparmiatevi sulla salsa barbecue (vi consiglio la Heinz, fatta solo di ingredienti di origine vegetale).

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Dall’inizio di questo nuovo anno mi sono un po’ chiusa sul primo album di Birdy, grande talento inglese dalla voce profonda e malinconica. Nel 2011 ha pubblicato il suo primo lavoro proprio intitolato Birdy, un album quasi interamente formato da cover realizzate magistralmente. La tristezza e sensibilità della sua voce regalano un viaggio emotivo molto piacevole, trasformando l’ascolto in una vera e propria esperienza sensoriale.
Particolarmente indicato per chi è tristemente romantico – non per forza con una connotazione negativa – questo è uno dei dischi migliori usciti nel 2011 senza alcun dubbio.
Se non mi credete ascoltate la cover si Shelter, celebre pezzo dei The XX tratto dal loro primo album omonimo, che qui Birdy (alla tenera età di 15 anni) trasforma e veste di un blu notte intenso e vellutato. 

Focaccia al rosmarino con pomodorini

Le feste natalizie sono quelle in cui si cucina di più, si cerca di fare bella figura e si mangia decisamente tanto. Per il natale in famiglia, abbiamo deciso di preparare un pranzo semplice, poche cose da mangiare ma buone e poi ovviamente tutto si è trasformato in una mangiata ininterrotta di praticamente due giorni.
Il menù aveva diverse portate, alcune vegane e altre no: fra le pietanze vegetali c’erano farinata, focaccia con i pomodorini, risotto ai funghi, patate al forno, verdure al forno alle spezie e tahina, panettone vegano (molto soddisfacente), frutta e così via, con gli immancabili vino, grappa e chi più ne ha più ne metta.

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Per la mia gioia e la gioia del palato di tutti, il vero piatto vincitore è quello che vi presento con la ricetta di oggi: la focaccia al rosmarino ricoperta di pomodorini sott’olio.
La focaccia morbida, i pomodorini gustosi e l’olio extravergine di oliva creano una magia rustica irresistibile, regalando un antipasto leggero ma gustoso, talmente tanto che mi sono pentita di aver preparato una sola teglia.

Per tutte le persone che stanno pensando a cosa cucinare per capodanno, mi sento di darvi un consiglio: rimanete sul semplice e non fallirete, a volte togliendo qualche ingrediente non necessario si ritrovano i sapori primari della nostra cucina. Parola di focaccia con i pomodorini.

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Ingredienti:
– 250 grammi di farina autolievitante;
– 150 ml di acqua;
– Un cucchiaino di sale;
– Pomodorini sott’olio q.b.;
– Rosmarino e timo secchi q.b.;
– 1 cucchiaio e 1/2 di olio extravergine di oliva + altro per ungere.

Preriscaldate il forno a 220° e mettete a scaldare la teglia sulla quale cuocerete la focaccia.
In un mixer con l’accessorio per impastare versate la farina, il sale, il rosmarino e il timo spezzettati e attivatelo per qualche secondo per mescolare.
Versate poi l’olio e l’acqua e riattivate il mixer fino a formare una palla di impasto unica e molto appiccicosa. Ci vorrà veramente poco, forse meno di un minuto.
Infarinate un pezzo di carta da forno abbastanza grande per la teglia e usatelo per lavorare l’impasto, che diventerà meno appiccicoso poco a poco. Usate i polsi come se steste facendo la pizza e aggiungete una spolverata di farina se necessario.  Lavoratelo per qualche minuto, e poi stendetelo con le dita o con il mattarello fino a raggiungere la grandezza desiderata. Come vedete nelle foto a me non è venuta tutta uguale, questo passaggio è completamente a vostra discrezione.
A questo punto tritate con un coltello i pomodorini sott’olio, oppure lasciateli interi.
Versate sulla focaccia un altro mezzo cucchiaio di olio e spalmatelo su tutta la superficie, dopodiché mettete sopra i pomodorini e ancora un po’ di rosmarino. Infornate sulla piastra calda per circa 15 minuti, se i pomodorini dovessero bruciacchiarsi (ooops!) spostate la piastra più in basso nel forno.
Buona focaccia!
(La ricetta è un riadattamento, quella originale arriva dal sito Gourmet Traveller e la potete trovare qui.)

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Se volete chiudere degnamente il 2016, vi consiglio di dare almeno un ascolto al nuovo album di Childish Gambino Awaken, My love!
Childish Gambino
, nome d’arte di Donald Glover, è un rapper, attore, comico e sceneggiatore, famoso per la serie Community. La musica è un amore grandissimo per lui, che si destreggia fra rap e R&B, e in questo ultimo album uscito proprio all’inizio di dicembre, rimaneggia suoni più funky e li amalgama con l’elettronica del 2016. Insomma, Childish Gambino ha sfornato un album che definire sexy è dire poco, e Me and your Mama è la canzone che me ne ha fatto innamorare. Awaken, My Love! è un puro concentrato di musica black, che fa l’occhiolino anche agli scettici (come me) e li conquista su tutta la linea.

Recensione: Burger ai funghi by Cottintavola Riverfrut

 

Se siete dei grandi amanti dei funghi come me, non potete farvi assolutamente scappare il nuovo burger Cottintavola ai funghi. Una ennesima edizione di quelli che sono – probabilmente – i migliori burger 100% vegetali attualmente in commercio.
(La foto verrà upgrata presto, non temete)

 

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Foto presa qui.

 

Gli ingredienti dei burger ai funghi champignon e porcini sono: funghi champignon, patate, farina di mais, funghi pletorious, zucchine, pomodorini secchi reidartati, cipolla, funghi porcini, farina di amaranto, sale, prezzemolo, aglio, timo, pepe bianco.

Finalmente un burger ai funghi che sa di funghi! Umido, fragrante e molto gustoso, segue le fila degli altri prodotti Riverfrut e non delude.
Ho avuto il piacere di mangiarlo in maniera semplice, accompagnato da della verdura al forno, e anche come un hamburger con tanto di senape, pomodori e insalata. Insomma, in qualunque modo lo vogliate preparare, con condimenti forti o più “al naturale” il burger ai funghi Cottintavola supera la prova gusto.
Oltretutto, come si vede dagli ingredienti, non ha frumento, non ha glutine, non contiene soia, olio o altri strani conservanti, solo materie prime genuine.

Come per tutti gli altri burger vegetali la preparazione è facile e veloce: si può scegliere se scaldarlo in forno a microonde, in forno tradizionale oppure in padella. Addirittura è possibile gustarlo così com’è, a temperatura ambiente. C’è solo l’imabarazzo della scelta, ma se lo preparate in padella con un filo d’olio si formerà una deliziosa crosticina che al solo pensiero mi fa salivare copiosamente.

Complimenti ancora una volta a Cottintavola-Riverfrut per aver creato un alimento buono, facile da preparare e che lascia completamente soddisfatti. Sono curiosa di vedere quale sarà la loro prossima creazione!